Torna Sabato 18 e Domenica 19 Maggio lo spettacolo “Il bambino con la bicicletta rossa – voci di un rapimento” al Teatro Rostocco, scritto e diretto da Giovanni Meola con Antimo Casertano.

Lo spettacolo vuole raccontare una storia avvenuta a Viareggio, attraverso le voci trasfigurate dei veri protagonisti di questa vicenda intricata e misteriosa, in cui la contrapposizione ideologica e politica ebbe un ruolo dominante.

Rapimento ed uccisione del piccolo Ermanno Lavorini attirarono da subito l’attenzione dei mass media e dell’opinione pubblica.

Uno scandalo di proporzioni inaudite per un Paese ancora puritano e benpensante. Gli adulti ingiustamente coinvolti nel caso furono distrutti nella reputazione: chi si suicidò, chi morì di crepacuore, chi ancora vide finire in polvere la sua carriera politica.

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La trama.

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Ermanno Lavorini, 12 anni, esce già da solo inforcando la sua bicicletta Super Aquila rossa. Ma un pomeriggio, da quel giro in bici, non torna più. Primo evento mediatico in assoluto in Italia, il caso-Lavorini fu sulla bocca di tutti, tutti si sentirono genitori, fratellini o sorelline del piccolo rapito. Poi, di lui, tutti si dimenticarono. Tutti. Ma ora il bambino ha di nuovo voce e ne sente a sua volta diverse altre, quelle di chi progettò, indagò, scrisse, depistò, raccontò. Di lui e del suo caso.

“Il Bambino con la Bicicletta Rossa” – si legge nelle note dell’autore – a 50 anni esatti da

 

allora, dall’intuizione di un attore che affida alla penna di un drammaturgo la sua piccola ossessione, ricostruire cioè la vicenda, dimenticata e sepolta nonostante il clamore enorme dell’epoca, e raccontarne i retroscena e i perché della sua scomparsa dalla memoria pubblica odierna.

Quell’autore si è fatto a sua volta prendere da quella piccola ossessione, facendola propria, e ha immaginato delle “voci”, nove voci da un rapimento per l’esattezza. Quelle dei veri protagonisti di questa intricata vicenda: il bambino, il Pistarolo, il Capo, il Playboy, il Ragazzino, il Sindaco, il Becchino, il Colonnello e il Magistrato.

Ma le ha immaginate trasfigurate, ognuna con una sua specifica caratteristica in sede di scrittura, ognuna coniugata in uno stile diverso (prosa, versi sciolti, rime, endecasillabi, anafore, ecc.).

Nove voci, tutte affidate a volto, corpo e voce di quello stesso attore che, in scena, anche attraverso un inesausto lavorio fisico, potrà raccontare quella che forse fu proprio l’infanzia delle stragi, come scrisse qualcuno in quegli anni, Cassandra inascoltata o forse volutamente trascurata.

 

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