Il cippo di Sant’Antonio: una lunga tradizione campana

Sara Marseglia 17/01/2023
Updated 2023/01/17 at 3:42 PM
4 Minuti per la lettura

Tra le tradizioni condivise da tutta la nostra regione, c’è il cippo di Sant’Antonio (in dialetto “o’ cipp e’ Sant’Antuono”) che cade il 17 del mese di Gennaio. Per tutta la Campania, vengono accesi dei falò, anche detti appunto cippi o fuocarazzi, attorno ai quali si radunano i locali. Tra sagre e tradizioni locali, alimentano i fuochi con rami secchi e oggetti da buttare. Tutto ciò che ha a che vedere con il fuoco, ha a che vedere anche col santo. Quest’ultimo infatti, secondo la credenza, era sceso all’inferno per redimere delle anime. E così nella tradizione di origine pagana, il fuoco aveva assunto una funzione purificatrice in grado di scacciare via il malocchio dall’anno appena iniziato.

La devozione a Sant’Antonio

Sant’Antonio Abate è stato un eremita egiziano vissuto nel terzo secolo. Tra i suoi meriti, vi è anche l’invenzione della figura dell’abate: un padre spirituale sotto la cui guida si costituisce permanentemente un gruppo di monaci. La sua iconografia spiega la devozione della regione al Santo. Nelle rappresentazioni ha ai suoi piedi un maiale e del fuoco: per questo, è considerato protettore degli animali domestici e taumaturgo (protegge i fedeli dalla malattia che porta il suo nome). Questa duplice attribuzione e la forte tradizione di allevamento in Campania, hanno fatto sì che si sviluppasse una grande devozione verso il Santo, soprattutto nelle zone rurali della regione (in particolar modo in Terra di lavoro, in Irpinia, nel Salernitano).

Le segnalazioni dei cittadini, fino a che punto si può accettare il folklore?

C’è da tenere in considerazione infatti, che passa una grande differenza tra l’organizzare i tradizionali falò in comuni, spesso dotati di spazi adatti, e la città di Napoli, così densamente popolata da rappresentare un luogo pericoloso per questa tradizione. Tutti gli anni, infatti, arrivano puntuali le segnalazioni dei cittadini che subiscono danni, a volte anche ingenti, durante i festeggiamenti. Rischio aumentato dal senso di competizione tra i quartieri, impegnati nel realizzare la fiamma più alta. Quest’anno non fa eccezione: stanno arrivando le segnalazioni degli abitanti dei Quartieri Spagnoli, raccolte in particolare dal deputato dell’Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, dove gli incendi causarono la distruzione di un campetto di calcio. Situazione analoga a Piazza Mercato, dove è evidente che i rifiuti accumulati sono stati abusivamente sottratti al servizio di rimozione dell’ASIA.

I fuochi sono stati dichiarati illegali e si stanno prendendo altri provvedimenti al riguardo. Nel frattempo però è lecito chiedersi: fino a che punto si può accettare il folklore? Si può affermare che una festa non abbia nulla a che vedere con la tradizione, additandola invece come criminale?  È possibile accettare di inalare fumi tossici in una città dall’impianto urbanistico così stretto?

Il docufilm di cyop&kaf: il cippo di Sant’Antonio sul grande schermo

La tradizione, tra paganesimo e cristianità, ha richiamato l’attenzione del duo di street artists napoletani. Il docufilm si chiama “Il Segreto” ed è uscito nel 2013, si interroga su queste stesse domande cercando di tenere in considerazione anche il punto di vista dei ragazzini. I due registi hanno detto al riguardo:

“Volevamo raccontare quello che accade in molte strade della città nel mese di gennaio, da un punto di vista il più possibile prossimo a quello di una banda di ragazzi. Seguirli nelle loro ricerche, osservare le alleanze e le scaramucce con altre bande, documentare i caratteri, il linguaggio, i codici di comportamento.
Eravamo certi che sarebbero emerse in questo modo, spontaneamente, tutte le domande che ci facciamo da tempo, e che è necessario farsi, sul rapporto che intercorre tra bambini e città.”

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