«Questo territorio trasmette serenità, almeno a me. Dipingevo sul mio balcone vista spiaggia, con il rumore del mare. Una volta che ho scelto di fare questo lavoro, mi sono chiesto quale fosse il posto che mi faceva stare bene mentre dipingevo e non è stato difficile trovare la risposta». Inizia così la mia chiacchierata con MOMA, l’artista originario di Castel Volturno che ha fatto di pennelli e colori la sua passione. Non sveleremo il suo vero nome, una scelta artistica che ci ha incuriosito ancor di più. Ma qual è la storia di quest’artista mascherato?
Il suo desiderio di avvicinarsi all’arte non nasce subito, o, almeno, egli non credeva che il suo sogno potesse diventare realtà: «Una volta finito il liceo artistico mi sono trasferito in Trentino per fare il magazziniere in un albergo, lo facevo per esigenza. In quel periodo passavo molto tempo da solo e in quella struttura scoprì che in alcuni magazzini c’erano dei bancali di tele per dipingere e delle casse di pittura. Chiesi al proprietario se avessi potuto prenderle e lui mi disse subito di sì. Iniziai a dipingere e riaffiorò quel desiderio che mi apparteneva da bambino».
MOMA mi racconta che col tempo iniziò ad appassionarsi ad alcuni artisti come Pollock e Mario Schifano: «Pensai “voglio fare questo”, lasciai il lavoro e mi buttai a capofitto in questo progetto. Per me che non avevo un curriculum d’artista, fu difficile. Ma, come si dice nei migliori film americani, quando la fortuna incontra il talento accadono magie. Incontrai un signore che vide le mie opere e le mostrò ad un esperto del settore. Quest’ultimo mi volle nella sua società di arte e collezionismo, decise di investire su di me. Dovevo però attendere un paio di mesi».
MOMA accetta, ma nel frattempo iniziò a sperimentare giocando con le tele per comprendere quale potesse essere il suo linguaggio. Sul lungomare di Pinetamare decise di girare il suo primo video durante la riproduzione di un’opera. Era il 2019, e il nostro artista non sapeva che i suoi quadri avrebbero, da lì a poco, ricevuto l’attenzione che meritavano. Quando l’esperto lo richiamò, con entusiasmo, decise di avviare definitivamente una collaborazione con lui: «La mia prima mostra l’ho fatta al Palazzo Palafiore di Sanremo, sono stato due volte a Miami, all’Expo di New York più di una volta, ho esposto al Louvre durante una fiera. Iniziai così a farmi un nome insieme alla società di cui facevo parte».
La tecnica di Moma
Hai trovato più opportunità qui o a Milano?
«Milano è grande, dà tante possibilità a livello lavorativo ma personalmente preferisco Pinetamare, e non perché sia di parte (ride ndr). A Castel Volturno ci sono nato, ho fatto esperienze all’estero ma ogni volta torno qui, devo tornare qui».
Sento anche un po’ mie le parole di quest’artista mascherato, l’esigenza di tornare ogni qual volta si va via è una sensazione comune a chi a Castel Volturno ci è cresciuto. MOMA continua a raccontarmi la sua arte e mi spiega che spera un giorno di diventare “l’artista del colore” come Polloc.
«Inizialmente avevo l’esigenza di toccare la pittura e iniziare a raffigurare nulla di preciso, l’astratto. Sentivo però di dover acquisire maggior identità, così con la pratica e l’autoricerca ho capito cosa volevo rappresentare. Attualmente il mio tratto distintivo sono il colore e il nero. Utilizzo un pastello ad olio per creare le mie profondità e con le dita vado a sfumare o ingrossare le linee che traccio. Quest’ultime danno la possibilità all’osservatore di definire quella che è la scena pittorica. Inoltre io dipingo completamente con le mani».

Dipingi donne?
«Maggiormente sì».
Perché?
«Questo me lo chiedo spesso, ma non lo faccio volontariamente. Anche se non sono solito fare distinzioni di genere, amo creare volti ma poi lascio all’osservatore la volontà di interpretare. Un signore una volta mi chiese “chi è il maschio e chi la femmina?”, gli risposi “scegli tu”. Mia mamma mi appoggia da sempre, anzi io sono più razionale nelle decisioni, mentre lei invece mi ha sempre detto “vai buttati, poi si vede”. Aveva ragione. Se credi in qualcosa bisogna studiare e buttarsi, tanto che hai da perdere?».



















