In Italia si stampa molto di più di quanto si legga. Nel 2021 sono stati stampati 200 milioni di libri, ne sono stati venduti solo 12 milioni, cioè un solo libro su venti è stato acquistato. A ciò si aggiunge che ognuno di questi libri ha una vita media di 90 giorni. In questo breve lasso di tempo, un libro non è più considerato una novità. Ma cosa ha provocato questo evidente corto circuito nell’industria editoriale?
In Italia si stampa troppo: le stime e le sfide dell’industria editoriale
Uno dei primi motivi di questo cortocircuito è il modo in cui i cataloghi editoriali “invecchiano” al giorno d’oggi. Gli introiti di un editore dipendono in larga parte dalle novità e, come già menzionato, un libro ha una vita media di 90 giorni. Questo porta al rinnovamento costante dei cataloghi e ad un loro progressivo svuotamento di senso. Risulta sempre più difficile che si tengano in catalogo manoscritti risalenti anche solo a dieci anni prima.
A questa motivazione si aggiunge la progressiva facilità con cui si stampano i libri. Non solo il prodotto industriale è ormai realizzabile a costi facilmente aggiungibili, ma è anche possibile ricorrere alla stampa on-demand. In questo modo gli editori possono richiedere poche copie alla volta delle novità richieste, senza investire troppo su grandi quantità. Sebbene da un punto di vista commerciale questo rappresenti un vantaggio ed un progresso, in questo modo gli editori perdono il ruolo di filtro tra gli aspiranti scrittori ed il potenziale pubblico.
I librai e i lettori: per chi si stampano i libri?
Ma ad oggi, a chi servono davvero tutti questi libri in Italia? Le stime sono in verità piuttosto preoccupanti.
Da un lato, è necessario analizzare il numero di librerie e punti vendita presenti sul territorio nazionale: si tratta di 3640 unità. Il numero di comuni, invece, è di 7896 unità. Questo significa che in più della metà dei comuni italiani manca una libreria. La concentrazione più grande di punti vendita è sicuramente nelle grandi città. Le prime tre regioni per numero di librerie sono Lombardia, Lazio e Campania. Se è vero che per i punti vendita l’offerta sembra non raggiungere minimamente la domanda, è anche vero che l’offerta di libri stampati ogni anno, alla luce di queste considerazioni, non è affatto sostenuta da una domanda reale. Per restare al passo con i tempi, infatti, un libraio dovrebbe ordinare circa 160 nuovi titoli al giorno.
Dall’altro lato, a questo punto, bisogna anche analizzare la composizione dei lettori italiani. In questo senso, fa luce sui numeri il rapporto Chi è il lettore di libri in Italia?, presentato il 20 aprile 2015 dall’Associazione italiana editori a Tempo di libri, alla Fiera del Libro di Milano. Durante l’anno preso in considerazione, sono aumentate le persone che non hanno letto neanche un libro nell’intera annualità: si tratta di 33 milioni di persone, più della metà della popolazione. Dato ancora più preoccupante se si considera che nell’indagine statistica non sono neanche inclusi i bambini al di sotto dei 6 anni. Se poi si considerano i 23 milioni di lettori, i dati non sono troppo rosei. Tra di loro, effettivamente, 10 milioni hanno letto un solo libro nell’intero anno.
A questo punto, risulta evidente che il corto circuito di questo ambito sia dovuto principalmente alla scarsa importanza accordata alle logiche editoriali, rispetto a quelle commerciali. L’auspicio è che si ricominci a concentrarsi sul lettore, piuttosto che sul libro in sé. Adottando una prospettiva relazionale, il secondo sarà certamente destinato a scomparire senza il primo.



















