Emergenza e criminalità: il resoconto di Massimiliano Noviello

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Il punto della situazione

A fronte dell’emergenza che stiamo vivendo negli ultimi mesi, gli interrogativi che sorgono sono davvero tanti. Ci chiediamo se tutto possa ritornare come prima, se la nostra vita possa assumere nuovamente contorni di normalità. Essere chiusi in casa e il veder limitati i rapporti sociali sono due fattori che, insieme alla paura di un possibile contagio, influiscono sull’umore generale di noi tutti. Eppure, per quanto possiamo condividere le stesse condizioni di vita e gli stessi umori, le misure restrittive a cui siamo sottoposti e che si pongono come atto di tutela necessario per la salute pubblica, sembrano colpire in modi diversi. Sappiamo tutti quanto tali misure stiano costando ad ogni Stato colpito dall’emergenza un prezzo molto alto. Il colpo ricevuto dall’economia del nostro Paese, nel giro di poche settimane dal dichiarato stato di emergenza sanitaria, è stato duro ed improvviso. Un colpo diretto allo stomaco di un Paese che, da una parte non si aspettava una così improvvisa ondata di contagi e che dall’altra ha lasciato senza fiato l’economia nazionale che continua a fare i conti con un’Europa assente al richiamo degli ammortizzatori sociali.

Sullo sfondo di queste vicende si delineano le sorti di migliaia di piccole e medie imprese le quali, una volta terminata la fase di chiusura totale, dovranno fare i conti con i diversi debiti ed una sempre più crescente mancanza di liquidità. Migliaia saranno anche i lavoratori che perderanno il proprio posto di lavoro. Secondo una stima effettuata dalla banca d’affari Goldman Sachs entro la metà dell’anno la percentuale dei disoccupati in Italia potrebbe toccare il 17%.

Sebbene il Decreto “Cura Italia” abbia posto le basi alle prime misure di tutela economica per far fronte all’emergenza, resta un’incognita la sorte dei tanti disoccupati che, una volta terminato il periodo della Naspi, rischiano di ritrovarsi senza alcun sussidio e senza la possibilità reale di trovare un altro impiego.

 Il timore di sentirsi isolati

Nelle regioni del Sud Italia, dove il tasso di disoccupazione resta ancora un dato preoccupante, la mancanza di liquidità delle realtà aziendali diventa il fulcro centrale di una sempre più crescente preoccupazione circa le sorti delle imprese.

In una situazione di confusione e in attesa di un nuovo decreto che possa far maggiore chiarezza circa le misure da attuare, a destare maggiore preoccupazione è la situazione che può venirsi a creare nei territori del napoletano e del casertano.

In un tessuto economico già depresso di suo e fortemente colpito dall’emergenza, l’apprensione di molti risiede nelle conseguenze che possono registrarsi in questi territori dove il fenomeno dell’usura, collegato a quello estorsivo, negli anni ha raggiunto livelli di assoluta intollerabilità.

Data l’alta disponibilità di liquidità della criminalità organizzata risulta facile ipotizzare che la categoria di lavoratori più colpita dall’emergenza possa attingere a tale credito e che le imprese si riducano a dover chiedere ingenti somme di denaro sia per sopperire alla diminuzione della domanda, sia per coprire tutti i costi necessari per la vita dell’impresa stessa.

Quattro chiacchiere con Massimiliano Noviello

Per capire meglio quali possano essere i possibili scenari che possono nascere da tale situazione, ho fatto quattro chiacchiere con Massimiliano Noviello che da anni, insieme a tanti imprenditori locali, si impegna a non lasciare sole tutte quelle persone che sono vittime di un sistema incapace di ascoltare la voce di chi, con impegno, cerca di portare avanti un progetto di vita e di lavoro. L’Associazione Antiracket di Castel Volturno, infatti, opera sul territorio dando il suo contributo alla lotta contro l’infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto sociale ed economico.

  • Si prospetta uno scenario di forte depressione economica nelle zone del Sud Italia, in particolare in quelle aree in cui c’è maggiore infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia locale. Quali possono essere, secondo lei, gli scenari che possono nascere da questa situazione?

