“Guerra alla Camorra”: Il generale Burgio presenta il suo libro a Castel Volturno

Stefano Errichelli 22/03/2025
Updated 2025/03/23 at 10:32 AM
5 Minuti per la lettura

La sala conferenze della Scuola Forestale dei Carabinieri, sede del Centro Addestramento di Castel Volturno, ha ospitato oggi la prima presentazione nazionale del libro “Guerra alla Camorra“, scritto dal Generale di Corpo d’armata Carmelo Burgio. Un incontro che ha attirato un pubblico attento e interessato a un periodo cruciale della lotta alla camorra, caratterizzato dalla guida dell’allora colonnello Burgio al Comando provinciale dei Carabinieri di Caserta.

L’evento, organizzato dal collettivo Start Odv, ha visto la partecipazione di autorità locali, giornalisti, e membri della società civile. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Castel Volturno, Pasquale Marrandino, l’incontro è stato moderato dal giornalista Vincenzo Ammaliato, che ha introdotto gli ospiti e l’autore. Il cui libro racconta i cinque anni di esperienza del Generale dei Carabinieri Carmelo Burgio, passati sul campo contro il clan dei Casalesi. L’autore ha ripercorso le tappe salienti del suo mandato, tra cui l’arresto del killer Giuseppe Setola, una delle figure più letali della camorra casertana.

Castel Volturno, sala conferenze del Centro di addestramento della scuola forestale dei Carabinieri

Il confronto sugli anni bui della provincia di Caserta

Il volume “Guerra alla Camorra”, edito da Vallecchi Firenze, offre uno spaccato della realtà sociale e criminale della provincia di Caserta durante il periodo in cui il generale Burgio ha diretto l’azione dei Carabinieri, in un contesto in cui l’illegalità permeava ogni aspetto della vita quotidiana. Il libro diventa così un’importante testimonianza di quella lotta, ma anche uno strumento per riflettere sul cambiamento del territorio, se e come esso sia stato davvero trasformato da quegli interventi.

I partecipanti alla discussione, tra cui Rosa Clardullo, figlia di Antonio Clardullo, vittima innocente della camorra, Tina Cioffo, giornalista e membro del “Comitato Don Diana”, Luigi Ferrucci, presidente nazionale “Fai Antiracket“, Gianni Molinari, caporedattore del “Il Mattino”, e Cesare Sirignano, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord. Hanno condiviso le proprie riflessioni sull’evoluzione del territorio di Castel Volturno e più in generale sulla lotta alla camorra, con uno sguardo alla memoria e al ricordo di figure come Don Giuseppe Diana.

L’incontro ha offerto non solo un’opportunità di confronto sulla camorra e sui suoi effetti devastanti, ma anche un momento di riflessione sulla resilienza della comunità, che ha saputo affrontare la violenza e l’illegalità con un impegno collettivo per la cultura e l’educazione. Il libro del Generale Burgio, si inserisce quindi come un pezzo fondamentale di quella lotta che continua anche a distanza di anni. Rappresentando un incoraggiamento per le generazioni future a non dimenticare e a combattere le radici della camorra con la forza della conoscenza e della cultura.

Il Generale Burgio presenta il suo libro alla platea

Generale Burgio: “A Caserta anni indimenticabili”

Poco prima dell’inizio della presentazione il Generale Carmelo Burgio, ha raccontato ai nostri microfoni alcuni aneddoti sui cinque anni trascorsi alla Comando provinciale.

Quanto è stato difficile lavorare in quegli anni in provincia di Caserta?

«Lo scrivo nel libro e confesso che non volevo operare il provincia di Caserta, avevo già lavorato in territori difficili e pensavo potesse bastare così. Ho raccolto la sfida ed è stata la cosa più bella di tutte, dai tre anni previsti inizialmente, ho operato per cinque ed ero disposto a lavorare per altri cinque. Devo ammettere che sono stati anni difficili, ma non del tutto, perché ho avuto a mia disposizione i migliori uomini e la possibilità di collaborare con dei grandi magistrati. Tra Procura di Santa Maria Capua Vetere e il Tribunale di Napoli, ho trovato dei professionisti incredibili. Sempre pronti al supporto e al dialogo devo ringraziare senz’altro loro e i miei uomini, e i tanti casertani perbene».

Ci racconta il momento più difficile dei suoi anni al Comando provinciale?

«Senz’altro quando ci è scappato Giuseppe Setola, latitante, fuggito attraverso le fogne. In quel momento ci sembrava di essere arrivati all’obbiettivo, ma in un secondo sfumò tutto via. In quei momenti ho capito quanto sia importante ripartire più determinati e convinti di prima. Nel libro ne parlo attraverso la metafora di una partita di calcio, eravamo sotto di un goal, a pochi minuti dalla fine. Non potevo far trasparire rabbia e frustrazione ai miei uomini per non condizionarne l’umore. Devo ammettere che sono stato circondato dai migliori uomini, che hanno reso i cinque anni di permanenza a Caserta, davvero importanti».

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