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Ferdinando Palumbo: «Non siamo sindacalisti giacca e cravatta, siamo lavoratori»

Le politiche sul lavoro sono al centro del dibattito politico, tra quelli che per la sinistra sono “il famigerato reddito di cittadinanza” e “la dispendiosa quota100”.

Sfugge una visione più ampia sul lavoro e, soprattutto, sui diritti dei lavoratori.

Accanto a queste tematiche c’è immancabilmente il ruolo dei sindacati, organizzazioni che hanno affrontato una grande crisi d’identità e che spesso sono stati additati come luoghi in cui predominava una logica fondata sui privilegi.

«La realtà è che fino a quando il sindacalista sarà colui che mette giacca e cravatta, che prende posto nella sua scrivania e aspetta che i lavoratori arrivino da lui, perderà sempre di vista le reali problematiche delle persone».

A parlare è Ferdinando Palumbo, Segretario Provinciale della Unione Territoriale del Lavoro UGL, che ci ha aiutato ad entrare ancor più approfonditamente in questo mondo, andando a fondo anche nelle politiche attuate dal governo gialloverde come quota100.

«Su questo provvedimento sono di parte.

La Lega l’anno scorso ci ha contattato per sapere le nostre opinioni e l’abbiamo trovata davvero molto interessata alle nostre proposte, posso dire tranquillamente, e senza preoccupazioni di smentite, che quota100 è nata a casa nostra: in UGL.

La questione riguardante le pensioni è puramente sociale: una persona non può lavorare ancora a settant’anni e fare l’operaio di linea dopo quarant’anni, poi possiamo fare tutte le valutazioni economiche, ma umanamente ci sono dei limiti oltre i quali non si deve andare».

E se da un lato ci sono coloro che contano i giorni che li avvicinano al raggiungimento della pensione, dall’altra ci sono molti giovani che cercano lavoro e che spesso si mostrano, per volontà o per causa maggiore, inermi in una possibile attività sindacale:

«I ragazzi che vogliono lavorare tutelando i propri diritti non possono farlo – afferma Palumbo – perché magari hanno un contratto a chiamata.

Per tale ragione diventa molto complicato avere tutele sindacali nel momento in cui non hai un lavoro a tempo indeterminato e, siccome si sono inventati il contratto a tutele crescenti, se non lavorano dieci anni le tutele sindacali reali non le possono avere».

Parole forti che rispecchiano la realtà riguardante l’occupazione giovanile in Italia, ma ci si chiede se il sindacato può permettersi di stare a guardare questa situazione senza intervenire.

A tal proposito, il Segretario Provinciale UGL ha affermato:

«Un sindacato può fare ciò che sta facendo l’UGL con le donne e con i giovani, ovvero cercare di allargare la platea, far maturare quella cultura sindacale di comprensione della legge, di conoscenza dello Statuto dei lavoratori e fare tante “operazioni verità”»

Palumbo rimarca analizzando una precisa situazione:

«Quando è passata la legge Fornero, non tutti hanno capito bene di cosa si trattasse e i sindacati, il mio compreso, se la sono cavata con quattro ore di sciopero romano: abbiamo sbagliato».

Il Segretario Palumbo ha idee chiare e ci pone, oltre una lucida autocritica sul lavoro territoriale svolto dal sindacato, anche gli elogi sul nuovo modus operandi targato UGL:

«Sono in carica da un anno e devo dire che le difficoltà inziali sono state tantissime anche in casa nostra, alle volte urge la necessità di un rinnovamento.

Abbiamo costruito una squadra che doveva essere formata da nuove sinergie, ringraziando per quanto fatto, ma chiedendo spazio ai vecchi sindacalisti, abbiamo scelto molti giovani, magari anche senza forti esperienze.

A Maddaloni abbiamo un segretario cittadino che la notizia “la inventa”, nel senso che lui la mattina va in giro per il comune, raccoglie le problematiche che ci sono sul territorio e, successivamente, le porta ai riflettori della segreteria territoriale. Lo stesso anche la nostra vicesegretaria, che sta facendo un ottimo lavoro di ricerca nell’alto-casertano».

Potrebbe essere questa la strada di un sindacato che lavori in maniera alternativa, anche se l’importante sarà non perdere gli ideali che hanno tenuto infuocato il sindacato e le lotte dei lavoratori italiani, coloro che hanno più di tutti subito le ritorsioni della grande crisi economica.

«Finché non troveremo la forza di indignarci davanti alla malapolitica, il malgiornalismo e il malsindacalismo, non andremo da nessuna parte».
Conclude Ferdinando Palumbo.

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°193
MAGGIO 2019

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