Parcheggiatori abusivi

I parcheggiatori abusivi soffocano il senso di sicurezza e l’attrattività dei luoghi

Francesco Balato 21/06/2024
Updated 2024/06/21 at 1:56 AM
7 Minuti per la lettura
Parcheggiatori abusivi

Come è piacevole passeggiare costeggiando il mare quando la passeggiata non sia costantemente disturbata da escrementi di animali o da rifiuti che costringono il camminatore a zigzagare, magari rifugiandosi nei luoghi più impervi onde evitare sgradevoli sorprese.  

È ancora più dura per chi conduce carrozzini per bambini o disabili: nonostante i (pur presenti) percorsi privi di barriere architettoniche incontrano puntualmente l’ostacolo, spesso l’automobile, che qualche simpatico cittadino lascia incustodita, sbarrando il passaggio alle rotelle. Ancor peggio se si usa l’automobile, specialmente quando a destinazione è il momento di lasciarla per godersi il desiderato gelato al bar o l’aperitivo nelle scintillanti spiagge, sempre più attrezzate.  

È quello il momento in cui bisogna fare i conti con la questione parcheggio che solitamente d’estate diventa a dir poco drammatica soprattutto per le persone perbene. Nessun problema naturalmente per i parcheggi regolari, quelli debitamente autorizzati dall’autorità pubblica. Ma il dramma inizia quando ci si imbatte nello sciame dei parcheggiatori abusivi, purtroppo presenti anche sul nostro splendido litorale.  

La figura del parcheggiatore abusivo 

Perché abusivo? Perché privo di qualsiasi autorizzazione all’esercizio dell’attività di ausilio alla sosta che, per poter essere lecita, deve essere espressamente autorizzata. A volte i comuni esercitano direttamente il servizio: fissando le famose strisce blu che naturalmente dovrebbero essere sorvegliate dalla forza pubblica; o ne concedono la gestione a privati che, dietro il pagamento di una somma periodica all’amministrazione gestiscono l’area percependo il pagamento dagli utenti e sorvegliandola con gli “ausiliari”, cui la legge attribuisce anche il potere di accertare le eventuali violazioni.  

Cosa accade a chi svolge l’attività usurpandola? Il parcheggiatore abusivo può incorrere in alcune conseguenze negative che proviamo sinteticamente a descrivere. La legge, soprattutto quella più recente, ha preso molto sul serio il contrasto a questa forma di abuso che si traduce non solo nel trattenere somme che andrebbero all’ente pubblico (che poi le dovrebbe destinare per migliorare strade e servizi), ma nel contempo toglie occasioni di lavoro a chi intenda svolgere legalmente l’attività, o comunque sottraendo denaro ai cittadini che in caso di sosta libera non dovrebbero pagare nulla.  

Le possibili sanzioni  

Nel 2017 è stata modificata la norma del codice della strada che puniva (e punisce ancora) con sanzione amministrativa l’attività di parcheggiatore abusivo. Chi viene sorpreso a svolgerla viene sanzionato con l’elevazione di un verbale che lo obbliga a versare nelle casse pubbliche una somma da 769 a 3095 euro.  

Ma nello stesso anno il legislatore ha pure stabilito che se la persona è recidiva, cioè venga sorpresa quando è già stata sanzionato in via definitiva per la stessa attività, la sanzione diventa penale: commetterà reato e potrà essere processato e condannato con pena da 6 mesi a 1 anno di arresto (art. 7, comma 15 bis, del codice della strada). 

Ma non finisce qui. Anche quando la condotta non costituisca reato, e quindi quando resta un’infrazione amministrativa che comporta solo una sanzione di denaro, l’organo accertatore (poniamo i vigili urbani, ma più in generale le forze dell’ordine) irrogano all’abusivo anche l’ordine di allontanamento dal luogo dove è stato trovato.  

Normalmente si tratta di luoghi come stazioni, strutture di trasporto, ma anche diversi come, appunto, stabilimenti balneari vicini ad aree pubbliche, dove la presenza di queste persone genera spesso anche un diffuso senso di insicurezza per la comunità.  

Il legislatore coglie sempre di più questo sentimento di insicurezza e di scarso decoro degli spazi pubblici, apprestando un energico contrasto. Oltre all’ordine di allontanamento (art. 9, DL n. 14 del 2017), la legge affida al questore il potere di emettere un provvedimento motivato con il quale pone il divieto di accesso a determinati luoghi: è il cosiddetto DASPO urbano che, similmente a quello che viene irrogato ai facinorosi da stadio, può colpire anche chi (come il parcheggiatore abusivo) staziona in determinate aree per svolgervi un’attività che è proibita. 

Tutto ciò se il parcheggiatore si limita a svolgere l’attività senza permesso. Se lo stesso a ciò aggiunga la pretesa di essere pagato per il “servizio”, può configurarsi il reato di estorsione che comporta la pena ben più severa da cinque a dieci anni di reclusione e da 1.000 a 4.000 euro di multa (salve le riduzioni per la lieve entità). 

Immaginate l’abusivo che, al rifiuto di pagare il parcheggio, fa intendere all’automobilista (anche velatamente) che potrebbero esservi dei danni all’autovettura o che gli impone (con violenza o minaccia) di spostarsi per far parcheggiare altri: correrà seriamente il rischio di commettere un’estorsione, con possibilità di arresto in flagranza. Inoltre, se ne viene accertata la pericolosità sociale, l’abusivo potrebbe anche vedersi destinatario della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. 

Perché il fenomeno stenta a scomparire? 

Domanderete a questo punto come sia possibile che a fronte di questi rischi, continuiamo a trovare nugoli di giovani e non che vi si dedicano? La risposta è principalmente che non vi sono adeguati controlli; che per ragioni varie il territorio proprio nei periodi di maggiore bisogno è lasciato indifeso, così rievocando periodi più bui, quando l’intera attività era nelle mani della camorra.  

Basterebbe puntare sulla videosorveglianza che ormai è l’unico modo (vi punta la stessa legge) per assicurare il decoro dei luoghi senza dover necessariamente mettere sul territorio centinaia di agenti che mancano. Sarebbe necessario perché queste pratiche barbare oltre a rendere poco attraenti i luoghi, sono il segno di un’inciviltà che è dura a morire e che spesso prospera nel disinteresse dei cittadini che talora la tollerano anche sorridendoci su, ritenendo erroneamente che sia un servizio alla comunità, ma dimenticando che potrebbero svolgerlo giovani reclutati legalmente versando gli introiti nelle casse pubbliche; e trascurando che tali attività contribuiscono spesso ad arricchire le mafie (che ancora controllano molti spazi, imponendo percentuali ai parcheggiatori) e, comunque, lasciando un profondo senso di insicurezza e di inciviltà in quella parte della cittadinanza che pretende giustamente il rispetto della legalità. 

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