I diritti umani violati a Gaza

Redazione Informare 08/11/2023
Updated 2023/11/07 at 8:12 PM
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Il presidente Joe Biden ha recentemente dichiarato in merito all’invasione di Gaza che, mentre le democrazie come quella americana e israeliana si adeguano alle leggi di guerra e alla Convenzione di Ginevra durante gli scontri armati, i terroristi come Hamas violano i diritti umani e prendono di mira i civili. Lo stesso giorno Joseph Borrell, Alto rappresentante dell’Unione, ha puntato il dito contro Hamas, ma ha anche criticato Israele, sottolineando le continue violazioni del diritti umanitario di cui si sta macchiando.

Sono scadute le 4 ore concesse ai civili per mettersi in salvo

L’invasione di Gaza è iniziata il 27 ottobre e ad oggi sta ancora proseguendo. Per tutta la durata delle operazioni Israele ha tagliato gli approvvigionamenti di acqua nella Striscia, ha bloccato le comunicazioni, lasciato città ed ospedali senza corrente elettrica e sospeso gli aiuti umanitari. Il tutto mentre continuava con i raid aerei su città e campi profughi e preparava un accerchiamento di Gaza City che ricorda gli assedi medievali.

Alle 14, ora israeliana del 7 novembre, sono scadute le 4 ore di tempo che Israele ha concesso ai civili per abbandonare il nord della Striscia e mettersi in salvo. Il tempo concesso a milioni di civili è assolutamente insufficiente.

Tassonomia dei diritti umani infranti a Gaza

Il diritto internazionale umanitario durante i conflitti armati è quella parte del diritto internazionale che si applica per circoscrivere la violenza delle forze belligeranti ai soli combattenti, cercando di salvaguardare i civili. Una violazione grave dei diritti umani, come sta avvenendo a Gaza, è un crimine di guerra ed in quanto tale punibile sul piano internazionale.

Le Convenzioni di Ginevra e i loro Protocolli aggiuntivi del 1977 sono universalmente ratificate, in particolar modo il primo Protocollo aggiuntivo del 1977 racchiude disposizioni sulla conduzione della guerra, come il divieto di attaccare persone e oggetti civili o la limitazione dei mezzi e dei metodi autorizzati.

Secondo il Ministero della Salute della Striscia di Gaza (controllato da Hamas) sarebbero state uccise 10.328 persone, 4.237 sarebbero bambini. Già questa costituisce una grave violazione dei diritti umani e un crimine di guerra. Per citare solo la Convenzione di Ginevra del 1951, Israele avrebbe dovuto concludere accordi per lo sgombero e la liberazione delle zone assediate in cui si trovano fanciulli, infermi, malati, feriti e donne incinte (Art. 17); concedere il passaggio di rifornimenti di viveri e cure sanitarie (Art. 23); identificare, proteggere e, se necessario, ricollocare in Paesi neutrali coloro che sono rimasti orfani durante il conflitto (Art. 24).

Durante i conflitti armati spetta alla forza occupante garantire l’accesso ai beni e servizi essenziali, e nel caso in cui non dovessero essere disponibili, disporre corridoi per garantire gli approvvigionamenti necessari. Finora, in un mese di guerra, sono stati fatti entrare in tutto circa 500 camion di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza: cioè la quantità che prima del 7 ottobre entrava quotidianamente nella Striscia. La popolazione assalta i centri di rifornimento ONU perché disperata. Una situazione che ha provocato l’intervento di Karim Khan, il procuratore capo della Corte penale internazionale recatosi al valico di Rafah, da dove ha annunciato che la Corte sta indagando la possibilità che il blocco degli aiuti verso la Striscia possa configurarsi come un crimine di guerra

Paltel, società di telecomunicazioni palestinese, ha più volte annunciato che Israele ha interrotto le comunicazioni e i servizi internet, i gazawi non possono comunicare tra loro o con l’esterno. Molti abitanti hanno dichiarato di non sapere se i propri parenti siano vivi o morti perché non possono contattarli. Questa è un’ulteriore sofferenza psicologica che viene loro inflitta, Israele dice che il blocco è dovuto per evitare le comunicazioni tra i membri di Hamas, ma ciò costituisce ugualmente una violazione dei diritti umani.

Anche la fornitura di acqua dipende da Israele, ma fino al 3 novembre i tre condotti che permettevano gli approvvigionamenti sono stati bloccati. Ad oggi 2 dei 3 sembrano essere nuovamente funzionanti, ma l’ONU annuncia che la fornitura di acqua non inquinata è sufficiente a soddisfare solo il 5% della popolazione di Gaza.

Qualcuno dovrà rispondere di questi crimini?

Di solito quando si parla di violazione del diritto umanitario, come avvenuto più volte in questo caso, la responsabile sarebbe la Corte Penale Internazionale (ICC). La Palestina ha ratificato lo Statuto di Roma il primo aprile 2015, riconoscendo la competenza dell’ICC. Israele, così come gli Stati Uniti, non l’ha mai ratificato, ma l’ICC ha dichiarato di avere competenza per giudicare sia quanto successo nella Striscia, sia quanto accaduto nel sud di Israele.

I crimini commessi da Israele sono molteplici e non sono tutti nella Striscia di Gaza. Israele durante le operazioni nei campi profughi di Jenin e di Jericho ha causato anche la morte di alcuni bambini, quando occupa i territori della Cisgiordania applica regole dittatoriali nei confronti dei palestinesi che ci vivono e ora perpetua attacchi in zone densamente abitate dalla popolazione civile.

Al momento gli sfollati dovrebbero ammontare a circa 1.4 milioni di persone, 1/10 del patrimonio abitativo a Gaza sarebbe andato distrutto e centinaia di migliaia di persone hanno perso la propria abitazione. Coloro che si recano al valico di Rafah nella speranza di venir accolti in Egitto non sanno cosa gli accadrà in futuro. I palestinesi hanno già dovuto affrontare una diaspora nel 1948 e ora temono di dover affrontare una nuova Nakba (in arabo vuol dire “disastro” o “catastrofe”).

In astratto i crimini commessi da Israele sarebbero punibili sia tramite corti interne che dall’ICC, ma la volontà di procedere e la collaborazione degli attori sul terreno è tutta da dimostra e la Corte penale non potrebbe procedere in alcun modo agli arresti necessari senza il loro benestare.

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