“Metteremo in atto un nuovo modello per Castel Volturno. Gli irregolari vanno espulsi” (Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, Castel Volturno 07/08/2023).
“Fratelli d’Italia chiede che qui arrivi l’Esercito. Serve una Legge Speciale per Castel Volturno. Rischia di diventare la capitale mondiale della mafia nigeriana e italiana” (Giorgia Meloni, 03/06/2019).
E invece la propaganda è culminata con un bando da 43 milioni di euro per costruire un Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) da 120 posti. Un piccolo carcere che funziona poco e nulla, come dimostrato dalle svariate inchieste giornalistiche sulle condizioni dei centri al Nord e dal numero esiguissimo di rimpatri: 4.780 nel 2025. Secondo i dati Eurostat, l’Italia è al 10° posto in Europa per rimpatri effettivi, dietro a Paesi come Croazia e Grecia.
Ma questo sfondo è solo di contorno rispetto a errori di valutazione più grandi commessi dal governo in questa scelta. Un CPR a Castel Volturno è totalmente fuori logica rispetto alla realtà che vive attualmente il territorio castellano.
A Castel Volturno il problema dei migranti non è mai stato affrontato con risolutezza dal governo: non è mai stato fatto un censimento delle presenze, né approvata alcuna legislazione speciale tanto decantata. Il comune “più africano d’Europa” da anni è un porto franco per migliaia di immigrati, che qui trovano soluzioni abitative di fortuna e un mercato del lavoro pronto ad accoglierli come manodopera a bassissimo costo e senza diritti.
Nel frattempo, il costo di una popolazione fantasma è scaricato sui contribuenti, che pagano costi più alti per servizi come i rifiuti e hanno un ente comunale paralizzato da un debito strutturale fisso di 5 milioni di euro all’anno. Tasse salate per avere in cambio disservizi e degrado: sembra la sintesi perfetta del celebre concetto meloniano riguardo al “pizzo di Stato“.
E invece di affrontare questo stallo, il governo decide di utilizzare il bluff di un CPR da 120 posti, in cui vivranno fino a 18 mesi gli immigrati irregolari raggiunti da provvedimento di espulsione. Un’ipotesi che, se si concretizzerà, renderà solo più manifesto il fallimento delle politiche nazionali sull’immigrazione. Da un lato un piccolo carcere, dall’altro un comune che continuerà ad avere vani occupati da irregolari, mercati neri paralleli e un numero di presenze che farà lievitare disservizi, costi e degrado per i contribuenti.
Ecco perché, davanti a tale complessità, la scelta di un Centro di Permanenza e Rimpatrio per 120 persone è palesemente un bluff di Stato. L’ennesimo qui a Castel Volturno, dove negli anni la direttrice della Domiziana si è trasformata in una passerella che ha accolto governanti di destra e di sinistra, senza che nessuno abbia mai cambiato realmente la musica.
Al momento latita la posizione dell’amministrazione comunale. Il sindaco Pasquale Marrandino, molto attivo sui social, non è ancora intervenuto sulla vicenda nonostante le posizioni ufficiali della Chiesa e del presidente della Regione Roberto Fico. Il governo aveva già messo in cassa il benestare dell’amministrazione sul progetto del Cpr? Non è dato sapere al momento, ma la notizia ha subito trovato l’assenso di larga parte della popolazione e degli enti sociali impegnati sul territorio.
Dove sorgerà
In merito alla posizione in cui nascerà il CPR, c’è stata confusione circa il sito “La Piana“, ultimamente passato alle cronache per la sedicente trattativa tra i Coppola e Aurelio De Laurentiis per il nuovo centro sportivo della SSC Napoli. Nei documenti sul CPR, il sito è inquadrato come proprietà del Demanio. Allora qual è la verità? Per capire al meglio la vicenda abbiamo raggiunto per le vie brevi Sergio Luise, ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Castel Volturno, il quale ci ha riferito: “La Piana ha un’estensione totale di 180 ettari, ma nella transazione Stato-Coppola, di questi, 60 sono finiti nelle disponibilità del Demanio. Quindi i terreni in cui nascerà il CPR sono effettivamente demaniali e non del privato. La precisazione da fare è che quei terreni ricadono anche sul Comune di Cancello ed Arnone, non unicamente su quello di Castel Volturno”.
E sul CPR, l’ex assessore, riferimento della destra locale, afferma: “È un carcere per 120 persone, può servire come ‘spauracchio’ per gli immigrati che vogliono venire qui, ma è in una zona remota del territorio”.
La nostra posizione
Noi, giornalisti di Informare, siamo qui sul territorio ogni giorno da 24 anni e siamo stanchi di raccontare queste avventure governative fatte sempre a ridosso delle elezioni nazionali e che nulla hanno a che vedere con soluzioni realmente risolutive.
È oltremodo allarmante la posizione dei parlamentari casertani che per l’ennesima volta preferiscono ragionare in ottiche di schieramento, anche quando i risvolti negativi di una tale azione sono palesi.
