Iole Masucci è una sceneggiatrice cinematografica
e televisiva napoletana.
Comincia a scrivere storie sin da piccola e sembra esserle connaturata questa professione, tanto che a quasi trent’anni decide di lasciare il suo lavoro per frequentare un corso di sceneggiatura presso la Rai a Roma.
La sua carriera vanta di progetti importanti, da “Anita B.” scritto per Roberto Faenza e “L’Affitto” con Luisa Ranieri a “31 settimane”, vincitore della prima edizione del festival “Castel Volturno Città di Cinema”.
«La sceneggiatura è il momento in cui il film viene creato sulla carta, un punto di partenza – ha raccontato Iole Masucci ad Informare – Senza sceneggiatura qualsiasi prodotto cinematografico o televisivo non può esistere e soprattutto, solo se a monte c’è una buona sceneggiatura c’è la possibilità che il prodotto riesca bene».
Iole Masucci ha lavorato anche come regista, ma questo ruolo non è mai stato la sua priorità.
«Sono e voglio essere una sceneggiatrice. Ho lavorato come regista in due cortometraggi con protagoniste a me particolarmente care per le situazioni che vivevano.
Nel primo la protagonista deve accettare con sé stessa di essere omosessuale e nel secondo, 31 settimane, una donna si innamora dell’uomo sbagliato, un uomo che le farà del male».
Proprio 31 settimane ha vinto il premio come miglior cortometraggio presso il festival “Castel Volturno Città di Cinema”, un contest che promuove l’arte cinematografica attraverso la presentazione di corti e lungometraggi.
È un racconto con una struttura particolare, realizzato giocando col tempo, dove un omicidio viene ricostruito attraverso i punti di vista della vittima, del carnefice e di colui il quale avrebbe potuto salvare la ragazza.
«Sono molto felice per la vittoria e il successo avuto, soprattutto perché i più interessati sono stati i ragazzi.
È necessario sensibilizzarli da piccoli attraverso questi strumenti su tematiche come la violenza di genere per insegnare ai maschi il rispetto delle donne e alle femmine che l’oppressione non è mai amore».
La sceneggiatrice da sempre mostra interesse per storie tormentate, che danno voce ai sentimenti dei personaggi, a situazioni personali e introspettive che finiscono per far luce sulle tematiche sociali al centro del dibattito socio-culturale.
«Non fare di un corto un corto sociale è un’occasione persa. Dato che l’ambito cinematografico e televisivo non permettono di esprimersi appieno, perché in essi si è meno liberi, con il cortometraggio ci sono le tempistiche e le modalità idonee a trasmettere un messaggio».
Ed è la funzione anche formativa del corto a stimolare Iole Masucci ad impegnarsi in prima linea nei confronti dei ragazzi che vivono in realtà disastrate e disastrose, per aprire la loro mente e fargli conoscere un mondo che può rappresentare salvezza e rinascita.
«Questi sono luoghi naturali molto forti perché presentano un grande contrasto: quello tra degrado e umanità.
È un bene che il cinema arrivi in queste zone, perché vuol dire diffondere cultura e quindi offre l’alternativa, l’opportunità di espressione e permette ai ragazzi di capire che non esiste solo il mondo a cui sono abituati e a cui sembrano essere destinati».
Questa vicinanza verso i ragazzi e l’intenzione di seguirli per orientarli verso il mondo della sceneggiatura è realizzata anche con corsi dal titolo “Turning Point” che Iole Masucci realizza a Napoli e a Roma.
Precisamente, a Napoli presso la scuola di cinema a Piazza Trieste e Trento e nella sede dell’Agip a piazza del Gesù (sceneggiatura per la televisione), corsi formativi che possono fungere anche da vere e proprie opportunità di lavoro.
Iole è una professionista in tutti i sensi.
Combina la bravura nell’elaborazione di sceneggiature, riscontrabile nel successo e nella buona riuscita dei progetti a cui si dedica, all’ impegno per fare del prodotto cinematografico e televisivo uno strumento finalizzato alla conoscenza, alla denuncia e alla sensibilizzazione.
di Mara Parretta



















