acque reflue

Il riutilizzo delle acque reflue urbane da impianti di depurazione

Angelo Morlando 19/11/2024
Updated 2024/11/19 at 5:09 PM
7 Minuti per la lettura

Il documento tecnico citato nel titolo (che ha come sottotitolo “Ricognizione sui controlli e quadro conoscitivo nazionale”) è stato adottato con Delibera del Consiglio SNPA lo scorso 23 luglio 2024. Tra i referenti figura anche Marino Carelli dell’ArpaCampania. È una pubblicazione particolarmente aggiornata in quanto sono anche discussi sia il recente DL n° 39/2023 (cosiddetto Decreto Siccità) sia un anticipo del prossimo Decreto Presidente della Repubblica (d.P.R.) che regolamenterà il riutilizzo in agricoltura e il riutilizzo civile, industriale ed ambientale.

Il contenuto è ottimamente sintetizzato nelle seguenti premesse del documento: “L’assenza di piogge che possano reintegrare sufficientemente gli invasi o attenuare il prosciugamento nel tempo di importanti corsi d’acqua, la siccità estrema che di recente ha indotto un’importante emergenza idrica, in Europa e in Italia, sono le situazioni che ancora una volta hanno richiamato l’attenzione sull’acqua, come bene naturale non perennemente reperibile. Di qui l’esigenza di riconsiderare il recupero ed il riutilizzo delle acque reflue come una “risorsa idrica alternativa” da impiegare opportunamente a seguito di avanzati processi di trattamento, in particolare le acque reflue urbane derivanti da impianti di depurazione pubblici. Fino ad oggi, in Italia, il riutilizzo delle acque reflue urbane ha trovato un’applicazione irregolare e solo in alcune Regioni la materia del riutilizzo è stata disciplinata, in particolare lì dove già scarseggia la risorsa idrica per gli usi destinati al consumo umano oppure insistono attività produttive idro-esigenti… Il ricorso a risorse idriche alternative soprattutto per uso non potabile, come nell’industria e in particolare nell’agricoltura (con il riuso irriguo), consente di arginare i problemi di approvvigionamento idrico e, in termini di “sostenibilità ambientale”, consente di attuare il passaggio del ciclo delle acque usate da “ciclo aperto” a “ciclo chiuso”, perseguendo gli orientamenti degli indirizzi europei (vedi pure il recente Regolamento UE 2020/741, in vigore dal 26 giugno 2023, che disciplina il riutilizzo irriguo dei reflui urbani).

Nel 2022, tenuto conto del contesto di indiscusso interesse europeo e nazionale sulla materia del riutilizzo dei reflui depurati, si è ritenuto quanto mai opportuno nell’ambito delle attività del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) realizzare una ricognizione dei protocolli operativi, definiti a livello regionale, per il controllo degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane destinati al riutilizzo (impianti di “affinamento”) presenti sul territorio nazionale, ponendo a confronto le differenti modalità di recepimento delle norme nelle regioni italiane e sottolineandone le peculiarità. Particolare attenzione è stata riservata al processo di sviluppo delle norme di settore, con particolare riferimento al riutilizzo in agricoltura. Il presente documento, pertanto, è finalizzato ad esaminare l’evoluzione del contesto normativo ai vari livelli europeo, nazionale e regionale, con particolare riferimento agli aspetti specifici connessi ai controlli nell’applicazione del riutilizzo dei reflui urbani affinati in un’ottica di gestione sostenibile della risorsa idrica, nonché di tutela dell’ambiente e della salute dell’uomo”.

Il documento è composto da n° 48 pagine complessive ed è suddiviso in 6 capitoli, oltre una bibliografia finale e due allegati. Dopo il primo capitolo introduttivo, segue il secondo capitolo inerente all’evoluzione della normativa sul riutilizzo nell’Unione Europea, pertanto, sono dedicati specifici sotto capitoli alle Direttive Europee originarie (91/271/CEE e 2000/60/CE) un approfondimento sul Regolamento (UE) 2020/741 e un ulteriore approfondimento sulla recente nuova direttiva sui “reflui urbani” che è stata adottata dal Parlamento europeo, ma è ancora in attesa di approvazione formale dal Consiglio.

Nel terzo capitolo è invece descritta l’evoluzione normativa sul riutilizzo in Italia, includendo, pertanto la Legge n° 36/1994, il d.Lgs. 152/1999, il D.M. n° 185/2003, il d.Lgs. 152/2006 e il recente D.L. n° 39/2023. Molto interessante l’approfondimento del Decreto Presidente della Repubblica, in fase di redazione, che regolamenta il riutilizzo delle acque reflue, sul quale è stata avviata una consultazione pubblica on-line nel periodo dal 03/03/2023 al 31/03/2023 (dal sito web del Ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica-MASE risulta: “Stato della consultazione Conclusa – risultati in elaborazione”).

Nel quarto capitolo si discute dell’applicazione del riutilizzo delle acque reflue urbane in tutta Italia, riportando interessanti riferimenti, anche in forma tabellare, delle relative applicazioni a livello regionale. È illustrato il quadro generale aggiornato in merito alla ricognizione dei protocolli operativi per il controllo degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane destinati al riutilizzo, sulla base dell’analisi delle informazioni acquisite dalle Agenzie Regionali e Provinciali. Al fine di raccogliere le informazioni necessarie è stato inviato ad ogni Agenzia del Sistema SNPA un “Questionario sul Riutilizzo delle Acque Reflue Urbane”.

Nel quinto capitolo si riportano diversi casi studi in diverse regioni italiane. Al sesto e ultimo capitolo sono affidate le conclusioni. La pianificazione in materia è in ancora corso nonostante siano trascorsi oltre 20 anni dall’ancora vigente D.M. n° 185/2003. Ancora molte regioni risultano non avere alcun regolamento regionale e sfortunatamente proprio la Regione Campania ricade tra queste. In alcuni casi è stato introdotto il riutilizzo nei Piani di Tutela delle Acque regionali, ma resta ancora tanto da fare.

È da seguire con molta attenzione il prossimo dPR che sarà inerente a tutti i reflui urbani, nella speranza che si possa fare maggiore chiarezza su compiti e competenze, in modo da velocizzare gli iter ed eliminare inutili e costose sovrapposizioni. Sicuramente interessante la possibilità di valutare il riutilizzo non solo per uso irriguo, ma anche per uso civile, industriale e ambientale.

La speranza è che si faccia una verifica del funzionamento e dell’efficienza di tutto il ciclo fognario-depurativo, partendo dalle immissioni (pubbliche o private) e non lasciando al solo impianto di depurazione finale il compito di risolvere tutti i problemi a monte. Nell’ottica di rendere l’effluente finale sempre più depurato, affinato e riutilizzabile sembra una strada necessariamente percorribile.

Fonte: Arpa Campania Magazine – www.arpacampania.it

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