In prima nazionale alla Galleria Toledo, teatro stabile d’innovazione ai Quartieri Spagnoli, va in scena la nuova produzione de “La tempesta”, di William Shakespeare, con la drammaturgia e regia di Laura Angiulli. La direttrice artistica del teatro Galleria Toledo di Napoli, Laura Angiulli, ha un feeling e un rapporto di confronto costante con Shakespeare di cui ha curato l’adattamento e la regia di una decina di drammi, da “Riccardo III”, “Otello”, “Macbeth” a “La dodicesima notte” e “Molto rumore per nulla” e adesso “La Tempesta” in scena fino al 9 marzo.
Il lavoro nel riadattamento de “La Tempesta”
«Un po’ come tutte le opere di Shakespeare è un testo di grande contemporaneità, se si sa leggere». Spiega la regista Laura Angiulli. «Bisogna dare dei ritmi e dei tempi dinamici e avere anche il coraggio di arrivare al cuore dell’opera, sacrificando delle lunghe ‘tirate’. Cerchiamo di ricavare un testo rapportato a una contemporaneità possibile soprattutto nei tempi di attenzione del pubblico. Si sa che lavoriamo molto anche con un pubblico giovane: alunni degli ultimi anni dei licei e studenti dell’università».
E’ un’opera molto complessa perché si possono percorrere diversi itinerari di approfondimento e anche interpretativi. «Ho cercato tra le tante strade quella che mi sembrava più soddisfacente, utilizzando anche la conoscenza dei miei attori. Sono molto fortunata perché ho una straordinaria compagnia. Siamo affiatati e abbiamo molto patito la perdita di un nostro caro attore, Stefano Jotti. Purtroppo l’abbiamo sofferta molto».
La storia dell’opera
«Non ci fu alcuno che non sentisse la febbre del delirio e che non commettesse inconsulti atti di disperazione». Così Ariel racconta la tempesta scatenata da Prospero che travolge l’ordine, mette in discussione le gerarchie sociali, crea caos, spaesamento, confusione. Nella sua acclarata complessità “La Tempesta” condensa all’interno della sua struttura drammaturgica e tematica varie istanze che pertengono all’opera di Shakespeare nella sua totalità, tanto che alcuni vi ravvisano un compendio della stessa, facilitati pure dalla sua collocazione cronologica, trovando nelle parole e nella figura di Prospero una sorta di parallelo e di congedo. “La Tempesta” mette in discussione il potere costituito: chi può governare? La sovranità è necessaria? Importa assai del re a questi colpi di mare furibondi grida il Nostromo. L’isola diventa palcoscenico in cui il sottile limite tra illusione e la realtà sembra svanire in una pace che evocata rimanda a quell’orizzonte di speranza e velata malinconia che chiude la commedia.



















