Bambino in carcere con la madre reclusa

Giacomo ha solo 2 anni ed è già “detenuto” a Rebibbia

Giovanni Cosenza 24/07/2024
Updated 2024/07/24 at 2:55 AM
6 Minuti per la lettura
Bambino in carcere con la madre reclusa

Ha fatto molto parlare l’articolo di Repubblica che riporta il caso di Giacomo (nome di fantasia), un bambino di 2 anni che vive con la madre nella sezione nido del carcere di Rebibbia. E lì da ottobre, quando la donna, trentenne, fu arrestata per reati minori. Il giudice non poté affidare il piccolo al padre perché anche lui è detenuto a Rebibbia. Giacomo incontra il padre una volta a settimana, in carcere. A sollevare il caso sono state le volontarie dell’associazione “A Roma insieme-Leda Colombini” che dal 1994 si occupa di bambini che vivono in carcere con le madri detenute.

Dice solo «apri, chiudi»

Le volontarie dell’associazione A Roma Insieme vanno tutti i giorni a Rebibbia per portare Giacomo ad un nido esterno la mattina e a riportarlo in carcere il pomeriggio. E questo accade tre volte a settimana perché Giacomo, la gran parte del tempo, la passa dietro le sbarre, senza avere la possibilità di giocare con i suoi coetanei. Giacomo è attualmente l’unico bambino ospitato nel carcere romano insieme alla madre. Una delle volontarie racconta: «Lui è contentissimo di andare al nido. Io entro con l’auto dentro il carcere, quando salgo a prenderlo lo trovo dietro il vetro di sicurezza con le sbarre che mi aspetta. Mi vede e gli si illumina il viso. Scendiamo insieme i 16 gradini che portano all’atrio e provo a fargli ripetere i numeri.

Poi quando in auto aspettiamo che le guardie aprano il cancello, lui cominciare a dire: «Apri, apri, apri». Giacomo, sei contento di andare a scuola? «Si». «Di vedere la tua maestra? Si», «E i tuoi compagni? Si». «Quando ci avviciniamo a Rebibbia – continua una delle volontarie – e lui riconosce le mura di cinta, allora dice sempre «mamma» perché capisce che lo sto riportando da lei. E mi si stringe il cuore quando, dopo aver varcato il grande cancello di ferro con le sbarre, Giacomo dice «chiudi». Sa che le guardie ce lo richiudono subito alle spalle». Il resto delle giornate Giacomo le passa a guardare la TV, in cella.

Qualcosa potrebbe cambiare

Martedì prossimo la Commissione Giustizia del Senato comincerà la discussione del decreto carceri. Maurizio Gasparri, di Forza Italia, si dice pronto ad approntare una norma che non consenta ai minori di 3 anni la permanenza nelle strutture detentive. Anche i senatori del Partito Democratico, per bocca di Walter Verini, si dicono d’accordo. Fallito il tentativo messo in atto nella passata legislatura, di consentire alle madri detenute di scontare la pena in case famiglia: «L’importante è che si trovi un accordo sui figli delle detenute. Non esiste in nessun altro Paese d’Europa che bimbi entro i 3 anni siano costretti a stare in carcere o lontani dalle madri. La soluzione c’è ed è quella di far scontare loro la pena in case famiglia o in istituti a custodia attenuata».

La proposta di Forza Italia sembra trovare il plauso delle altre forze politiche, Lega compresa. Giulia Buongiorno, presidente della Seconda Commissione Giustizia del Senato, si è da sempre espressa contro la permanenza dei bambini in cella. Lei, che a più riprese ha affermato che la Lega sta lavorando ad un disegno di legge che prevede «la possibilità di abbassare la soglia di imputabilità, che oggi è fissata a 14 anni».

Bambini in carcere. Quanti sono?

Secondo l’Associazione Antigone, «al 31 gennaio 2023 erano 17 i bambini di età inferiore a un anno che vivevano in carcere con le loro 15 madri detenute. L’andamento della presenza dei bambini in carcere ha continuato a oscillare negli ultimi trent’anni in alto (fino a superare le 80 unità) e in basso senza essere particolarmente influenzato neanche dalle modifiche normative introdotte nel tempo a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori. È stata invece la pandemia, con la paura per le carceri che ha comportato e le conseguenti azioni intraprese, a ridurre drasticamente i numeri, passati dai 48 bambini della fine del 2019 ai 29 della fine del 2020, fino a raggiungere i 17 che oggi si trovano all’interno di istituti di pena. Segno di come, al di là delle norme, per risolvere il problema dei bambini in carcere si debba e si possa lavorare nella prassi della magistratura agendo caso per caso sulle singole situazioni».

Dove vivono i piccoli “detenuti”

Secondo gli ultimi dati, al 31 gennaio 2023 nelle carceri italiane erano dunque presenti 17 bambini e 15 mamme. Il nucleo più cospicuo, composto da 8 donne con 9 bambini, si trovava all’interno dell’ICAM di Lauro, seguito da 3 donne e 3 figli nell’ICAM di Milano San Vittore e da una donna con 2 bambini nell’ICAM della Casa di Reclusione femminile di Venezia. Vi sono poi tre nuclei composti solo da una madre e un bambino all’interno dell’ICAM della Casa Circondariale di Torino, nella sezione nido di Rebibbia femminile e nella sezione femminile della Casa Circondariale di Lecce.

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