Ma l’esame di Stato è davvero così tanto utile?

Marco Ciotti 09/07/2025
Updated 2025/07/08 at 3:29 PM
9 Minuti per la lettura

È notizia recente quella di uno studente di Padova che, al liceo scientifico Enrico Fermi, si è rifiutato di affrontare la prova orale della Maturità, definendo l’esame “un’inutile formalità“. È davvero così?

L’accaduto

Il protagonista è Gianmaria Favaretto, un 19enne di Padova che, raggiunto un punteggio di 62 grazie ai crediti del triennio e ai voti ottenuti alle prove scritte, ha dichiarato di non volere sostenere l’orale. Il ragazzo, infatti, avrebbe raccontato a “La Stampa” di essersi reso conto di un approccio sbagliato alla scuola da parte di diversi compagni. «Io non ho mai dato troppa importanza ai voti, mentre per alcuni di loro questi erano fondamentali. Per me la scuola è quell’istituzione che dovrebbe formare dei cittadini in grado di vivere nel mondo esterno. Critici, consapevoli. E acculturati, perché sono la cultura e le esperienze a far maturare le persone. E invece intorno a me vedevo soltanto competizione, un impegno continuo a primeggiare».

Una protesta al modo di vivere la scuola da parte degli studenti, causato da un sistema incapace di formare realmente e generatore di ansie e stress. «In classe c’è molta competizione. Ho visto compagni diventare addirittura cattivi per un voto», ha raccontato. La Commissione d’esame è rimasta spiazzata di fronte a questa decisione, presa dal ragazzo con grande consapevolezza e serenità.

La Presidente di Commissione, al “Gazzettino”, ha detto: «Non si può dare meno di tre all’orale di maturità . A Favaretto sono stati mostrati i due scritti e un minimo di conversazione c’è stata. Quindi la valutazione è stata 3 su 20, punteggio che con gli scritti e i crediti maturati ha dato 65 su 100. Abbiamo provato a farlo ragionare, ma lui ha detto che era “contro il sistema di valutazione basato sugli esami”. In risposta ho voluto ricordare al ragazzo che si stava rifiutando di sostenere una prova e che con il suo comportamento mancava di rispetto al lavoro dei docenti che avevano valutato le sue prove scritte. Pur capendo il ragazzo, resto del parere che sia stato un gesto controproducente. Oggi in molti concorsi o test d’accesso universitari serve un punteggio più alto di 65 alla maturità. È una scelta che potrebbe avere conseguenze sul suo futuro».

Esame di maturità: sa valutare gli studenti?

L’esame di Stato è un valido strumento per la valutazione? Insomma. Il punteggio si suddivide nel seguente modo: 40 crediti accumulabili nel triennio e poi 20 punti ottenibili a ciascuna prova (due scritte e un’orale). Inoltre, a determinate condizioni, la Commissione d’esame può attribuire fino a un massimo di 5 punti bonus. Ora, com’è possibile che il lavoro di tre anni abbia una valenza inferiore rispetto alle tre prove? Studenti che hanno lavorato duramente nel percorso scolastico rischiano spesso di vedersi penalizzati per una singola prova non conseguita in modo brillante e, viceversa, studenti che non hanno mai spiccato riescono a spiccare nel corso delle prove.

L’esame non ha più una funzione selettiva: nel 2024, il 96,3% degli studenti è stato ammesso. Voti insufficienti al primo quadrimestre, spesso non recuperati nel corso del secondo, vengono rivitalizzati magicamente negli scrutini finali. Le valutazioni al termine dell’esame sono molto alte e la percentuale di bocciati, invece, irrisoria: nel 2024, il 99,8% degli ammessi ha ottenuto il diploma. Così facendo, l’esame di Stato non è in grado di riconoscere davvero i livelli di preparazione.

