La situazione tra Israele e Palestina sta diventando insostenibile e la domanda che tutti ci poniamo al momento è quando finirà questa guerra? Nella giornata di martedì 9 gennaio, il segretario di stato americano Antony J Blinken, ha incontrato i massimi funzionari israeliani. L’obiettivo è di contenere il campo di azione della guerra e trovare una risoluzione diplomatica. Secondo un portavoce dell’esercito israeliano, Daniel Hagari, si dovrebbe passare in una “nuova fase” che prevede meno truppe e meno attacchi aerei. (New York Times)
L’arrivo di Blinken è stato successivo all’uccisione di un alto comandante di Hezbollah, potente milizia appoggiata dall’Iran. Inoltre il segretario di stato insisterà “sull’imperativo assoluto” di aumentare l’assistenza umanitaria a Gaza. Infatti Blinken ha parlato proprio lunedì, al suo arrivo, con Sigrid Kaag (coordinatrice Nazioni Unite) che supervisiona gli aiuti destinati a Gaza. Se fino a qualche tempo fa si poteva dire che gli Stati Uniti andassero di pari passo con Israele, adesso i due sono su lunghezze d’onda totalmente diverse.
Da una parte i combattimenti dovrebbero essere meno intensi, dall’altra il capo delle Forze di Difesa israeliane, Herzi Halevi, ha comunque affermato che l’esercito combatterà tutto l’anno a Gaza. (Haaretz) Quindi, tra Israele e Palestina, cosa dovremmo aspettarci da questo 2024?
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Il fatto che gli attacchi saranno meno intensi, per adesso, non deve comunque rasserenarci, Israele ha categoricamente escluso di cessare il fuoco. L’obiettivo principale della strategia israeliana al momento sono i massimi funzionari di Hamas. In questi giorni, la morte in Libano di Saleh al-Arouri, uno dei più importanti dirigenti di Hamas, ha portato ad un punto di rottura non indifferente. Coinvolgendo figure legate ai vertici dell’organizzazione terroristica palestinese, si potrebbero coinvolgere Paesi come Libano, Siria ed Iran ed il teatro di guerra prenderebbe una piega devastante.
Saleh al-Arouri gestiva i rapporti fra Hamas e Hezbollah. Il governo libanese infatti ha condannato l’attacco, mentre il gruppo paramilitare sciita libanese ha annunciato una rappresaglia in risposta all’omicidio del loro alleato. Israele ed Hezbollah hanno aumentato parecchio l’intensità dei loro scontri dall’inizio della guerra a Gaza e la cosa non può che peggiorare.
Un altro problema è stato quello dei profughi palestinesi, un’altra questione che ha sottolineato le due posizioni opposte di Stati Uniti ed Israele. Il piano proposto dagli esponenti di estrema destra israeliana, Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, ha fallito subito. L’idea era quella di spopolare la Striscia di Gaza in Paesi come il Congo, incoraggiando l’emigrazione volontaria. Il piano, secondo Israele, era fornire a Tel Aviv il controllo sul territorio necessario a sovrastare Hamas. Gli Stati Uniti hanno condannato immediatamente queste dichiarazioni affermando: “Siamo stati inequivocabili sul fatto che Gaza è terra palestinese e rimarrà terra palestinese“.
Ma come dicevamo Israele non ha intenzioni di fermarsi fino a che Hamas non sarà del tutto sradicata. Gli obiettivi dell’esercito sono liberare gli ostaggi, distruggere Hamas a livello militare ed organizzativo ed eliminare i suoi leader. Bisogna chiedersi però se sia veramente possibile annientare del tutto Hamas. La situazione è molto complessa, militarmente Israele potrebbe avere la meglio, ma ciò che è difficile da sradicare è l’ideologia. Inoltre l’uccisione dei massimi vertici di Hamas potrebbe avere conseguenze disastrose che coinvolgerebbero altri Paesi.
Israele e Palestina: la guerra continua anche nel 2024
In conclusione, raggiungere l’obiettivo “eliminare Hamas” è davvero complicato. Tra l’altro non lo si può raggiungere senza ulteriori bombardamenti su Gaza ed è proprio questo che porterebbe ad un’escalation ancora più preoccupante. Nonostante si spinga per un cambio di strategia nel 2024, Israele non sembra cambiare posizione in maniera significativa. Proprio l’11 ed il 12 gennaio Israele dovrà presentarsi davanti alla Corte Internazionale di giustizia dell’AIA per accuse di genocidio ai danni della Palestina ed il suo popolo.
Secondo l’ONU ed il Ministero Sanità di Gaza il 50% degli abitanti della Striscia soffrono la fame. Il 90% invece non ha alcuna sicurezza alimentare e secondo il rapporto dell’IPC Global Support Unit per la Fao, ogni famiglia salta almeno un pasto al giorno. Gli aiuti purtroppo non bastano ed anche l’accesso al cibo è diventato complicato. Il problema è che senza un vero e proprio cessate il fuoco, anche se arrivassero le giuste quantità di acqua, cibo, medicine ed altro, non ci sarebbe comunque la possibilità di effettuare una giusta distribuzione dei beni primari. Senza acqua, nè cibo, se la situazione non dovesse migliorare, la popolazione di Gaza entrerebbe in una vera e propria carestia.
Intanto tra le 23.000 vittime palestinesi che hanno perso la vita per mano di Israele, continua anche il massacro dei giornalisti. I numeri continuano a salire, ufficialmente sono 79 i giornalisti uccisi nella striscia di Gaza dal 7 ottobre. Anche se, secondo alcune fonti palestinesi non confermate, dovrebbero esserne 111. Simbolo della resistenza è Wael al-Dahdouh, caporedattore di al-Jazeera a Gaza che non si è mai fermato. Nonostante la perdita della moglie, i tre figli e tre nipoti, Wael continua a riportare notizie coraggiosamente per dare voce all’orrore che sta sterminando il suo popolo.



















