Che cos’è la Shrinkflation e quali sono le conseguenze sui prodotti

Maria Carla Pilla 13/05/2025
Updated 2025/05/13 at 11:30 AM
4 Minuti per la lettura

Negli ultimi anni, i prezzi di beni e servizi stanno continuando ad aumentare in modo vertiginoso. L’inflazione ha colpito duramente l’ economia globale, ma c’è un’ altro fenomeno meno appariscente che sta minando il nostro potere d’acquisto, la shrinkflation: prodotti sempre più piccoli e di qualità inferiore.

Shrinkflation: cos’è?

Uno dei principali meccanismi è la shrinkflation: i prezzi rimangono apparentemente invariati, ma le confezioni si rimpiccioliscono. Si compra la stessa marca, allo stesso prezzo, ma con meno prodotto. La parola deriva dall’unione di due termini inglesi: shrink (restringere) e inflation (inflazione).

È una tecnica utilizzata da molte aziende per aumentare i margini di profitto senza sollevare troppe obbiezioni, proprio perché la differenza nel prodotto è quasi impercettibile.  Questo fenomeno colpisce soprattutto beni di uso quotidiano, dove anche piccole variazioni possono passare inosservate. Infatti per quanto riguarda i prodotti che acquistiamo abitualmente siamo soliti “abbassare le difese”: siamo meno propensi a confrontare i dettagli sulle etichette, dando per scontato che siano sempre gli stessi.

Circa la metà dei prodotti analizzati per verificare questo fenomeno ha subito incrementi di prezzi superiori  perfino al 30%. Un caso evidente riguarda un famoso detersivo per piatti, che nel giro di pochi mesi è passato da 1 litro a 850 ml, con un aumento del prezzo al litro superiore del 50%, pur mantenendo lo stesso dosaggio consigliato. Questo porta ad acquisti più frequenti e spese maggiori che nel lungo periodo gravano sull’acquirente totalmente inconsapevole.

La qualità dei prodotti sta peggiorando

Parallelamente stiamo assistendo a un peggioramento generale della qualità. Le aziende, per contenere i costi, stanno sostituendo ingredienti o componenti di qualità con alternative più economiche. Un esempio emblematico è il burro di arachidi: alcune marche hanno iniziato a rimuovere l’olio di arachidi naturale per venderlo separatamente, rimpiazzandolo con oli più scadenti. Il risultato è un prodotto dal gusto e dal valore nutrizionale inferiori. Lo stesso accade con molti altri alimenti confezionati, sempre più ricchi di emulsionanti, zuccheri aggiunti, dolcificanti artificiali ed ingredienti a basso costo.

Ma il problema non riguarda solo il settore alimentare. Dai vestiti all’elettronica, fino ai servizi digitali, la tendenza è chiara. Perfino i servizi di streaming, ad esempio, offrono oggi meno contenuti, distribuiti tra numerose piattaforme, con regole più rigide su account e condivisione.

Perché succede tutto questo?

Gran parte della colpa è ovviamente da attribuire alle aziende che cercano di raggiungere un margine di profitto più alto attraverso l’abbassamento della qualità dei prodotti. Ma la realtà è più complessa. Parte della responsabilità ricade anche sui consumatori, che negli ultimi anni hanno dimostrato — anche inconsapevolmente — di accettare questa tendenza. La popolarità di siti come Temu, Wish o Shein, che puntano tutto sul prezzo sacrificando la qualità, dimostra che i consumatori preferiscono prodotti di bassa qualità, ma a prezzi molto bassi.

La pandemia ha poi accelerato questa tendenza. In un momento di crisi globale, molte aziende hanno giustificato i tagli come misure temporanee. Tuttavia, molte di queste “soluzioni di temporanee”  sono diventate permanenti.

Le conseguenze a discapito dei consumatori

Questi tagli di qualità, però, portano delle conseguenze: gravano sulla nostra salute, sul nostro tempo e sull’ ambiente. In un mondo dove l’abitudine ha preso il sopravvento sarà difficile prendere coscienza e combattere questa tendenza. Uno dei modi per affrontare questa problematica risiede nello scegliere con più responsabilità ciò che acquistiamo e comprendere il valore del prodotto allontanandoci, così, dalle opzione comode ma di bassa qualità.

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