Gaiola: un modello per le aree marine protette

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Dopo mesi di confinamento sociale, l’estate è alle porte. L’area marina di Gaiola si prepara a viverla all’insegna della sostenibilità, sicurezza e riscoperta della natura

Il Parco Sommerso di Gaiola, luogo simbolo della costa partenopea, carico di storia e suggestioni, una volta versava in uno stato di degrado e abbandono. La storia di questo piccolo tratto di costa affonda le sue radici lontano nel tempo, quando fu scelto dal cavaliere romano Publio Vedio Pollione per erigere la sua sontuosa villa marittima, divenuta alla sua morte dominio imperiale e ulteriormente ingrandita ed arricchita. L’area, caratterizzata da un mare pescoso e un paesaggio di rara bellezza, era da cornice alla magnifica villa d’otium di età imperiale chiamata Pausilypon, cioè «luogo dove svaniscono gli affanni».

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In epoca moderna le sorti del luogo sono state legate alle vicende di un’altra villa, quella costruita sull’isola maggiore nell’800, appartenuta a personaggi illustri quali Paul Getty e Maurice Sandoz. Negli anni ’80 la villa fu acquisita ad un’asta fallimentare dalla Regione Campania, ma ci fu un lento declino dell’intera area per circa 30 anni. Nel 2002 venne istituita l’area marina protetta, gestita dalla Soprintendenza Archeologica di Napoli. Poco dopo nacque il Centro Studi Interdisciplinari Gaiola, una onlus di giovani ricercatori nel campo della biologia marina, archeologia e scienze naturali, che iniziò un’intensa e appassionata opera di recupero e valorizzazione dell’area.

Il Parco Sommerso di Gaiola, assieme al Coordinamento Tutela Mare che raccoglie 18 associazioni del golfo impegnate nella tutela dell’ambiente marino, ha lanciato il progetto #arrestalereste, per raccogliere quante più informazioni possibili sulla distribuzione di questa tipologia di rifiuto marino nel Golfo di Napoli: le reste, appunto, retini in materiale plastico (polipropilene), usati negli impianti per l’allevamento dei mitili (cozze).

​La Gaiola è anche un esempio di fruizione in sicurezza e dignità di un bene comune. Infatti, durante la scorsa estate, la spiaggia normalmente assediata da caos, sovraffollamento esasperato e rifiuti, è stata oggetto di un progetto di fruizione sostenibile, grazie all’intesa tra Ente gestore del parco, Comune ed Autorità portuale, che ha permesso anche di liberare la spiaggia da relitti di barche depositate da tempo immemore e dare più spazio ai bagnanti. 

Gli accessi contingentati, su prenotazione, hanno permesso di goderla meglio e con le giuste distanze, di gestire i fenomeni di inquinamento, di risolvere problematiche legate alla sicurezza e vivibilità (normalmente i soccorritori del 118 dovevano farsi spazio tra folle di bagnanti senza poter fruire di corsie di emergenza) e, non di meno, di restituire il giusto posto ad una natura rigogliosa. 

Il CSI Gaiola, Ente gestore del Parco, ha illustrato a Informare le difficoltà di gestione di questo spazio.

«In questo periodo la Gaiola, come tante oasi naturali, parchi archeologici e luoghi della cultura sarebbe nel pieno delle attività didattiche, ospitando centinaia di studenti e scuole che in questi luoghi vengono a riscoprire le bellezze del territorio. Con il Covid-19 tutto è cambiato. Tra chiusure prolungate, blocco della attività didattiche e assenza di visitatori, questi luoghi sono caduti in un silente oblio. 

È importante sapere che molti siti culturali e naturali italiani, per assolvere al fondamentale compito di tutela e conservazione, basano la propria sussistenza sull’autofinanziamento derivante dalle attività divulgative quali visite guidate, attività didattiche, ecc. Le difficoltà scaturite dalla pandemia hanno toccato tutti i settori della società, eppure si è sentito parlare quotidianamente di ristoratori ed altre categorie danneggiate, mai si è posta l’attenzione sui tanti luoghi della cultura cosiddetti minori sparsi nel Paese che, senza polemiche, con spirito di responsabilità, hanno pedissequamente osservato le disposizioni governative restando chiusi per interminabili mesi».

di Fabio Di Nunno

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°218 – GIUGNO 2021

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