Continua la rassegna degli eventi ospitati dall’arena del Flava Beach di Castel Volturno, dal “Napolinide” a dj internazionali provenienti da tutto il mondo. Grazie al grande lavoro portato avanti dai titolari e della squadra operativa, l’arena del “Flava” si conferma come uno spazio libero nel quale dare sfogo alla musica vera, quella libera da padroni e da vincoli. Questo è il format che anche quest’anno ha dato vita al “Napolindie”, una manifestazione musicale unica nel suo genere, che si conferma come il primo passo per liberarsi dalle catene imposte alla musica e agli eventi. In compagnia di Lello Ferrillo, titolare della struttura, abbiamo fatto il punto non solo sulla crescita del “Flava beach” ma abbiamo analizzato il periodo vissuto grazie al “movimento” dei grandi eventi in Campania, gettando un occhio alla Città di Castel Volturno, alle sue criticità e risorse.
Il Flava Beach ha ospitato serate di livello internazionale, che stagione estiva è stata dal punto di vista degli eventi?
«Questa è stata sicuramente un’estate molto particolare, il fattore meteo non ci ha aiutati per nulla. Basti pensare che in tutte le giornate importanti come ad esempio, Pasqua, Pasquetta o il 1 maggio, il meteo ci ha regalato sempre pessime giornate. In queste occasioni per chi produce eventi ritrovarsi davanti a situazioni del genere, significa monetizzare pochissimo e di conseguenza avere meno liquidità per gli investimenti. Siamo ormai alla fine del mese di luglio e sono state rare le occasioni nelle quali abbiamo potuto esprimere a pieno il nostro potenziale. C’è da dire inoltre, che sta diventando sempre più difficile arrivare ad artisti di grosso livello e questo è dovuto ad una generale sopravvalutazione del mondo dei cantanti. Oggi per acquistare la performance di una cantante emergente, magari andato virale sul web, si parla di cifre assurde che non permettono agli organizzatori di guadagnarci».
Quali sono le premesse per il futuro?
«Porterò avanti il progetto “Napoli indie”, un concetto di musica libera da padroni. C’è tanto lavoro dietro, almeno un anno di programmazione, ma ripeto è sempre più complesso portare eventi di grande livello sul territorio. Lo sviluppo di un comune dipende anche dagli investimenti degli imprenditori, il loro contributo è essenziale ma bisogna essere consapevoli che occorre una politica capace di valorizzare le caratteristiche del posto. Dobbiamo comprendere che il bene essenziale della città è il mare e di conseguenza va tutelato, è inaccettabile che non venga fatto. Nel nostro caso, quando progettiamo un evento abbiamo talvolta anche difficoltà a ricercare un albergo nel quale far pernottare gli artisti, figuriamoci i turisti. Manca completamente una strategia turistica, un territorio con 27km di costa che ha pochissimi posti letto in termini alberghieri, per questo credo che occorra una strategia seria».
Che tipo di estate ha vissuto il Litorale Domizio?
«Sicuramente una stagione estiva molto anomala, un’estate da pausa riflessione, un ibrido senza un segno importante. Stiamo vivendo l’exploit di comunità vicino alle nostre che hanno assorbito l’utenza, basti pensare alla vicina Baia Domizia. I territori limitrofi stanno facendo un grande lavoro nella valorizzazione delle risorse, assorbendo gran parte dell’utenza che giungeva qui. Viviamo tanti paradossi ma bisogna avere il coraggio di dire che ad oggi non abbiamo la risorsa mare, occorre avere il coraggio di dire che sono ancora tantissimi i comuni che non depurano le acque e la comunità di Castel Volturno spesso ne risente. Mancano completamente i presupposti affinché l’estate del litorale Domizio possa definirsi una stagione estiva».



















