In Afghanistan essere donna non è solo una sfortuna, ma un vero e proprio rischio. Le limitazioni sono ampie e varie, dall’impossibilità nel mostrare il proprio volto alla mancanza di potere decisionale sul proprio matrimonio. Il culmine, però, è stato raggiunto a fine marzo 2024. Il leader supremo dei Talebani, Hibatullah Akhundzadaha, ha reintrodotto la lapidazione come punizione per le donne adultere.
Il regresso dell’Afghanistan
Il regresso di questo paese verso la figura della donna ha raggiunto il picco massimo due anni e mezzo fa, con il ritiro americano e il ritorno dei talebani. BBC, Save the Children e UNICEF hanno condotto delle ricerche riuscendo ad ottenere dei dati allarmanti sulle condizioni in cui donne e ragazze riversano. Sono 3 milioni le studentesse escluse dalle scuole secondarie. Oltre i 12 anni, infatti, l’istruzione femminile viene sospesa.
Inoltre, 1 bambina su 4 mostra segni di depressione. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che il 17% di quest’ultime è costretta a sposarsi entro i 15 anni. I matrimoni, ovviamente, sono combinati dal padre. E non è tutto. Circa ogni due ore una donna muore di parto. Secondo le Nazioni Unite, infatti, “l’Afghanistan è oggi il posto peggiore al mondo in cui nascere e in cui diventare madre”.
Ma la lista delle privazioni e delle ingiustizie è ancora lunga. Le donne non possono truccarsi o frequentare saloni di bellezza, non possono lavorare e devono obbligatoriamente indossare un chador. Quest’ultimo è il burqa integrale che copre il corpo dalla testa ai piedi.
14 milioni di donne prive di diritti
Sono 14 milioni le donne e le ragazze lasciate a sé stesse in una società che ha ridotto drasticamente le loro libertà. A nulla sono servite le proteste e le petizioni di attiviste come Neda Parwani, Parisa Azada, Zholia Parsi e Manizha Seddiqi. Tutte arrestate e scarcerate dopo lunghi periodi di detenzione e punizioni.
E sono proprio quest’ultime, le punizioni, che aumentano di giorno in giorno. L’ultima, la più spaventosa, è la reintroduzione della lapidazione. Quest’ultima è una pratica disumana che vede la donna immobilizzata mentre un gruppo di uomini le lancia sassi.
Le Nazioni Unite non hanno tardato ad esortare i Talebani ad aderire agli standard fondamentali dei diritti umani, ma oltre a ciò nulla è stato fatto. Nessuno è insorto contro queste brutali decisioni. Secondo Safia Arefi, avvocato e capo dell’organizzazione Women’s Window of Hope, “le donne afghane stanno sperimentando la profonda solitudine”.



















