Lunedì 27 febbraio, Diana Biondi scompare nel nulla lasciando dietro di sé una scia di verità non dette. La 27enne, infatti, aveva annunciato alla famiglia e al fidanzato che il giorno dopo avrebbe conseguito la laurea in Lettere Moderne alla Federico II, ma non era così. Nella serata di ieri, 1° marzo, il corpo della ragazza è stato ritrovato in un dirupo di Santa Maria a Castello; l’ipotesi delle forze dell’ordine è quello di suicidio. Diana si sarebbe lanciata nel vuoto cedendo, probabilmente, al peso delle aspettative in merito al suo percorso di studi.
Il ritrovamento
A Diana Biondi mancava un esame, quello di Latino 2, ma il giorno della scomparsa ai genitori aveva detto che si sarebbe recata in sede a consegnare una copia della tesi. Secondo gli inquirenti, però, la ragazza non ha mai preso il treno per raggiungere la sua facoltà a Napoli, nei filmati non c’è nessuna traccia di lei. Nel tardo pomeriggio del 1° marzo alcune persone hanno visto il cadavere di una donna affacciandosi sul dirupo di Santa Maria a Castello. La ragazza aveva addosso gli abiti con i quali era uscita l’ultimo lunedì in cui ha visto la sua famiglia, inoltre, il ritrovamento della borsetta con all’interno i documenti, ha confermato l’identità del cadavere.
Basta ai “supereroi” inimitabili
Ogni anno in Italia secondo i dati Istat disponibili, si contano circa 4.000 suicidi all’anno, il 13% dei quali fra gli under 34; un’altissima percentuale di questi risultano essere proprio studenti universitari. Sempre secondo l’Istat, infatti, nel 2021 in Italia 220mila ragazzi tra i 14 e i 19 anni si dichiaravano insoddisfatti della propria vita e in una condizione di scarso benessere psicologico. Numeri impressionanti, che non riescono comunque ad attirare l’attenzione di chi dovrebbe occuparsi di trovare soluzioni a questi disagi. Tutto ciò, è frutto di una società fondata sulla competizione che non guarda di buon occhio chi non riesce a rispettare determinati standard e aspettative. Una società che non considera i giovani il futuro su cui contare ma che li ritiene una leva per la crescita del Paese da sfruttare professionalmente.
Controproducenti sono anche i media, che ci bombardano di storie di laureati prodigio, di giovani che vivono solo per lavorare e che esaltano lo spirito di sacrificio dove per sacrificio si intende l’annullare sé stessi e silenziare i propri bisogni e limiti. Non basta volercela fare, il detto “se vuoi puoi” non va più bene. Uno studente può farcela solo se considerato umanamente, ascoltando il proprio corpo e la propria mente qualora quest’ultimi diano segni di cedimento. Ascoltare, è questo che tutti dovremmo fare, soprattutto famiglia ed istituzioni, affinché i giovani imparino a maturare la propria individualità all’interno della società senza sentirsi di troppo e, soprattutto, senza sentirsi da meno rispetto agli altri.



















