Il divario economico, sociale e culturale tra il Nord e il Sud Italia è un argomento più che demodé; questo perché ne si parla dai tempi dell’unità d’Italia e della questione meridionale. Per quanti progressi e cambiamenti ci siano stati, i luoghi comuni, i pregiudizi, ma anche i dati statistici, non lasciano dubbi sulle differenze ancora esistenti. Il 10 settembre 2015 l’Espresso pubblicò un’inchiesta intitolata “È sparito il Sud” scrivendo come sottotitolo “Crollo delle nascite. Città abbandonate. Economia immobile. E nessuna strategia. Un terzo del Paese è come dimenticato. Scomparso dalle mappe. Per il governo, la sfida più difficile. Sempre che voglia davvero affrontarla”.
L’inchiesta analizzava dati risalenti a statistiche effettuate nel 2014 e tra le voci analizzate troviamo quella del tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) che era del 26,6% in media per il Sud Italia e un 47,0% nel Centro-Nord. Anche la percentuale dei giovani laureati era del 19,75% per il Mezzogiorno contro un 26,3% del Centro-Nord. Dal 2014 al 2021 sono cambiate un’infinità di cose, a cominciare dall’avvento della pandemia, poco meno di due anni fa; nonostante ciò lo svantaggio del Mezzogiorno rimane elevatissimo, con un tasso di occupazione del 48%, rispetto al 71,5% del Nord e al 67,4% del Centro (ISTAT), in questo caso non parliamo solo dei giovani. Le cause per cui tutto ciò accade sono in primis antichissime e inoltre legate a meccanismi economici e sociali molto complessi. C’è da dire però che le motivazioni che spingono i giovani del Sud a “scappare” dalla loro terra natia sono molto variegate ed interessanti.
Abbiamo approfondito chiedendo in prima persona a loro: i giovani, studenti e lavoratori, originari del sud, che hanno intrapreso la scelta di trasferirsi al Nord Italia.
«Io penso che uno studente del Sud, per quanto ami la sua terra e sia felice di dare un contributo ad essa, sia quasi costretto a spostarsi al Nord, perché le opportunità lavorative sono molto superiori. Parlando per esempio di aziende importanti, queste sono concentrate per lo più al Nord. In aggiunta il Meridione accusa una mancanza di collegamento dal punto di vista lavorativo con il resto del mondo e anche solo con gli altri paesi dell’Europa. Parlando poi, ancora più banalmente, di indirizzi universitari, in una città come Milano nell’ultimo ventennio sono nate Università dotate di indirizzi specifici e molto all’avanguardia in grado di preparare gli studenti a lavori innovativi e moderni», parla uno studente della Bocconi di Milano.
«Io non credo che la mia sia stata solo una scelta lavorativa, non voglio cadere in stereotipi o luoghi comuni, in quanto sono molto legata alla mia terra e credo che il Sud abbia tante altre cose che al Nord invece mancano, però c’è da dire che la modernità e l’apertura mentale che c’è qui siano una cosa completamente diversa. Le persone sono aggiornate su tutto e soprattutto aperte a tutte le evoluzioni che, nel XXI secolo, sono all’ordine del giorno. È raro trovare casi di arretratezza o se ci sono non manca mai lo sforzo di comprendere e aggiornarsi, senza mai restare nel passato e chiusi nei propri ideali ormai superati», ci confessa una studentessa del San Raffaele di Milano.
Conclude un giovane lavoratore che è approdato nel mondo del lavoro da 2 anni ma con le idee molto chiare: «Io che ormai sono laureato e lavoratore da 2 anni posso dire di aver fatto la scelta giusta. Non si tratta solo di formazione, ma di come qui le Università si rapportino con il mondo del lavoro in maniera diretta. Muoversi dal Sud non è altro che il risultato della mancanza di alternative. Finché non lo si vive non si può avere idea del tipo di vita e dello standard che invece il Nord offre. Accettando quella realtà, che è una realtà in cui l’aspettativa di vita è bassa, non si può sapere che altrove ci sia qualcosa di più. Al Sud il tasso di disoccupazione è davvero alto e questo non può far parte della normalità. La disoccupazione in un paese fondato sul lavoro non è la normalità e avere un’occupazione è semplicemente uno dei diritti fondamentali del cittadino».
Nonostante le esperienze che abbiamo ascoltato e le indagini svolte, non deve mancare la voglia di lottare per cambiare le cose. Sono in molti che decidono di andare al nord sperando poi di poter tornare e dare qualcosa alla propria terra facendo parte del cambiamento. Non bisogna arrendersi!
di Benedetta Calise



















