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Generazioni H: le facilitazioni che non servono

Redazione Informare 04/09/2024
Updated 2024/09/04 at 5:29 PM
3 Minuti per la lettura

Tutti o quasi ci serviamo del correttore per scrivere sui telefonini. Messaggi più o meno brevi. Tanto spesso non controlliamo cosa il correttore abbia scritto, “contro” la nostra volontà.

Qualche volta, nell’arco di pochi secondi, ci accorgiamo che non è esattamente quanto volevamo scrivere e riusciamo a correggere. Il più delle volte, invece, viene fuori uno scritto che per essere compreso richiede una fantasia interpretativa. Una fantasia che, si presume, derivi dalla “reale” connessione del lettore destinatario con chi ha scritto, ma non sempre tale connessione esiste. Dunque, vada come vada, alla fine non importa capire veramente.

Ci arrendiamo, ma a cosa? Direi alla stupidità artificiale! Forse è il caso di prenderne atto, la tanto invocata e utilizzata Intelligenza artificiale è stupida. La sua stupidità deriva dalla arbitrarietà estrema con cui opera. L’intelligenza è tale perché sa dove parare! Basterebbe questa consapevolezza per renderci liberi. Ma in pochi ne sono consapevoli, la resa è dietro l’angolo, anzi dietro al telefonino.

Qua e là si intravede qualche speranza, troppo spesso sconfitta dalla paura, la paura di non sapere ciò che si vuole e ciò che si può raggiungere senza quell’IA. Forse si spera, ma cosa, se la speranza è scomparsa del nostro sistema relazionale? Scomparsa almeno quanto il desiderio, il desiderio del bello e della gioia! Dunque, le generazioni H, le generazioni della speranza, Hope, si dileguano nella solitudine a cui ci costringe la resa all’IA. I due casi di omicidio e pluriomicidio di cui si parla in questi giorni, che hanno prodotto un vuoto di senso interpretativo, in tutti, sono da ricondurre proprio a questa assenza o meglio a questa solitudine.

La solitudine è un vuoto, un vuoto di significato, di desiderio, di speranza. Entrambi gli omicidi hanno ricavato da quel vuoto una spinta fagocitante, l’essere estremo come negazione dell’essere. Negarsi nel protagonismo della negazione di tutto, “facilitati” dall’estremizzazione di tale negazione.

È tutto così facile con l’IA, questa facilità contagia chi ne è prigioniero, proprio come i due assassini, che in vario modo la frequentavano. Una prigione che ha la sua radice nel buco nero dei sistemi relazionali, sociali, formativi e educativi del nostro oggi. Sistemi dove tutto sembra più semplice o come tale appare, ma semplice nella sua inconsistenza significativa. Proprio come l’IA.

di Annamaria Rufino

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