Ikat: la rivoluzione della moda uzbeka

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Certo, l’Uzbekistan sembra così lontano e sotto molti aspetti lo è, ma è pure un Paese che nei millenni ha sempre conservato con noi un ‘fil rouge’ a partire dal grande patrimonio costituito dai filati e dai tessuti.

Oggi, proprio il mondo del fashion costituisce una piattaforma di dialogo fortissima, pur con le dovute storie identitarie e i propri percorsi.

Il “New Uzbek Fashion”, ci dice Gulnora Julia, esperta di moda nel suo Paese e organizzatrice di eventi internazionali, ha deciso di partire naturalmente dal proprio patrimonio costituito soprattutto dal mondo fantasmagorico dei colori intrecciati in mille modi degli Ikat. L’Ikat è un tessuto splendido che gioca sui contrasti cromatici creati da fasce più o meno larghe che si alternano variamente su un fondo predefinito creando varie geometrie. Ciò vuol dire, innanzi tutto, che il fashion designer ha una sorta di brand predefinito, apparentemente più limitato e che può e deve giocare soprattutto sui volumi, sulle ampiezze, sulle lunghezze. Naturalmente, ci dice ancora Julia, questo vuol dire che la moda uzbeka nel mondo deve contare soprattutto sulla qualità dei tessuti che, infatti, è altissima: da sempre l’Uzbekistan accoglie le grandi capitali della seta, del cotone, del cashmire, da Samarcanda a Buchara, è questa non è faccenda di poco conto.

Anche se noi poco li conosciamo, esistono, invece, brand di livello mondiale che giocano proprio con i colori, l’alta qualità e la straordinaria artigianalità che quasi (quasi!) compete con la nostra.

Pochi sanno, per esempio, che “Azucar Moreno”, che pure ha il “cuore” in Spagna, in realtà è un brand uzbeko che deve alla fashion designer Kamola Rustamova il sapiente gioco di tradizione e modernità degli Ikat che l’ha reso famoso.

Stesso discorso per ‘Suro Collection’ di Surayo Rashidova e ‘Gaf Haute Couture’ di Gayratkhon Khujamuratov che in giro per il globo muovono milioni di dollari. Ho il dovere di confessare a questo punto che molte notizie mi sono state date da Gulnora Julia, ma molte altre vengono da alcuni miei giovani allievi di design, attentissimi a ciò che si muove nel mondo, mentre noi continuiamo a pensare di esserne l’ombelico.

Quasi a nostra insaputa, non è più così.

Sempre loro (i giovani curiosi), insieme a Gulnora, ci dicono che non sono solo i designers uzbeki a muoversi verso di noi con le loro storie fashion perché, invece, la bellezza del textile uzbeko ha ‘catturato’ molti europei come la designer tedesca Marion Rocadchen che ha creato un’importante collezione neo-etnica proprio con i colorati Ikat, mentre l’azarbaijana Fakhriya Khalafova ha preferito usarli per abiti di haute couture di gran successo.

Come giustamente afferma la mia amica uzbeka Julia, “dovunque arrivino gli Ikat, accade qualcosa, grazie alla loro allegra bellezza che costringerà i designers europei a confrontarsi con la loro eleganza”.

Del resto, non è un caso se Milano, grande capitale cosmopolita della moda ha accolto sfilate di fashion uzbeko.

Spero che accada anche qui in Campania dove grandi marchi mondiali, grazie alla loro dinamicità, potrebbero ‘giocare’ con gli ikat uzbeki per rinnovarsi e diventare più cool. Sono certa che prima o poi questo accadrà e con successo.

di Jolanda Capriglione

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