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“Ghosting”: il fenomeno dell’interruzione drastica della comunicazione

Gianrenzo Orbassano 26/12/2021
Updated 2021/12/26 at 7:53 PM
10 Minuti per la lettura
Intervista al Dottor Elpidio Cecere e alla Dottoressa Antonella Raffone sulla pratica del ghosting che trova terreno fertile sui social network per la sua propagazione.

Il fenomeno del “Ghosting” è una violenza psicologica: di questo argomento poco se ne parla in giro, tranne che in uno sprazzo nella televisione pubblica, in prima serata, dove il musicista Marco Castoldi, in arte Morgan, ha provato a diffondere il messaggio. Nonostante ciò, questo fenomeno sta letteralmente esplodendo soprattutto tra la popolazione giovanile, immersa piuttosto intensamente nelle dinamiche dei social network.

Il ghosting interessa l’interruzione drastica di qualsivoglia comunicazione tra due persone, una pratica meschina e violenta che trova terreno fertile proprio sulle piattaforme social, dove la comunicazione sta diventando oggetto di continui misunderstanding tra gli utenti. Ma la comunicazione, per gli esseri umani, è di vitale importanza. Il linguaggio, le parole e il dialogo sono le basi del vivere, dell’esprimersi e quindi del farsi capire. Cosa succede quando tale comunicazione diventa impossibile? Cosa accade quando la comunicazione tra due esseri umani è drasticamente interrotta senza un apparente motivo? A tutte queste domande, risponderanno il Dottor Elpidio Cecerepsicologo esperto in problematiche relazionali familiari e disturbi d’ansia, e la Dottoressa Antonella Raffone, specializzata in Psicologia Applicata ai contesti istituzionali. 

 

In psicologia come possiamo definire la pratica del ghosting? 

Ghosting Social network intervista«“Ghosting” vuol dire, letteralmente, “rendersi un fantasma per l’altro”, sparire, dissolversi. Il Ghosting è una strategia indiretta, immatura e aggressiva per porre fine ad una relazione, ed implica una scelta unilaterale e il rifiuto di comunicare con l’altro. È un fenomeno che coinvolge relazioni di qualsivoglia natura, sia sentimentali che lavorative. La ricerca scientifica identifica alcuni tratti comportamentali specifici di chi pratica il ghosting: fa riferimento alla Triade Oscura, ovvero alla presenza di tratti di Machiavellismo, Narcisismo e Psicopatia. Il Machiavellismo viene associato alla tendenza alla manipolazione, allo sfruttamento e all’inganno. Il Narcisismo è caratterizzato da grandiosità, egoismo e superiorità. La Psicopatia viene correlata ad alta impulsività, comportamenti antisociali, bassa empatia e mancanza di rimorso. Sparire è, dunque, perlopiù una scelta di chi non riesce a vedere un possibile grado di sofferenza nell’altro. Sparire è scegliere di non sentirsi cattivo, annullando la relazione in maniera magica, come se non fosse mai esistita veramente. Si riconosce in chi adotta la pratica del ghosting uno stile d’attaccamento prevalentemente evitante: la fuga è un mettere in scena il comportamento evitante subìto in passato e sperimentato all’interno delle relazioni primarie di cura. La scelta di sparire viene presa non a caso quando il legame diventa molto intenso e le minacce di dipendenza dall’altro troppo evidenti; allora, per la paura di essere abbandonato, il ghost decide di agire, abbandonando per primo e mantenendo il controllo sulla propria sofferenza e su quella dell’altro». 

Sui social network ci stiamo abituando alla superficialità delle relazioni con il prossimo. È su queste piattaforme che il ghosting trova il suo terreno fertile? 

«La tecnologia ci permette una maggiore e costante connessione a livello emotivo all’altro, ma il rovescio della medaglia è che può rendere meno complessa l’interruzione della comunicazione e la conseguente chiusura di una relazione. Basta spegnere il telefono per essere irrintracciabili, mettere un numero in blacklist, bloccare i profili social per impedire ogni contatto e chiudere ogni canale di comunicazione con l’altro. Oggi è socialmente e realmente possibile cancellare una persona dalla nostra vita. L’esasperazione di tale modalità violenta viene rappresentata, magistralmente, in un episodio della serie Tv “Black Mirror” dal titolo “Bianco Natale” in cui in una realtà utopica e futuristica diventa possibile bloccare le persone nel mondo reale. Attraverso l’attivazione di una funzione, lo Z-Eye, simile a quella presente nei social network, anche contro la volontà dell’altro si può scegliere di bloccarlo facendolo diventare (e diventando per lui) una sagoma bianca impossibilitata a interagire e comunicare, facendolo diventare (e diventando per lui) concretamente un fantasma. L’episodio ci mostra come una simile scelta non condivisa possa generare impotenza, malinconia, vissuto abbandonico, sensi di colpa e un escalation di aggressività. Sparire significa concretamente non rispondere più al telefono, a WhatsApp, alle mail e nei casi più strong, cancellare o bloccare dai social network. Sparire significa metaforicamente comunicare che non si esiste più per l’altro e inviare anche l’angosciante messaggio che (forse) non si è mai esistiti insieme». 

