Fondazione Dohrn: il professor Boero racconta la sua storia

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La fondazione Dohrn è una delle realtà più importanti del nostro territorio. Deve il nome ai suoi fondatori Antonio e Rinaldo Dohrn ma fu istituita, per volere delle figlie di Rinaldo Antonietta e Amarillis Dohrn.

Divenuta Ente Morale con DPR n. 665 nel 1955, la FARD è nata con lo scopo di “promuovere ricerche biologiche presso la Stazione Zoologica e di assistere e aiutare ricercatori di ogni paese nell’ambito dei compiti della SZ, facilitandone il lavoro dal punto di vista scientifico e tecnico”.

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Per capirne qualcosa in più sia sulla storia della Fondazione che sulla sua mission, abbiamo incontrato il professor Ferdinando Boero, Professore di Zoologia presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Napoli Federico II e presidente della Fondazione.

La Fondazione Dohrn è una realtà concreta da ormai quasi settant’anni. Com’è cambiata nel tempo e cosa invece si è mantenuto degli antichi ideali dei fondatori?

«Come tutte le fondazioni che portano un nome, la fondazione era uno strumento di finanziamento di attività culturali da parte di persone facoltose. Le attività culturali erano la ricerca all’interno della Stazione Zoologica che oggi porta il nome del suo fondatore: Anton Dohrn. Oggi la Fondazione è un’articolazione della Stazione Zoologica e svolge funzioni organizzative per la gestione di tre attività di divulgazione della Stazione. Una è l’Aquarium, poi ci sono il Centro Tartarughe e, dal 9 dicembre 2021, il Museo Darwin Dohrn. La fondazione si cura della gestione delle visite, con la vendita dei biglietti, il reclutamento delle guide per i visitatori e altre attività di divulgazione. I fondi provenienti da queste attività sono utilizzati per pagare le spese di gestione dei tre centri di divulgazione, quel che avanza viene dedicato al finanziamento della ricerca nella Stazione Zoologica. La natura della fondazione permette una gestione più snella delle risorse».

La Fondazione si compone dunque di più strutture…

«Si, esatto. Abbiamo l’Aquarium, appena ristrutturato, che mantiene le caratteristiche architettoniche originali, ma le vasche e gli allestimenti sono state completamente rinnovate, con tecnologie espositive di avanguardia. I visitatori possono vedere esempi della fauna e della flora del golfo di Napoli, con la ricostruzione dei principali habitat che caratterizzano il golfo.
Il Centro Tartarughe invece, ha scopi di riabilitazione dei rettili marini e dello studio della loro biologia. Esiste anche una porzione espositiva in cui i visitatori possono assistere ad alcune operazioni di riabilitazione. Sono anche mostrati pannelli esplicativi della Strategia Marina dell’Unione Europea, con gli undici descrittori di buono stato ambientale.
Ed infine il Museo Darwin-Dohrn che celebra il rapporto stretto tra Anton Dohrn e Charles Darwin. La teoria dell’evoluzione è stata grande ispiratrice per il fondatore della Stazione Zoologica.
Il Museo sviluppa un lungo discorso espositivo che porta il visitatore a conoscere i processi e i meccanismi che caratterizzano l’evoluzione biologica in mare. Sono in mostra anche le collezioni storiche della Stazione Zoologica.
Le tre strutture hanno una filosofia espositiva che mira a stupire il visitatore ma anche ad aumentare la sua consapevolezza nei confronti dell’ambiente marino».

In cosa consiste la vostra mission e come si è adattata alle esigenze della nuova epoca?

«Non è cambiato molto. Dohrn pensò ad un Acquario per acquisire risorse da dedicare allo sviluppo dell’infrastruttura di ricerca da lui fondata. La fondazione, presieduta da me con la collaborazione del Direttore Generale Vincenzo Saggiomo ed il supporto della segreteria di Fulvia Battiloro, continua con questa missione. Esiste poi anche una missione nei confronti del pubblico: vogliamo contribuire all’alfabetizzazione marina, una strategia cardine per l’intera Unione Europea».

Immagino vi occupiate anche di ricerca nel settore. Le ricerche sono prerogativa delle singole strutture o sono comunque supervisionate dalla Fondazione?

«La ricerca non fa propriamente parte della mission della Fondazione, anche se la museologia scientifica è ormai una branca della scienza e, in questo, la Fondazione è molto attiva. Stiamo programmando studi sull’efficacia delle esposizioni, in modo da migliorarne la fruibilità secondo criteri di scienza della comunicazione. La scienza deve essere comunicata e, per farlo, ci vuole altra scienza».

Il vostro lavoro ha subito dei cambiamenti in seguito alla pandemia da Covid-19?

«Stiamo seguendo tutte le regole di sicurezza per evitare assembramenti e possibili contagi. Abbiamo contingentato le partecipazioni agli eventi. Anche se a dir la verità, ci frena di più la chiusura della Villa Comunale a seguito dell’allerta meteo: con i cancelli chiusi, i visitatori non possono venire!».

Cosa possiamo e dobbiamo aspettarci dalla Fondazione ‘’del domani’’?

«Pur essendo molto antica, la Fondazione ha ripreso le sue attività da non molto tempo. Dobbiamo mettere a regime le tre strutture e dobbiamo fare in modo che siano conosciute quanto più possibile, per attirare nuovi visitatori. Ma dobbiamo anche fare in modo che la gente torni. Questo si realizzerà con mostre temporanee, soprattutto nel Museo Darwin Dohrn, in collaborazione con il Dipartimento di Conservazione Animali Marini e Public Engagement della Stazione Zoologica. Abbiamo appena iniziato a progettare una mostra sugli squali. Dopo sarà la volta delle biocostruzioni. Abbiamo appena finito la settimana dell’evoluzione e stiamo programmando un intenso calendario di eventi in cui la scienza della Stazione Zoologica sarà raccontata a chi vorrà capire cosa si fa in quel monumentale edificio al centro della Villa Comunale. Ci sarà anche un festival del Cinema Marino, il Festival Pianeta Mare.
Chi lo sa che il cinema è nato a Napoli, ad opera di Etienne Marey che, proprio ai tempi di Dohrn, nella seconda metà dell’Ottocento, viveva a Posillipo? Lo chiamavano lo scemo di Posillipo.
Fu il primo a documentare il movimento, passando dalla staticità della fotografia alla dinamicità della cronofotografia. Il primo filmato da lui realizzato fu proprio il movimento delle onde del Golfo. Lo celebreremo e mostreremo cosa significa oggi “filmare il mare”».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°227 – MARZO 2022

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