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Al censimento dell’Unità d’Italia, Giugliano contava 10.000 abitanti; a quello del 1931  ne contava 20.000; a quello del 1985 ne contava 50.000 e a quello del 2006 ne contava 100.000 ed oggi circa 150.000. Se si prendono in considerazione i dati 1550-1711 e 1991-2011 si può notare come la popolazione sia raddoppiata prima in centocinquant’anni, poi in venti.

Un comune non capoluogo di provincia, il quale risulta il più popoloso d’Italia, con un’estensione territoriale di circa 94 kmq, con una fascia costiera di circa 2.5 km, dove nelle prossimità della stessa persiste un lago, ove sulle sponde trovò pace e ristoro, il grande Scipione detto l’africano e sotto la sua spinta fu edificato il Foro, il Capitolium, il Tempio, la Basilica, il Teatro, un Anfiteatro, ed inoltre quartieri abitativi e stralci di viabilità urbana.

Lo stesso che ha dato i natali a quel Gian Battista Basile, illustre letterato a cui i più grandi cantastorie e scrittori di favole fiabesche si sono ispirati. Ed ancora quel territorio facente parte di quella campania felix che con la sua immensa e particolare estensione, vive di un agricoltura che dà i suoi frutti migliori dalle pesche, alle albicocche, senza dimenticare la regina delle mele, quella annurca. Tutto il sistema agricolo supportato da un mercato ortofrutticolo che come dimensioni è paragonabile ai più rinomati mercati europei. Inoltre la sua Zona Industriale sempre meta di eccellenze, per non parlare del suo centro storico. Ebbene tutto questo fa di Giugliano una città invidiabile ed invidiata, ma non negli ultimi 40 anni. È passato circa mezzo secolo da quando le potenzialità di questo “paesone” sono diventate solo dei bei ricordi. Una gestione scellerata del territorio è riuscita a distruggere, una ad una, tutte queste potenzialità.

Eppure di personalità e possibilità che avrebbero potuto fare di Giugliano una Città rinomata ed all’apice di un sistema economico di interesse territoriale in ambito regionale, non sono mancati. Ma sicuramente è mancata la lungimiranza e la voglia di riscatto comune. Già negli anni ’40 del secolo scorso, dopo gli scavi della cittadella che Scipione volle edificare, l’abbandono e la prospettiva della conservazione non erano priorità per questo territorio. L’abbandono, l’incuria e la speculazione edilizia, hanno portato alla rovina ed in larga parte alla distruzione di quei reperti e di quei manufatti prima descritti, che non hanno più lasciato traccia della grandezza di Liternum. Il rinomato nome dello scrittore che diede vita a novelle come la raccolta de “Lo Cunto de li Cunti” o “La Gatta Cenerentola”, tramandati, rivisitati e tradotti in tutto il mondo, non trova la giusta collocazione in quel panorama internazionale che meriterebbe.

Un premio di respiro internazionale che dia finalmente lustro a questo nostro concittadino ed invogli alla scrittura ed alla lettura i giovani giuglianesi, non è stato mai immaginato. Una zona industriale che vide gli albori partendo dalla G.I.E. (General Instruments Electronics), società che negli anni ’70, era all’avanguardia nel suo campo, chiusa ufficiosamente per eccesso di sviluppo, è diventata oggi ricettacoli e posto di frontiera. Inoltre data la sua “immensa” estensione e quindi la sua naturale vocazione, Giugliano da sempre è stato un territorio basato su di un economia legata all’agricoltura. Le sue campagne, il clima mediterraneo ha fatto di questo territorio, fino agli anni ’80 del secolo scorso, una delle terre più “fruttifere” dell’intero comprensorio.

Queste eccellenze, il sapiente e duro lavoro, con la grande maestria del commercio hanno fatto di questa città un punto di raccolta e di smistamento che si esportava i suoi frutti in tutta l’Italia. Oramai dall’inizio degli anni ’80 del secolo scorso tutto questo è andato in rovina. L’avvento della criminalità e la mala politica, hanno reso queste terre totalmente insalubri ed inquinate. La scellerata localizzazione di milioni di “eco-balle”, ha reso questo territorio terra di nessuno, come una polveriera è diventata in poco tempo la terra dei fuochi. Oramai ci vorranno parecchi lustri affinché tutto possa ritornare alla normalità, ma nel frattempo dichiarato territorio no food, un’alternativa potrebbe essere quella di riconvertire le colture in un sistema di piante fito-depurative.

Una di queste piante è la Canapa, la quale oggi viene usata, come da centinaia di anni, per svariati usi che vanno dall’abbigliamento alla produzione di biocarburanti e affini, piuttosto che impieghi per l’edilizia. Infine ma non perché la storia finisce, una linea di costa con un sistema dunale, il cui valore ambientale è riconosciuto ed apprezzato dal tutto il mondo scientifico, ridotto ad un cumulo di sterpaglie. Risanare le aree costiere e lacustri (Lago Patria), ridare dignità alle persone che vi abitano con interventi di progettazione e recupero ambientale, con la demolizione e ricostruzione in partenariato con i privati di intere porzioni di quelle zone, sarebbe oggi l’unica alternativa per una vera rinascita sociale, ambientale ed economica, di tutta Giugliano.

di Francesco Mallardo
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N° 207
LUGLIO 2020

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