Ivan Romano, la forza della tradizione

Ivan Romano

«La musica può unire i popoli e la sua forza può curare malanni».

Così ama affermare Ivan Romano, consulente immobiliare, proprietario dell’Arie Record Studio e cantautore folk proveniente da Cervinara (AV), che dal 2016 ha deciso di abbandonare la strada del rock psichedelico e alternativo per dedicarsi completamente a quella che, nel nostro Paese, viene definita musica popolare o tradizionale.

Artista eclettico e pacato, dopo aver inciso tre album con la sua band precedente, gli Arie, il cambio di direzione per Romano in ambito musicale sembra esser stato davvero netto. Il 25 agosto del 2016 debutta come cantante solista lanciando il suo primo album, L’inventore saltuario, seguito da I giovani e la tradizione, pubblicato nel giugno dello scorso anno. Accompagnato da numerosi nonché straordinari musicisti, come il fisarmonicista jazz Carmine Ioanna e il batterista Antonio De Nisi, il cantautore irpino ha portato la sua musica in moltissime zone della Campania e del meridione partecipando a festival, sagre e ogni evento che potesse avvicinarlo alle popolazioni locali, esibendosi persino presso il teatro “Don Bosco” di Caserta e il “Sannazaro” di Napoli.

Diversi i singoli estratti dai due album, fra cui spiccano le due canzoni che danno il titolo ad entrambe le pubblicazioni, presenti su YouTube con un buon numero di visualizzazioni; non è più un ragazzino, ma ha un bel po’ di sogni e di progetti per la testa.

Eri cantante e bassista di una rock band. Come mai hai deciso di dedicarti a quello che hai definito “folk cantautorale”?
«In realtà nasco come cantautore folk, come dimostra “Ma è difficile farlo”, uno dei primissimi brani che ho scritto. Dopo le mie esperienze rock, volevo ritornare alle mie origini cantautorali, provando ad inserire anche nuovi strumenti che non avevo mai utilizzato e affrontando tematiche differenti; avevo già intenzione di cominciare nuovi progetti solisti, e in più la conoscenza di un’artista internazionale come Carmine Ioanna, al quale chiesi immediatamente di collaborare, mi ha dato un’ulteriore spinta verso questo cammino inedito. In fondo scrivere è il pane quotidiano di un cantautore: io non ho mai smesso, e ciò mi ha permesso di continuare a rinnovare la mia musica».

Un album intitolato “I giovani e la tradizione”. Che rapporto hanno i ragazzi con le tradizioni?
«Credo che i ragazzi non conoscano le tradizioni. La copertina del mio album è esplicativa: c’è mio figlio che rappresenta le giovani leve, ed io alle spalle e in penombra. È compito di noi adulti tramandare determinate tradizioni portatrici di valori fondamentali, così come era solita fare mia nonna davanti al camino con i suoi nipoti: si raccontavano storie di rispetto, di condivisione, di amicizia. Spesso visito licei musicali, e tali lacune sono ben visibili fra i più giovani, che solitamente vivono in un mondo virtuale e multimediale e non cercano il dialogo con i più anziani. “I giovani e la tradizione” cerca di raccontare la realtà delle tradizioni che ho vissuto sin da bambino, sperando che vengano tramandate. Un cantautore deve raccontare, non inventare».

Credi in una tradizione “nazionale”, o in tante piccole tradizioni locali?
«L’Italia è sicuramente piena di tradizioni. C’è una tradizione meridionale e una settentrionale, e a loro volta si dividono in altre tradizioni regionali se non cittadine. Al Nord, ad esempio, si è soliti far ascoltare musica alle vacche affinché producano buon latte, ed io ho potuto constatarlo nel video del mio brano “Il matrimonio dell’avvocato”, in cui le vacche si avvicinano a me attirate dal suono di una chitarra e di una voce. L’unica grande tradizione nazionale è fatta di tante piccole tradizioni, in cui i valori sono fondamentalmente gli stessi».

“Per aiutare i giovani ci vuole occupazione, lo dice il primo articolo della Costituzione”. Credi che lo Stato stia aiutando i giovani in tal senso?
«L’Italia è ferma al palo da un po’ di anni. Chi esce dall’università ha serie difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro, e a mio parere non viene aiutato adeguatamente, ma questo è un problema che persiste da anni nel nostro Paese. “Crisi” deriva dal greco, e significa scelta o decisione: cambiare dipende da noi, e in questo momento servono sacrifici. Certo, dall’altra parte vedo anche moltissimi giovani senza sogni, speranze o progetti, che inseguono cecamente il famoso posto fisso, anche se magari non è il lavoro che cercano davvero. Che lavoro vuoi fare? Il posto fisso. Il nostro Paese è fermo, ma i giovani devono capire cosa vogliono realmente, e perseguirlo con tutte le loro forze, dopodiché lo Stato deve aiutarli nel miglior modo possibile. Il lavoro dà dignità all’essere umano ed entrambe le parti devono venirsi incontro».

La musica aiuta a trasmettere determinati messaggi meglio di altri canali?
«La musica ha la fortuna di avere un’espressione capace di coinvolgere totalmente e contemporaneamente moltissime persone. Credo che sia il miglior veicolo capace di amplificare e diffondere idee e valori, anche quelli della tradizione proposti nel mio album; tali messaggi vengono raccontati attraverso una melodia e soprattutto da un personaggio che, solitamente, ha un certo carisma e una certa personalità e riesce quindi a creare seguito, mode e mentalità. Basti pensare ai Beatles o al premio Nobel Bob Dylan, che probabilmente hanno influenzato i giovani più di quanto abbiano fatto molti politici».

di Francesco Lista

Tratto da Informare n° 181 Maggio 2018

 

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