Il centro sociale “Ex Canapificio” di Caserta è un’associazione di volontariato che dal 1995 si occupa di tutela dei diritti umani, soprattutto di quelli dei migranti, di contrasto alla povertà e rigenerazione ambientale. Dal 1997 gestisce una rete di solidarietà tra sportelli, hub e cooperative nei territori di Caserta e Castel Volturno. Abbiamo incontrato Mimma D’Amico, rappresentante del centro, oltre agli operatori volontari e i giovani migranti, in occasione dello sportello settimanale nella sede in via San Gennaro a Caserta.
Le attività di sportello
D’amico racconta come, prima di iniziare ogni sportello, si conduca sempre un meeting per affrontare e analizzare le principali novità legislative: «È necessario osservare come le richieste di asilo vengano valutate anche in base al paese di provenienza: ci sono i cosiddetti paesi sicuri al di fuori dei quali le domande vengono trattate in maniera sommaria». Il centro si adopera anche per garantire un supporto e per essere un tramite efficace con la pubblica amministrazione. Questo avviene quando è necessaria una tutela legale specifica, anche attraverso l’attivazione di una rete di supporto di professionisti volontari. Il centro si occupa anche di sfruttamento lavorativo, costituendo un polo integrato come riferimento nella campagna al suo contrasto, in contatto con l’ispettorato del lavoro e con altri enti. In questo modo si cerca di tutelare sia i lavoratori sfruttati sia di recuperare, dove è possibile, le spettanze retributive e contributive.
L’aumento delle truffe
La rappresentante del centro sociale ha continuato affermando come, dall’anno 2022-23, siano aumentate le truffe nei confronti dei migranti, soprattutto di Bangladesh, India, Pakistan e Maghreb. Proprio in Campania ci sono stati tantissimi casi: «Noi però questi lavoratori li incontriamo tutti i giorni e sappiamo che non hanno potuto contrarre il contratto, quindi portiamo a compimento il motivo per cui sono giunti in Italia». Spesso questi migranti sono impiegati presso altri datori di lavoro e, pur di ripagare i debiti contratti per realizzare il viaggio, sono costretti ad accettare retribuzioni anche di 2 euro all’ora.
Durante la nostra visita allo sportello, abbiamo avuto l’occasione di parlare con Adnan, ragazzo immigrato tramite il decreto Flussi nel giugno 2024 dalla Tunisia. Il giovane, grazie al supporto del centro sociale, è riuscito ad ottenere la documentazione necessaria e a trovare un posto di lavoro. «Si spera che la normativa italiana cambi perché c’è necessità di un sistema, anche in un numero contingentato e programmato, che dia nelle mani del lavoratore la forza per poter arrivare legalmente e poter stipulare un contratto di lavoro. È necessario modificare il meccanismo criminogeno del decreto Flussi» dice ancora D’Amico.
Un esempio virtuoso abbandonato
Vi è, inoltre, il grande vulnus dell’accoglienza, nota dolente casertana. Qui aveva preso il via il progetto SAI, sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, finanziato dal Ministero dell’Interno e affidato a una rete di associazioni. Si era arrivati a poter garantire in 23 appartamenti una struttura di accoglienza diffusa, inclusa una parte che riguardava le donne vittime di tratte di violenza. A causa di inadempienze da parte del comune, il Ministero dell’Interno ha revocato all’ente la titolarità del progetto: «Oggi a Caserta siamo orfani di questa esperienza meravigliosa che ha consentito di costruire una comodità solidale, perché i cittadini hanno preso tanto dalle persone che sono arrivate in accoglienza».

Erano state create, e vi sono tutt’ora gli effetti, reti sociali che hanno garantito alle persone di essere inserite nel tessuto sociale e lavorativo. Secondo Mimma: «Si tratta di una gestione dell’accoglienza sul territorio causa di disordini, di cui molti si lamentano. Disordini che non sono dovuti ad un aumento di numeri, ma alla volontà di gestire in maniera emergenziale un flusso di persone che invece dovrebbe ricevere un’accoglienza pubblica, diffusa e mirata all’inclusione, piuttosto che seguire una logica che premia l’emergenza, l’autoghettizzazione e non dà la possibilità a cittadini italiani e stranieri di potersi incontrare e di costruire quel “noi” di cui c’è bisogno e in cui noi crediamo per il cambiamento».
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di Damiana Coppola e Luca De Matteis



