Quali sono le conseguenze per chi è stato vittima di ghosting e quali potrebbero essere le forme di tutela? 

«Il partner, l’amico, l’amante del fantasma, non è immediatamente consapevole di ciò che sta accadendo e passa del tempo a rimuginare e a cercare di interpretare cosa potrebbe significare l’assenza di comunicazione. Fino ad accedere alla consapevolezza di essere stato cancellato e bloccato. Non si affrettano ad arrivare nella vittima pensieri circa la propria responsabilità nella fuga dell’altro, i sensi di colpa e la (lunga) speranza del ritorno, sino alla tristezza e all’accesso funzionale alla rabbia per l’ingiustizia vissuta. Chi subisce una sparizione ne ottiene una profonda ferita ai bisogni umani fondamentali, tanto profonda che viene paragonata a un dolore fisico. È importante sottolineare che, come vittima di una forma di violenza psicologica, non si è mai responsabili: l’abbandono sarebbe avvenuto comunque perché espressione di un meccanismo di coazione a ripetere appartenente al ghost. Forse per un po’ si avrà semplicemente bisogno di piangere quell’abbandono ed anche questo andrà bene. È opportuno darsi un po’ di tempo per analizzare meglio la situazione. Hai fatto o detto qualcosa che possa aver ferito l’altra persona? Se non è così, bisogna allontanare l’improduttivo senso di colpa. Togliersi maschere di presunta forza avvicina alla propria umanità. Ricordare che la persona più importante della tua vita rimani tu. Ricominciare a dedicarsi tempo, curando le relazioni con familiari e amici. Riattivare vecchie passioni, fare sport, risfoderare vecchi hobby e svolgerli con amore. Porsi soprattutto degli obiettivi e portarli a termine; questo alimenterà il senso di autoefficacia e amor proprio. Il passaggio necessario per chi subisce una sparizione è lavorare sul bilanciare le responsabilità della scelta, imparare a “sentire” e interpretare i segnali di un ipotetico abbandono per prevenirlo». 

Ghosting comunicazione social network intervista Cecere

Per quali motivazioni alcune persone scelgono di chiudere una relazione attraverso l’interruzione drastica del dialogo? 

«Spesso il ghosting è l’esito di stili di attaccamento disfunzionali, ovvero di relazioni affettive sbagliate con quelli che la psicologia contemporanea definisce caregiver, cioè i genitori o comunque chi si è preso cura di noi durante l’infanzia. Il dolore emotivo quando viene sperimentato in fasi molto precoci, tende a creare degli schemi che poi tendiamo a replicare. Le ricerche passate sugli stili di attaccamento hanno dimostrato che chi ha uno stile di attaccamento insicuro, in particolare disorganizzato o evitante, tende a vivere le emozioni e i sentimenti in modo contrastante e questo potrebbe renderli più propensi a scomparire dalla relazione senza lasciare più traccia di sé. Inoltre, anche alcuni disturbi di personalità possono essere correlati al ghosting. Si parla tanto di ghosting e di narcisismo proprio perché chi ha un disturbo narcisistico di personalità non solo è incapace di stabilire legami reciproci o di accedere a quelli che sono i suoi reali bisogni (quindi tende a vivere i legami in modo dualistico) ma in più non dispone dell’empatia necessaria per porre fine alla storia nel pieno rispetto del partner». 

Può capitare che il “ghost” ritorni sui suoi passi e scelga di riavvicinarsi al “ghostato”? 

«Uno dei corollari del ghosting è lo zombieing. Ovvero il fatto di tornare all’improvviso – come zombie, appunto – dopo un periodo di silenzio. Gli zombie sono quelli che ci ripensano, o che erano spariti solo per un po’. Chi pratica ghosting e zombieing lo fa per mantenere il controllo, cosa che non potrebbe fare se si esponesse alle reazioni imprevedibili dell’altro. Chi fa ghosting ha un obiettivo – uscire da una situazione scomoda – e ha davanti a sé due strade per conseguirlo: può scegliere quella più incasinata, ovvero affrontare la questione col diretto interessato e farsi carico delle sue reazioni, oppure può scegliere la scorciatoia, scomparendo nel nulla. Il ghosting è l’alternativa più facile: si raggiunge lo stesso risultato, ma con molta meno fatica». 

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