Molti negozi non riusciranno ad aprire. Quelli che riusciranno ad aprire lo faranno con tante spese da affrontare e con un incasso pari a zero. Riusciranno a superare la crisi solo le attività decennali, dove presumo ci sia una forza economica superiore. Dove lo Stato non riesce a dare delle risposte immediate, si inserisce la criminalità organizzata, garantendo lavoro e disponibilità economica. Già in passato la criminalità ha speculato sulle emergenze. In questo periodo di emergenza economica immagino due scenari. Il primo è quello che vede tanti imprenditori rivolgersi alle banche le quali, non garantendo risposte precise in tempi brevi, mettono con le spalle al muro migliaia di titolari di aziende costretti a chiedere credito a degli usurai. Dal momento in cui, però, l’imprenditore non riesce più a pagare il proprio debito con l’usuraio passa ad essere “schiavo”. Perde la propria attività e si ritrova ad essere dipendente ed intestatario fittizio dell’attività stessa. Questo perché la criminalità se ne impossessa, inizialmente prestandogli i soldi, ed in seguito controllando l’intera attività commerciale. Un altro scenario, invece, è quello che vede gli imprenditori costretti a chiudere l’attività, pur di non chiedere credito agli usurai”. 

  • Le vicende legate ai fenomeni di usura e di racket da anni caratterizzano l’aspetto economico e sociale di quelle zone dove la disoccupazione dilaga e la liquidità manca nelle tasche dei cittadini. Non si conosce ancora la posizione che lo Stato assumerà per far fronte a questa emergenza che non è più solo sanitaria, ma anche economica. Data tale incertezza sul futuro di tante famiglie e di tante aziende, come si muoverà la criminalità in questo scenario di precarietà economica?

In questo scenario di precarietà economica in cui lo Stato non riesce a dare delle risposte adeguate ed immediate i cittadini, presi dalla disperazione, si rivolgono alla criminalità. Non a caso, infatti, le organizzazioni malavitose stanno fornendo beni di prima necessità, non come atto umanitario bensì come un’azione dalla quale scaturisce un interesse personale. Data la situazione di poca disponibilità economica da parte delle realtà economiche locali, la criminalità organizzata si muoverà fornendo servizi alle attività. Partendo dalla cosa più futile, quale può essere un materiale di consumo per l’attività commerciale, venduta ad un prezzo vantaggioso per l’organizzazione. Ciò accade per una presenza capillare sul territorio, come nel caso di Castel Volturno, tramite la quale si riesce a fornire ed acquistare enormi quantitativi di materiale a prezzi ridotti e rivenduti, in seguito, con una sorta di rincaro riuscendo, quindi, ad avere un ritorno economico. Un’altra situazione critica è quella che riguarda quelle persone che, senza un’occupazione adeguata, richiedono lavoro alle organizzazioni, con un’offerta di salario molto bassa e con rischi pari a zero da parte della criminalità, dal momento in cui coloro i quali hanno bisogno di un’occupazione non denunciano”.

  • Da anni la storia della sua famiglia ed il suo contributo sul territorio di Castel Volturno sono viste come un forte segnale di rivalsa contro ogni tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata, operando a fianco di quegli imprenditori che si sono ribellati al pizzo. L’Associazione Antiracket di Castel Volturno, che prende il nome di suo padre, è l’esempio lampante di come insieme si può combattere un mostro che agisce nel tessuto sociale ed economico, e che ha come scopo quello di monopolizzare l’economia locale. Quanto conta il contributo di associazioni come la sua sui territori disagiati come Castel Volturno in una situazione di possibile emergenza economica?

“Il contributo dell’Associazione Antiracket in questo momento è di fondamentale importanza. Il ruolo dell’Associazione è proprio quello di non lasciare solo l’imprenditore evitando che egli diventi un bersaglio, accompagnandolo alla denuncia. Quindi, in questo contesto, rivolgersi all’Associazione è di vitale importanza anche per quelle persone che si trovano in una situazione di difficoltà. Ovviamente non è semplice poiché, se le risposte dello Stato non sono immediate, cala la fiducia nei confronti delle istituzioni. Noi, come Associazione, ci mettiamo la faccia, cercando di vigilare sul territorio per restare al fianco dell’imprenditore, affinché gli scenari di cui abbiamo parlato precedentemente non diventino realtà. È essenziale, quindi, che ci siano delle risposte rapide da parte delle istituzioni. Noi ci siamo”. 

  • Ultima domanda. In che modo le varie associazioni che si occupano della tutela del cittadino e dislocate sul territorio locale si muoveranno in seguito a questa situazione?

“Siamo stati contattati dal comune di Castel Volturno il quale ha chiesto a tutti noi di collaborare. Nel nostro piccolo cerchiamo di dare il nostro contributo. Ogni imprenditore ha fatto delle raccolte ed aiuti di genere alimentare grazie anche al supporto della Protezione Civile. Quindi qualcosa già si è mosso. Ognuno dà il proprio contributo in base a ciò che può fare. Sono tanti anche i cittadini che hanno deciso di contribuire e fare la loro parte. Mi auguro che ci sia sinergia tra le varie Associazioni perché è l’unione che fa la forza e solo insieme possiamo farcela”.

di Antonio Bucciero
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°205
MAGGIO 2020

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