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Gino Pellegrino è il Sindaco di Parete ed uno dei più seguiti durante questa pandemia, grazie ad i suoi costanti aggiornamenti sulla situazione. Ha destato molto interesse il suo recente post, dove ha detto: “Purtroppo si lasciano le persone prima consumare a casa e poi le si ricovera. Quando c’è poco da fare”. E che insomma si muore per mancanza di posti letto. Abbiamo intervistato il Sindaco in via telematica proprio in questi giorni.

Quali sono le difficoltà maggiori che sta riscontrando da amministratore durante questa crisi?

Le difficoltà di questa situazione sono molteplici e nessuna è da considerarsi di minore rilevanza rispetto alle altre. Indubbiamente l’aspetto umano è qualcosa di molto delicato da affrontare: i cittadini hanno bisogno di sapere cosa gli accade, di sentire che ci siamo, che tutta la comunità fa rete e si stringe in questi momenti difficili, che ogni esigenza è ascoltata e supportata in tutti i modi possibili. In questi giorni, ad esempio, la ricerca di bombole d’ossigeno è rigorosa ed incessante. Dove non arriva l’azienda sanitaria cerchiamo di esserci noi nei limiti del possibile, abbiamo già raccolto quasi 20 bombole ma ne servono ancora altre.

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Ammetto che non è semplice per un Sindaco far fronte a questa emergenza. Una singola voce, benché forte e decisa, talvolta può non essere sufficiente davanti al crollo della sanità locale.

Nei tavoli presidiati dai Sindaci dell’agro aversano, uno dei punti sempre all’ordine del giorno è l’emergenza covid. Nell’ultima riunione del 17 novembre, abbiamo discusso ed analizzato la ripresa delle attività didattiche in presenza, è stato chiaro l’esito della riunione dopo aver vagliato i dati: non è possibile pensare di non adoperare la DAD, anche tra i più piccoli, malgrado i limiti.

È chiaro che la medicina locale sia al collasso e questo non consente già solo tempestività dell’esito dei tamponi. Non possiamo permetterci altri focolai e la riapertura delle scuole, senza le dovute precauzioni, porterebbe inevitabilmente a questo.

All’inesistente assistenza sanitaria domiciliare abbiamo risposto destinando le risorse che avevamo stanziato per gli eventi natalizi e sottoscrivendo una convenzione con una società di ambulanze private per garantire ai nostri concittadini una prima e certa assistenza domiciliare. Non compete al comune ma non si può restare a guardare. Salute e cure vengono prima di addobbi e festeggiamenti che potranno sacrificarsi per il bene collettivo.

Parlando della città di Parete, negli ultimi anni come Sindaco è riuscito ad attivare progetti importanti come il Museo di Arte Contemporanea nel Palazzo Ducale, il Parco Agricolo Urbano ed il recupero delle cascine storiche, l’avvio dell’iter per la pianificazione urbana della città e tanto altro. Amministrativamente parlando, lei è una fonte di ispirazione di buona politica da cui attingere. Ma ciò sembra straordinario solo perché accade in poche realtà locali, quando in realtà dovrebbe essere ordinario. Lei è un architetto e la sua formazione ed esperienza professionale -il premiato FOOF di Mondragone o il recupero delle cave orizzontali attraverso il Plana Resort- sembrano influire molto sulla sua politica amministrativa; quanto conta conoscere le buone pratiche di sviluppo territoriale per guidare una giunta?

Un Sindaco ha l’onere e l’onore di rappresentare una comunità, di far fronte ad esigenze, necessità, vicissitudini. In qualità di Primo Cittadino del Comune di Parete il mio impegno è quello di migliorare la qualità della vita dei miei concittadini.

Malgrado l’emergenza il lavoro di management non è in pausa, difatti il Comune di Parete ha da poco accordato l’acquisto del 50% dei “Campetti di Don Peppino” uno spazio di gestione privata che per anni è stato centro di aggregazione e divertimento e che a breve sarà patrimonio comunale.

Credo fermamente che la conformazione urbana della città influenzi le attitudini e la qualità della vita di ogni singolo cittadino.  Spazi grigi, privi di verde, di decoro, in cui risulta impossibile anche solo fare una passeggiata a piedi, sono spazi che limitano gli stimoli e che favoriscono pigrizia e disattenzione all’ambiente collettivo. La mia missione è stata quella di rendere accogliente e vivibile la città immaginando un degno benvenuto già dall’ingresso.

È stato fatto tanto e c’è ancora tanto da fare. Indubbiamente conta conoscere le buone pratiche di sviluppo territoriale per guidare una giunta ma ancor di più conta aver visione, bisogna avere chiaro l’obiettivo per realizzare il processo di cambiamento. Posso dirmi soddisfatto del lavoro svolto fino ad oggi, sono stati quattro anni avvincenti, pieni di soddisfazioni per i risultati raggiunti e altrettanto ricchi di momenti di difficoltà, non ultimo l’emergenza sanitaria per la pandemia da Covid-19.

La verità è che vedere una città che cambia ti rigenera; ed è con una carica ancora maggiore che ho deciso di ricandidarmi alla guida della città.

Sento la responsabilità e l’onere di portare a compimento il lavoro avviato con il supporto di tutti i cittadini che hanno un ruolo determinante nel rendere la nostra città un luogo sempre più bello da vivere.

Lei ha trasformato, sia da imprenditore che da Sindaco, territori negati in luoghi attraenti e da proteggere; sembra sia la strada giusta da intraprendere. Cosa consiglia a chi vuole intraprendere la strada della buona politica?

Scommetto sul mio territorio perché penso lo meriti. Le sfide mi sono sempre piaciute ma più di tutto credo nel cambiamento. Tutti i progetti a cui mi appassiono sono progetti che portano in essere la voglia di rigenerare e di ridare vita ad aree abbandonate, impattando positivamente sul territorio e sulla vita della comunità circostante e non.

Se c’è qualcosa che sento di voler consigliare è di non demordere mai. Le difficoltà e le insidie sono molteplici, la forza d’animo è un elemento imprescindibile per la buona riuscita di un progetto, che si tratti di politica o meno.

Inoltre, bisogna scegliere con cura i progetti a cui dedicarsi e farlo senza riserve. Bisogna circondarsi di un team interconnesso e che abbia fiducia nel management. Bisogna avere chiaro l’obiettivo finale e comunicarlo perché ogni membro della squadra ne possa prendere parte attivamente.

La collaborazione è alla base di un progetto riuscito e questa la si stabilisce con la cognizione di causa che solo chi crede fermamente in ciò che fa, può avere.

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Il padiglione del Brasile
Ricordiamo che fu acquistato il padiglione del Brasile, tra i più visitati dell’EXPO 2016, elogiato dalle figlie di Obama. È stato visto smontato fuori al FOOF tempo fa e attendiamo, come tanti, da allora di poterlo percorrere. Può anticiparci qualcosa in merito, se sarà presto fruibile?

Con immenso entusiasmo annuncio che sarà possibile visitare il Padiglione Brasile dalla primavera 2021. Sarà parte integrante di Laghi Nabi, progetto di rigenerazione di ex-cave di sabbia in Castel Volturno, in Via Occidentale.

di Francesco Cimmino

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