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Il fallimento di “Tenet” e l’importanza del protagonista

Lorenzo La Bella 20/04/2021
Updated 2021/04/20 at 3:50 PM
6 Minuti per la lettura

Sono passati tre mesi e Tenet di Christopher Nolan ancora non ha recuperato il proprio budget (e, di nuovo, non date retta a ciò che leggete: il budget “ufficiale” va sempre raddoppiato per via dei costi di marketing) al botteghino, ed è abbastanza plausibile che non ci riesca più, sancendo l’impossibilità di ottenere il successo con un blockbuster in periodo di Covid. Detto ciò, l’ultima volta ho parlato solo delle implicazioni a livello di mercato di questa realtà, e pochissimo di Tenet in sé. Quindi, vale la pena di vederlo?

Indice
Partiamo da uno dei pezzi più importanti di un film, o proprio di una storia in generale. Il protagonista è letteralmente una tabula rasa. Non sappiamo nulla del suo passato, della sua vita, della sua personalità, nemmeno i suoi gusti musicali. Non ha un nome nemmeno nel copione scritto da Nolan: viene solo chiamato ‘Il Protagonista’ (John David Washington). Inizia il film tentando di suicidarsi e viene poi scalzato in una missione di cui non sa nulla e viene sbalzato di qua e di là dal deuteragonista. Questi è Neil (Robert Pattinson), il quale, vivaddio, ha sempre chiaro l’obbiettivo, è ricco di umorismo nero, crede nella bontà dell’organizzazione per cui lavora e, grazie al fascino ‘bonazzo’ eppure un po’ sfigato del suo attore, ha un qualche carisma.E certamente non è solo il piattume dei personaggi, insieme alla pandemia, ad aver contribuito alla pessima performance del film. Il film è lungo, troppo lungo per un film d’azione. Dura due ore e mezza, ma ci vuole oltre mezz’ora prima che Neil e il Protagonista si incontrino e quasi quarantacinque minuti prima che si capisca bene perché devono salvare il mondo e cosa c’entra Kat. La prima scena è una scena in cui il Protagonista (nero) si infiltra nelle forze di sicurezza ucraine per sventare un attentato, e seguono poi venti minuti di noiosissimi dialoghi su come un misterioso ‘nemico’ riesce a far andare persone e oggetti indietro nel tempo anziché avanti (visualizzato facendoli muovere in reverse). Tra le due cose, inspiegabilmente, il Protagonista vive in un faro per cinque minuti di screentime. Certo, poi arrivano le follie di Nolan, bungee jumping al contrario da un grattacielo, un Boeing 747 che viene fatto schiantare per davvero in un hangar, inseguimenti in auto, una battaglia finale in cui si fanno esplodere i palazzi al contrario……Però Tenet non è Inception. Il Protagonista fa tutte queste cose in un contesto ipergenerico, non è come Mal di Inception che fa le rapine oniriche per rivedere i suoi bambini e superare il trauma della morte della moglie, o Cooper e Murph in Interstellar che cercano di salvare la razza umana usando il loro legame padre-figlia attraverso lo spaziotempo. L’unica che ha un dramma vicino alla nostra esperienza (e quindi l’unico personaggio in grado di creare vera empatia) è Kat, ma Kat non è la protagonista, compare quando un terzo del film è già passato. Perché non basta la semplice fine del mondo a creare tensione ed empatia in uno spettatore. Sappiamo già quando andiamo a guardare il prossimo film di supereroi che il mondo non verrà distrutto. Ci occorrono protagonisti in grado di farci identificare con loro, per dare significato alle azioni inverosimili e fantastiche che vanno a compiere nelle storie. Altrimenti è come guardare un bimbo che gioca coi pupazzetti al suono di duecento milioni di dollari.

È un bel dibattito. È privo dei dibattiti sul bene e il male della Trilogia del Cavaliere Oscuro, le complicazioni narrative di film come The Prestige, Dunkirk, e Memento. Certo, usa sempre il trucco dell’ordine anacronico degli eventi, ma a differenza di questi altri film è impiegato come parte della storia e dell’universo del film, elevandolo da semplice gimmick e tecnica di sceneggiatura come invece era in questi film. Tuttavia, è allo stesso tempo il film meno pieno di sostanza del regista.

