Nagorno-Karabakh

L’Azerbaijan ha riconquistato il Nagorno-Karabakh

Redazione Informare 02/10/2023
Updated 2023/10/02 at 4:12 PM
8 Minuti per la lettura

Dopo due giorni di scontri e circa 200 morti l’Azerbaijan ha riportato la repubblica separatista del Nagorno-Karabakh sotto il controllo di Baku. Samvel Sahramanyan, presidente del Karabakh, ha annunciato giovedì 28 settembre la firma di un decreto di dissoluzione della repubblica a partire dal primo gennaio 2024.

L’Azerbaijan ha dato il via a quella che ha definito come “operazione antiterrorismo” in Nagorno-Karabakh il 19 settembre in seguito alla non chiara uccisione di alcuni soldati azeri da parte di forze armate armene nella regione. La presenza di queste presunte forze armate è stata smentita dall’Armenia stessa.

Dopo il cessate il fuoco ottenuto poco dopo i bombardamenti di Stepanakert, capitale del Nagorno-Karabakh, gli abitanti di etnia armena della regione hanno abbandonato le proprie case per dirigersi verso l’Armenia. Ad oggi si stima che gli sfollati siano circa 100mila.

L’Azerbaijan non ha mai rinunciato al Nagorno-Karabakh

Dopo la fine della prima guerra del Nagorno-Karabakh nel 1993 la regione è divenuta una repubblica indipendente. La questione è spesso stata spinosa, dal momento che la comunità internazionale non ha mai riconosciuto l’esistenza di uno stato indipendente del Nagorno-Karabakh e ha sempre ritenuto che l’Azerbaijan conservasse un controllo de iure della zona. Ciò nonostante il territorio è stato governato in maniera indipendente per circa trent’anni tramite istituzioni, amministrazione ed esecutivo propri. La regione è ufficialmente nota come Repubblica dell’Artsakh ed è stata confinante con l’Armenia fino alla seconda guerra del Nagorno-Karabakh del 2020 quando l’Azerbaijan ha riconquistato gran parte dei territori e l’ha isolata dall’Armenia.

La repubblica indipendente ha finito per assumere i tratti dell’enclave armena in territorio azero. Abitata da circa 120mila persone di etnia armena, a fronte di una popolazione totale di circa 140mila abitanti, la zona ha potuto utilizzare solo “corridoio di Lachin” per mantenere i collegamenti con l’Armenia. Da nove mesi a questa parte il governo di Baku ha progressivamente bloccato il corridoio. Lo scopo: impedire gli approvvigionamenti verso il Nagorno-Karabakh, costituenti il 90% dei beni di prima necessità essenziali per la popolazione.

“Operazione antiterrorismo”

Dopo aver fiaccato le resistenze con una condotta chiaramente in contrasto con il rispetto dei diritti umani, l’Azerbaijan ha dato il colpo di grazia procedendo all’invasione nascondendola come “operazione antiterrorismo”. L’armistizio del 20 settembre è stato raggiunto anche grazie alla mediazione della Russia. Ha, inoltre, portato ad un cessate il fuoco e alla resa del Nagorno-Karabakh. Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha precisato che Yerevan non è stata coinvolta nella stesura dell’accordo per la cessazione delle ostilità. Ha inoltre affermato che l’aver citato il nome della Repubblica d’Armenia avesse come unica intenzione quella di coinvolgere l’Armenia in uno scontro armato con l’Azerbaijan. Pashinyan ha più volte negato l’intervento delle forze armate armene e la loro assenza dal territorio del Nagorno-Karabakh dall’agosto 2021 come da accordi.

Cosa fanno gli altri attori internazionali

Azerbaijan e Russia

L’Armenia è storicamente un alleato della Russia. Da sempre il governo di Mosca cerca di mantenere quanti più alleati possibili nella zona così da mantenere la propria sfera di influenza nell’area centro-asiatica. Ma i rapporti tra i due paesi si sono recentemente deteriorati. Dalla salita al potere di Pashinyan, personaggio venuto dal basso che ha conquistato la presidenza grazie alla “rivoluzione di velluto” avvenuta nel 2018.

