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Il Vesuvio, essendo stato l’artefice dell’estinzione delle città di Pompei ed Ercolano, è conosciuto come uno dei vulcani più pericolosi, sia in Italia, sia in tutto il mondo. In realtà, questo è un luogo comune che bisogna sfatare: a circa 15 km di distanza dalle sue pendici, difatti, sono collocati una serie di rilievi collinari noti come Campi Flegrei.

Essi sono conosciuti per i fenomeni di sollevamento del suolo (bradisismo) che affliggono da sempre il comune di Pozzuoli e venuti prepotentemente alla ribalta negli anni 80, precisamente tra l’82 e l’84, per una crisi sismica che mise in ginocchio tutta l’area causando l’evacuazione di migliaia di persone. Il Vesuvio, rispetto ai Campi Flegrei, è un ragazzino con un sasso in mano contro un reggimento di soldati dei reparti speciali armati fino ai denti!

Perché?

Ebbene il Vulcano Flegreo è uno dei dieci supervulcani esistenti al mondo. Sono solo 10 e in questi 10 non rientrano né il Vesuvio, né il Pinatubo o il Krakatoa, né il Tambora, il Kilauea, il Monte Pelee o il monte Saint Elen che sono responsabili delle peggiori catastrofi della storia dell’uomo. Un supervulcano è molto peggio: possiede una struttura la cui eruzione può modificare radicalmente il paesaggio per decine o centinaia di chilometri e condizionare pesantemente il clima a livello mondiale per diversi anni, con effetti cataclismatici sulla vita stessa del pianeta e dell’uomo.
Parliamo dunque di danni mondiali e non di effetti locali. Gli apparati vulcanici più pericolosi ascrivibili a questa categoria sono, oltre ai Campi Flegrei in Italia, Yellowstone negli Stati Uniti e il Lago Toba in Indonesia.
Gli abitanti dell’area di certo si ricorderanno della crisi sismica degli anni ’80 nella quale si temette il peggio. In quel periodo si registrano, infatti, sciami sismici che arrivarono a toccare le 500 scosse di terremoto al giorno, chiari sintomi di un’eruzione imminente! Senza contare poi gli eventi sismici di magnitudo superiore al 3.5 e persino al 4.0 (con punte massime di 4.8) che a causa della scarsa profondità degli epicentri risultarono altamente lesivi per gli edifici provocando numerosi crolli.
L’eruzione per fortuna non ci fu, il sollevamento del suolo che nei due anni della crisi raggiunse quasi i 2 metri si arrestò nel 1985 e la cronaca, eccetto casi rari di piccoli sciami, da allora non si è mai occupata in modo particolare del gigante addormentato.

 

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