Partiamo da uno dei pezzi più importanti di un film, o proprio di una storia in generale. Il protagonista è letteralmente una tabula rasa. Non sappiamo nulla del suo passato, della sua vita, della sua personalità, nemmeno i suoi gusti musicali. Non ha un nome nemmeno nel copione scritto da Nolan: viene solo chiamato ‘Il Protagonista’ (John David Washington). Inizia il film tentando di suicidarsi e viene poi scalzato in una missione di cui non sa nulla e viene sbalzato di qua e di là dal deuteragonista. Questi è Neil (Robert Pattinson), il quale, vivaddio, ha sempre chiaro l’obbiettivo, è ricco di umorismo nero, crede nella bontà dell’organizzazione per cui lavora e, grazie al fascino ‘bonazzo’ eppure un po’ sfigato del suo attore, ha un qualche carisma.

Informareonline-TenetIl villain, Andrei Sator (Kenneth Branagh) sta morendo di cancro per essere stato uno dei ripulitori di un disastro nucleare sovietico in gioventù e decide di far saltare in aria il mondo per scatenare la guerra temporale che tutte le parti mobili del film stanno combattendo, e ha la classica visione tossica e perversa dell’amore di tutti gli abusatori domestici (cosa che è, giusto per renderlo il più cattivo possibile). Solo Kat (Elizabeth Debicki), la moglie di Sator, si salva da questo piattume, perché è una donna costretta in un matrimonio tossico e pieno di maltrattamenti sotto la minaccia continua della sicurezza del figlio, ma che comunque alla fine riesce a liberarsi da questo matrimonio uccidendo il marito e salvando il suo bambino.

Si rimprovera spesso a Christopher Nolan di non saper scrivere personaggi principali che non siano maschi bianchi, e se dovessi fare una battuta direi che la prima volta che ha provato a fare il contrario si è ritrovato con un flop clamoroso.

E certamente non è solo il piattume dei personaggi, insieme alla pandemia, ad aver contribuito alla pessima performance del film. Il film è lungo, troppo lungo per un film d’azione. Dura due ore e mezza, ma ci vuole oltre mezz’ora prima che Neil e il Protagonista si incontrino e quasi quarantacinque minuti prima che si capisca bene perché devono salvare il mondo e cosa c’entra Kat. La prima scena è una scena in cui il Protagonista (nero) si infiltra nelle forze di sicurezza ucraine per sventare un attentato, e seguono poi venti minuti di noiosissimi dialoghi su come un misterioso ‘nemico’ riesce a far andare persone e oggetti indietro nel tempo anziché avanti (visualizzato facendoli muovere in reverse). Tra le due cose, inspiegabilmente, il Protagonista vive in un faro per cinque minuti di screentime. Certo, poi arrivano le follie di Nolan, bungee jumping al contrario da un grattacielo, un Boeing 747 che viene fatto schiantare per davvero in un hangar, inseguimenti in auto, una battaglia finale in cui si fanno esplodere i palazzi al contrario…
…Però Tenet non è Inception. Il Protagonista fa tutte queste cose in un contesto ipergenerico, non è come Mal di Inception che fa le rapine oniriche per rivedere i suoi bambini e superare il trauma della morte della moglie, o Cooper e Murph in Interstellar che cercano di salvare la razza umana usando il loro legame padre-figlia attraverso lo spaziotempo. L’unica che ha un dramma vicino alla nostra esperienza (e quindi l’unico personaggio in grado di creare vera empatia) è Kat, ma Kat non è la protagonista, compare quando un terzo del film è già passato. Perché non basta la semplice fine del mondo a creare tensione ed empatia in uno spettatore. Sappiamo già quando andiamo a guardare il prossimo film di supereroi che il mondo non verrà distrutto. Ci occorrono protagonisti in grado di farci identificare con loro, per dare significato alle azioni inverosimili e fantastiche che vanno a compiere nelle storie. Altrimenti è come guardare un bimbo che gioca coi pupazzetti al suono di duecento milioni di dollari.

Guardatevi la Snyder Cut, a questo punto, lì vi è della vera bravura in ciò che ho descritto.

a cura di Lorenzo La Bella

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