Le proteste degli armeni contro l’ex presidente Serzh Sargsyan, che ha dominato la politica armena per oltre dieci anni, hanno portato alla nomina dell’ex giornalista Pashinyan, figura ben voluta e vicina all’Europa. Naturalmente la cosa non ha fatto piacere a Vladimir Putin. Egli ha così ha perso un alleato come Sargsyan e ha guadagnato un vicino molto più europeista. Inoltre la Russia è attualmente impegnata nella guerra in Ucraina che le prosciuga le risorse e non le permette di concentrarsi come dovrebbe sulle questioni dei paesi limitrofi. Infine l’Armenia ha recentemente condotto insieme agli Stati Uniti alcune esercitazioni militari a Yerevan che hanno portato Mosca a convocare l’ambasciatore armeno. Pashinyan è sempre più dipendente dalla Russia, ma allo stesso tempo sta cercando di allontanarsene. Ha recentemente ammesso che “affidarsi solo alla Russia è stato un errore”.

Azerbaijan e Turchia

L’Azerbaijan è invece un prezioso alleato della Turchia, da sempre nemica dell’Armenia. Dopo la fine delle ostilità del 2020, l’Azerbaijan ha chiesto l’apertura di un passaggio per collegare direttamente le due parti dell’Azerbaijan che sono divise dall’Armenia e, fino a pochi giorni fa, dal Nagorno-Karabakh. Ilham Aliyev, presidente dell’Azerbaijan, chiede che vengano rispettati gli accordi che garantiscono un “diritto di corridoio” al governo di Baku. Lo scopo è quello di unire la regione del Nakhchivan con il resto dell’Azerbaijan. La cosa già di per sé costituirebbe una violazione della sovranità territoriale armena. Inoltre, la porrebbe in grave pericolo visto che verrebbe a crearsi il tanto temuto cordone capace di collegare direttamente Istanbul e Baku. Il grande progetto del panturchismo di Erdogan che mira a riunire tutti i popoli turchi che vanno dalla Turchia alla Siberia passa per forza di cose dall’Azerbaijan.

Azerbaijan e Europa

In fine l’Europa, anche se Francia, Germania e qualche europarlamentare hanno mostrato le proprie rimostranze contro le azioni dell’Azerbaijan. L’Europa si è dimostrata molto debole in merito all’invasione. Le sanzioni che hanno colpito la Russia e la rottura degli accordi commerciali in merito alla fornitura di gas russo hanno condotto Bruxelles da altri produttori. Primo fra tutti l’Azerbaijan, ad oggi grande partner energetico per l’Europa. Il gasdotto TAP che parte dall’Azerbaijan e arriva fino in Italia passando per Grecia e Turchia è il simbolo della collaborazione azero-europea. Ergo, rovinare i rapporti con un alleato commerciale, tra l’altro vicino ad un destabilizzatore come Erdogan potrebbe scoprire l’Unione europea.

Lo spazio di manovra di UE e Stati Uniti è piuttosto ridotto, ma è fondamentale agire nel tempo più breve possibile. 100mila persone rischiano di andare incontro ad una crisi umanitaria molto grave. Il portavoce ONU, Stephane Dujarric, ha annunciato che le Nazioni Unite invieranno una missione in Nagorno-Karabakh per fare una valutazione della situazione e identificare le necessità umanitarie sia delle persone che hanno deciso, almeno per ora, di rimanere nella regione, sia di quelle che la stanno abbandonando. Ma questa non sarà certamente sufficiente e tempestiva, è necessario che la comunità internazionale si impegni per limitare i danni che i civili possono subire ora che l’immobilismo di alcuni ha condotto ad una situazione critica per molti.

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