Informare è un giornale indipendente e apartitico nato per raccontare e valorizzare il territorio che abitiamo. Partendo da questa premessa è inevitabile il nostro totale rigetto e contrasto nei confronti della costruzione di un Cpr a Castel Volturno.
I dettagli dell’intervento
La procedura prevista è una gara aperta per appalto integrato: nello stesso affidamento rientrano la progettazione di fattibilità tecnico-economica, la progettazione esecutiva, il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione e l’esecuzione dei lavori. Il criterio indicato negli atti è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Sul fronte economico, il totale dei lavori stimati è pari a 37.968.284,53 euro, suddivisi tra categorie OG1, OG3, OS13 e OS21. In particolare, il capitolato quantifica 34.968.284,57 euro come lavori soggetti a ribasso e 2.999.999,96 euro come costi della sicurezza non soggetti a ribasso. Il corrispettivo per la progettazione è invece stimato in 3.283.089,25 euro, di cui 2.573.659,93 euro per il PFTE e 709.429,32 euro per il progetto esecutivo secondo il DIP.
Sommando progettazione e lavori, il valore dell’appalto arriva a 41.251.373,78 euro oltre IVA, anche se nel testo dell’articolo 2 del Capitolato compare un importo complessivo scritto in cifra pari a 41.251.272,78 euro: c’è quindi una lieve incongruenza interna di 101 euro tra il dato testuale e il totale riportato nella tabella.
Accanto all’appalto principale, il Documento di indirizzo alla progettazione stima anche le altre spese tecniche funzionali all’intervento. La direzione lavori e il coordinamento della sicurezza in esecuzione valgono 2.028.323,66 euro; la verifica della progettazione è stimata in 690.029,79 euro; il collaudo tecnico-amministrativo e statico in 432.467,43 euro. Il totale delle spese tecniche indicate nel DIP arriva così a 6.573.910,13 euro, esclusi oneri previdenziali e IVA.
Quanto ai tempi, il capitolato stabilisce che la progettazione debba chiudersi in 120 giorni naturali e consecutivi dall’avvio formale dell’incarico: 60 giorni per consegnare il PFTE e altri 60 giorni per il progetto esecutivo dopo il passaggio della conferenza dei servizi. Il DIP, nel cronoprogramma di massima, aggiunge anche 55 giorni stimati per la conferenza dei servizi e altri 55 giorni per il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici o del Provveditorato competente. In pratica, la fase che precede l’apertura del cantiere viene stimata in circa 230 giorni complessivi, anche se non tutti questi tempi dipendono direttamente dall’aggiudicatario.
Per l’esecuzione dei lavori, il termine fissato è di 540 giorni naturali e consecutivi, festivi compresi, a partire dal verbale di consegna del cantiere. Lo stesso orizzonte temporale, circa 540 giorni, vale anche per l’incarico di direzione lavori e coordinamento della sicurezza in fase esecutiva.
Negli atti compare poi un ulteriore capitolo, separato dall’appalto principale: la manutenzione ordinaria e i lavori di manutenzione straordinaria del futuro CPR per 2 anni, con possibilità di proroga per altri 2 anni. Per questa parte, però, il DIP chiarisce che allo stato attuale non c’è copertura finanziaria. È prevista una stima di 700 mila euro per i primi 24 mesi di manutenzione straordinaria e altri 700 mila euro in caso di proroga, mentre il servizio di direzione lavori e coordinamento sicurezza collegato a questa fase è quantificato in 140 mila euro complessivi.
Cosa sono i Cpr
I Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) sono strutture di detenzione amministrativa destinate ai cittadini di Paesi terzi, non comunitari, privi di un valido titolo di soggiorno o già colpiti da un provvedimento di espulsione. Al loro interno, persone che hanno violato norme di natura amministrativa – come l’obbligo di possedere un permesso di soggiorno – vengono sottoposte a un regime di limitazione della libertà personale, finalizzato all’esecuzione del rimpatrio.
A livello europeo, il testo di riferimento in materia è la Direttiva Rimpatri (2008/115/CE), la quale prevede il “trattenimento” delle persone irregolari (art.15) in appositi centri di permanenza temporanea (art.16).
Fonte normativa principale dell’ordinamento italiano è il TUI (testo unico immigrazione);
l’art.14 cita “Quando non è possibile eseguire con immediatezza l’espulsione mediante accompagnamento alla frontiera o il respingimento(…), il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il centro di permanenza per i rimpatri più vicino.”
La convalida comporta la permanenza nel centro per un periodo di complessivi 3 mesi. Attualmente, a seguito delle modifiche introdotte dal d.l. 124/2023, tale termine è prorogabile fino a un massimo di 18 mesi.




















Castel volturno ancora una volta
Viene tenuta in alta considerazione .