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In Gomorra l’immortalità è solo un’illusione

Gianrenzo Orbassano 18/12/2021
Updated 2021/12/18 at 9:17 PM
6 Minuti per la lettura

Chiusa l’ultima stagione di Gomorra, la serie tv firmata SKY che in questi anni ha conquistato un successo clamoroso. L’ultimo viaggio di Genny Savastano e Ciro Di Marzio è un incontro con il vuoto della notte.

Devo dirlo: non sono un grande amante delle serie tv in generale. Personalmente deve attrarmi la storia, il contenuto, magari anche determinati attori. Capita che, parlando con amici, io mi senta “escluso” da alcune conversazioni incentrate sulle serie tv del momento. Ma Gomorra, serie tv firmata SKY e ideata da Roberto Saviano, mi ha da sempre affascinato. Qualcuno dirà che il richiamo del fascino del male sia un potente impulso in questi casi. Può darsi, ma credo che nell’intera serie tv, divisa in cinque stagioni, la scintilla che mi ha più impressionato sia stata quella del cercare di raccontare una storia.

Le storie non sempre parlano di principesse e di lieti finali. Nel caso di Gomorra, ci si affaccia testa e cuore in un mondo dove lo Stato e la più fervida immaginazione non sono mai arrivati. Il mondo di Gomorra è un terzo mondo, per non dire quarto mondo, in cui anche Dio sembrerebbe aver rinunciato a metterci piede. Parliamo di ambienti dove la rendita economica e lo stile di vita apparentemente agiato sono elementi resi possibili dalle promesse di sangue offerti – a caro prezzo – dalla criminalità organizzata. Contesti disadattati, marci, lugubri teatri come certi volti che li abitano. Vita e morte intrecciate in un tango mortale, storie di tutti i giorni – ahimè – che interessano luoghi a noi molto vicini. Come rimanere indifferenti davanti a tutto questo? Il ruolo dello Stato e delle Istituzioni dovrebbe essere quello di educare alla civiltà, ma se determinati apparati non svolgono un lavoro del genere, ecco le brutture, l’emarginazione sociale. Ecco quindi che il posto dello Stato come noi lo conosciamo, viene sostituito da una struttura gerarchica che si rende promotore dalle istanze degli ultimi e dei dimenticati. A quale costo? Gomorra ce lo spiega benissimo.

In Gomorra non esiste un domani, non esiste la vita.

Episodio dopo episodio, stagione dopo stagione, vengono meno tutte le certezze. Perché nel mondo di Gomorra, citando il poeta, di un domani non v’è certezza. Questo è forse il costo più alto quando la criminalità organizzata si impossessa delle vite e dei destini dei personaggi, che siano essi carnefici o vittime di un sistema malato. Il domani, il futuro non solo di luoghi, ma anche quello di noi cittadini, sembra essere oscurato da una finta alternativa, da una rivincita sociale che a lungo andare risulterà perdente. Evidente è il fatto che Gomorra è una storia romanzata, lungi da noi generalizzare e soprattutto accanirci su determinati luoghi presi ad esempio nella serie.

Il male non vince mai: cosa ci ha raccontato Gomorra

Non voglio qui citare nomi o personaggi di questa storia presa dalla realtà che negli anni scorsi hanno pervaso le strade di quei luoghi. Bensì, il mio compito in questo articolo, è quello di sottolineare una cosa fondamentale: Tutto in Gomorra finisce con la morte, non c’è immortalità che tenga. E questo è un segnale positivo, anche nella tragicità di quel vivere. E di questo messaggio dobbiamo ringraziare gli autori di questa serie televisiva. Il rischio di emulazione c’era e nelle cronache locali abbiamo appreso come anche i più giovani si siano sentiti come i personaggi che hanno animato Gomorra. Ma se il compito dello Stato, come detto prima, è quello di educare alla civiltà, quello degli artisti, dei registi e degli attori è quello di raccontare ciò che la realtà offre in questo periodo disperato, dove la fiamma della candela dei valori civili e morali è messa a repentaglio dal vento della criminalità.

Gomorra ci ha raccontato questo e non solo: ci ha indicato una via. O meglio, ci ha fatto riflettere su quale strada percorrere. Gomorra non ha dato speranza ai clan. Ci ha detto che il viaggio dei due principali protagonisti si conclude in un vicolo cieco. Nessuna salvezza, nessun ponte o scorciatoia. Gomorra ci ha lasciato una testimonianza, romanzata sia chiaro, di quella che è una vita del genere. E una vita senza un domani, non è degna di chiamarsi vita. Può essere un sopravvivere fino a quando riesci, un alzare la testa solo in un bunker dal soffitto bassissimo. Nulla a che fare con la vita. Tutto a che fare, invece, con la sconfitta della vita, con la decisione di buttarla via senza rispetto. Tutto parte con le nostre decisioni che prendiamo quotidianamente. Al centro di Gomorra c’è una storia che può essere anche la nostra. Gomorra è una scelta, ovvero quella – a quanto pare decisa anche dagli sceneggiatori di questa serie – di non far vincere il male. Mai!

 

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