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Intelligenza emotiva: la sentinella dell’immaginazione

Nunzia Gargiulo 08/05/2021
Updated 2021/05/08 at 5:51 PM
3 Minuti per la lettura

In tempi di pandemia non è così semplice pensare di accendere l’immaginazioneForse ciò che più viene a mancare è la cosiddetta “scintilla”, quell’inventiva che prende vita dall’incontro, dallo scambio emotivo, interpersonale. La pandemia ha interrotto il processo emotivo…o meglio, lo ha confuso. 

Basti pensare, alla chiusura di teatri, musei ed altre forme di manifestazione culturale, oltre che ai radicali cambiamenti subiti da scuola e lavoro. Siamo dinnanzi ad un ambiente definito «Vuca World ». Termine coniato negli anni 80 per definire l’impatto dello stress sul comportamento umano (l’acronimo si compone di quattro termini anglosassoni rappresentativi di questo biennio: volatilità, incertezza, complessità e ambiguità).

Pertanto, come è possibile far strada alle intuizioni e ritrovare la scintillaA tal proposito, uno dei più popolari psicologi americani, il settantacinquenne Daniel Goleman ha espresso la propria idea. Tra l’altro, sappiamo che Goleman ha dedicato, per l’appunto, al funzionamento della mente e dei meccanismi della creatività, una decina di saggi, a partire dal suo Best Seller Immaginazione emotiva.

Secondo lo psicologo Goleman, infatti, la creatività si compone di tre stadi. Il primo in cui si esplora e si ricercano le informazioni su ciò che ci interessa. Educo l’immaginazione, ascolto l’altro. Il secondo è il tempo dell’incubazione. Le informazioni sono elaborate dal cervello, a livello inconscio e inconsapevole. Le idee si ricombinano secondo imprevedibili strutture. Il terzo stadio è, invece, lo stadio dell’illuminazione, la traduzione in azione, la risposta visibile e tangibile dell’intuizione precedente. 

Dunque, dice Goleman «l’isolamento protratto, se ha reso complicati il primo e il terzo passaggio, inibendo ricerca e performance, ha permesso di cucinare allungo idee e creatività dentro di noi. Il Covid-19 potrà darci qualche regalo inatteso». Creare” potrebbe rappresentare uno strumento di difesa dalla paura. Un modo per non sentirsi impotenti. 

Il processo creativo, infatti, indipendentemente dagli influssi artificiali e dalla tecnologia resta e compie tragitti sconosciuti. Il processo creativo è imprescindibile dal processo emotivo, la creatività dipende dall’utilizzo del sentimento. Pertanto, si può concludere affermando che l’isolamento forzato, il Covid-19 ha spento, o almeno in parte, interrotto l’immaginazione, ma di certo questa situazione potrà riservarci qualche effetto inatteso.

di Nunzia Gargiulo

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