Coronato dalla maestosità del Vesuvio, il Golfo di Napoli viene ammirato da abitanti e turisti per la sua bellezza. Ma se si guardasse con attenzione lungo le sue spiagge, la quantità di microplastiche presenti svelerebbe una preoccupante realtà. Con Davide De Stefano, presidente dell’Associazione Fondalicampania Aps, e con i risultati da quest’ultima ottenuti, abbiamo analizzato il fenomeno delle microplastiche nel Golfo di Napoli.
MICROPLASTICHE NEL GOLFO DI NAPOLI: GRANDI PROBLEMI
Per comprendere la gravità della situazione è importante riconoscere tali elementi. Vengono definite “microplastiche” le particelle di plastica di dimensioni comprese tra i 330Um e i 5mm. Sono “primarie” quando rilasciate nell’ambiente dalle industrie (dunque derivanti da capi sintetici e da prodotti cosmetici) e “secondarie” quando ottenute dalla degradazione di oggetti plastici di maggiori dimensioni. Allarmante è l’assunzione annuale di microplastiche da parte dell’umano attraverso il consumo di pesce: circa 53.000 microplastiche.
LE SENTINELLE DEL MARE
Fondalicampania nasce nel 2014 come associazione di promozione sociale senza fini di lucro, l’obiettivo è espandere una maggiore conoscenza del patrimonio marino campano. Nel 2022 sorge il progetto “Sentinelle del mare” per monitorare la presenza di microplastiche nel tratto di costa compreso fra: Portici, Ercolano e Torre del Greco, San Giovanni a Teduccio e Marina di Puolo. Il monitoraggio avviene attraverso dei campionamenti in spiaggia seguiti da una fase d’esame in laboratorio per distinguere i diversi elementi raccolti in: pellet, frammenti, foams, granuli, films e filamenti. Al fine di ottenere una banca dati affidabile è attiva una collaborazione con le aree marine protette di Punta Campanella e di Ischia.
Come nasce l’idea di un progetto dedicato interamente al fenomeno delle microplastiche?
«A seguito di un incontro con la dott.ssa Serena Maso di Greenpeace, venimmo a conoscenza che il punto del Mediterraneo più interessato datale fenomeno era a Portici con 3,57 unità di microplastiche per metro cubo d’acqua. Essendo un’associazione campana, ci sentimmo in dovere di approfondire l’argomento per sensibilizzare cittadini ed istituzioni».
Quali sono i mezzi che utilizzate per sensibilizzare la comunità?
«Poniamo la comunicazione al centro del progetto, la divulgazione avviene attraverso social e media locali. Inoltre siamo impegnati in progetti con le scuole medie e superiori, oltre che con istituti di ricerca e Università. Eventi e mostre fotografiche sono fra le attività svolte dall’associazione e rappresentano una leva importante per incentivare la crescita di un substrato culturale orientato ad un approccio ecosostenibile».
I RISULTATI
I risultati ottenuti dai volontari, infatti, vengono comunicati ogni tre mesi. Al momento, tenendo conto del primo semestre che va da gennaio a giugno 2023 è evidente come l’elemento inquinante presente in maggiori quantità sulle nostre spiagge sia il polistirolo, con il 49,5%. Al secondo posto del triste podio troviamo i frammenti plastici (34,7%) e al terzo il pellet (10,4%). Secondo i campionamenti, inoltre, la spiaggia con più microplastiche è quella di San Giovanni a Teduccio, con un totale di 1.943 frammenti raccolti nei primi sei mesi; 187 da gennaio a marzo e 1.756 da aprile a giugno.
Il polistirolo presente sulle nostre spiagge da dove arriva e come finisce in mare?
«Il polistirolo è uno dei polimeri più utilizzati dalle industri agricole, questo materiale raggiunge il mare attraverso il fiume Sarno che risulta essere uno dei bacini idrici più inquinati d’Europa. Inoltre, ci sono le confezioni di esche dei pescatori che spesso vengono abbandonate in mare e lungo le spiagge».
San Giovanni è la spiaggia più inquinata. A cosa è dovuto questo primato?
«La zona è particolarmente colpita da questo fenomeno perché si trova a ridosso di una grande metropoli come Napoli, oltre ad essere vicina ad un grande porto commerciale».
Quali sono le soluzioni per ridurre l’impatto delle microplastiche sull’ambiente marino?
«Andrebbe diminuito l’utilizzo di plastica monouso, ridurre gli imballaggi plastici, utilizzare dei filtri in lavatrice per trattenere le microplastiche dei capi d’abbigliamento sintetici e investire in nuovi impianti di depurazione»



