A ciò, bisogna aggiungere le disparità territoriali: la Calabria ha visto il 17% degli studenti ottenere il diploma con il massimo dei voti, mentre la Lombardia solo il 5%. Alle prove Invalsi, però, che sono standardizzate per tutti, a differenza delle valutazioni soggettive dei docenti, è il Nord ad avere punteggi migliori rispetto al Sud. Una disparità che risulta poi penalizzante quando si tratta di accedere a concorsi pubblici o a borse di studio. Le differenze si vedono anche tra gli indirizzi scolastici: al liceo classico, circa il 20% degli studenti ottiene la lode, mentre la percentuale crolla nei tecnici (al 7%) e nei professionali (al 4,7%). A vedere le statistiche, mi è difficile pensare che sia garantita l’equità valutativa.

Lo stress psicologico dovuto all’esame

Nonostante l’esame abbia, come visto, altissime percentuali di ammessi e di diplomati, per gli studenti la pressione e lo stress sono davvero elevati. Secondo l’indagine condotta da Skuola.net, in collaborazione con l’Associazione Nazionale “Di.Te.” su circa 700 maturandi, il 91% considera l’esame una fonte di tensione e stress, con il 65% che giudica questo stress particolarmente elevato. L’ansia è l’emozione predominante per il 38,3% delle ragazze, un dato maggiore rispetto al 25,9% dei ragazzi. Questi ultimi, però, hanno una preoccupante tendenza alla fuga nel mondo digitale: il 64,1% dei maschi passa maggior tempo davanti a uno schermo rispetto alle femmine, che si fermano al 38,8%. Circa 7 studenti su 10 dichiara di avere disturbi del sonno nei tempi vicini alle prove d’esame. Il 60% di essi cambia le proprie abitudini alimentari e la stessa percentuale ha aumentato il consumo di sostanze stimolanti come la caffeina.

Un esame totalizzante

L’esame di Stato diventa un pallino fisso a cominciare dal terzo anno, poiché da quel momento la media dei voti ha un peso nella determinazione dei crediti. Una presenza costante nei discorsi dei docenti anche se, come detto sopra, nella suddivisione dei punti si vede il lavoro del triennio valere meno rispetto alle prove. Un esame che genera ansia non solo negli studenti, ma anche negli insegnanti, costretti a inseguire programmi chilometrici che non lasciano spazio alla qualità. Per esempio, oltre 2 studenti su 3 hanno dichiarato di non aver affrontato Pasolini e Tomasi di Lampedusa, che erano gli autori scelti per la prima prova di italiano.

L’esame di Stato è divenuto totalizzante: il percorso di studenti e professori si indirizza, in maniera pericolosa, verso queste prove. Ma, esattamente, come potrebbe questo esame giudicare la maturità degli studenti? Vista la situazione attuale, esso sembra valutare più la conoscenza nozionistica (dimenticata non appena varcata la porta dell’istituto al termine dell’orale) rispetto alle competenze sviluppate e alla crescita personale (forse perché davvero poche, ma si dovrebbe aprire un’altra eterna discussione).

Il Ministro Valditara ha annunciato che la Maturità, così come la conosciamo oggi, sarà l’ultima. Non conosciamo ancora bene le modalità, ma ha dichiarato che, attualmente, la formula risulta troppo fredda, non in grado di valutare se lo studente sia davvero capace di affrontare le sfide che lo aspettano in futuro.

Da ex-studente, ho capito che l’esito dell’esame di Stato è davvero fine a sé: studenti con valutazioni basse possono eccellere all’università e viceversa. Il punteggio sul diploma non è un’etichetta irremovibile. Credo che la formalità della prova sia in qualche modo utile allo studente che deve, per esempio, affrontare in seguito l’università, quasi come un piccolo assaggio. Quello che necessita la scuola, però, è un ridimensionamento dell’esame: allo stato attuale, non può avere dei risvolti così importanti sulla psiche degli studenti nonostante delle percentuali che lo rendono così poco credibile.

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