“Cazzimma”, dal dialetto napoletano a neologismo quotidiano

Cazzimma

C’è un termine dialettale campano molto diffuso, che designa una serie di atteggiamenti, comportamenti e modi di fare tipici di una persona furba, non limpida e che sembra aver capito “comme se fa a campà”, insomma. Tale termine è “cazzimma”. Sebbene usato da tempo, per esempio, con accezione positiva, dal presidente del Napoli De Laurentiis che sprona, sulle reti nazionali, i suoi giocatori ad avere più “cazzimma”, resta un termine il cui significato d’origine è quanto più lontano possibile dal concetto di TRASPARENZA, CORRETTEZZA e LEALTÀ. Capita, talvolta, che questo neologismo sia argomento di conversazione tra persone comuni, le quali asseriscono quanto nella vita sia importante avere questa (presunta) qualità e quanto, chi invece ne sia sprovvisto, a malapena riesca a sopravvivere nella giungla dei furbi.
Incuriosita, approfondisco il significato che ne dà il vocabolario Treccani. Mi “fermo” (si fa per dire) ai primi tre:

  1. Atteggiamento o comportamento improntato a furbizia opportunistica e cinica, teso a ottenere il proprio esclusivo tornaconto senza preoccuparsi del fatto di poter in tal modo nuocere ad altri.
  2. Cattiveria, perfidia, malvagità anche gratuita, immotivata.
  3. Atteggiamento o comportamento deciso, risoluto o anche aggressivo, interpretato favorevolmente come espressione di forza e personalità.

Poi leggo ciò che ne pensa a riguardo il grandissimo cantautore napoletano Pino Daniele:

«Già, “’a cazzimma”. Chi non è napoletano e non ha mai avuto modo di sentire questo termine, si chiederà giustamente di che si tratti. Ebbe’, “cazzimma” è un neologismo dialettale molto in voga negli ultimi tempi. Designa la furbizia accentuata, la pratica costante di attingere acqua per il proprio mulino, in qualunque momento e situazione, magari anche sfruttando i propri amici più intimi, i propri parenti […]. È l’attitudine a cercare e trovare, d’istinto, sempre e comunque, il proprio tornaconto, dai grandi affari o business fino alle schermaglie meschine per chi deve pagare il pranzo o il caffè».

Pino Daniele, Storie e poesie di un mascalzone latino, Napoli, Pironti, 1994, pp. 52-53.

Basta questo approfondimento di un freddo giorno dicembrino a ritenere questa “qualità” una cosa tutt’altro che lodevole e a continuare a non stimare chi ce l’ha.

di Teresa Lanna

About Teresa Lanna

Laureata in "Lingue e Letterature Straniere" nel 2004, nel 2010 ha conseguito la Laurea Magistrale in "Arte Teatro e Cinema" presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Tra le sue più grandi passioni, l'Arte, la Fotografia, il Cinema, la Letteratura, la Musica e la Poesia. Grande sostenitrice dell'Art.3 della Costituzione Italiana, è da sempre allergica ad ogni tipo di ingiustizia sociale. In vetta alla classifica delle città che ama di più ci sono Napoli e Firenze.