Già da settembre Bruxelles sta pensando a come sensibilizzare e incoraggiare i cittadini al voto per le prossime elezioni europee, che si terranno tra il 6 e il 9 giugno 2024. Infatti, a parte il 2019, nel corso degli anni abbiamo assistito ad un progressivo calo di affluenza degli elettori alle urne per le europee.

I fondi e i destinatari
Bruxelles ha stanziato 37 milioni di euro per le strategie comunicative. I canali di comunicazione sono vari e riguardano soprattutto nuove piattaforme social: video di sensibilizzazione su YouTube, coinvolgimento delle celebrità e anche la partnership con il Fanta Sanremo.
A partire da queste iniziative adottate possiamo dedurre che il target dell’Unione Europea siano i giovani, spesso i più lontani dai flussi istituzionali ed invece molto presenti sui social. Per questo motivo la settimana scorsa il Parlamento europeo ha annunciato la volontà di aprire un profilo TikTok per la propria campagna di promozione e sensibilizzazione. Joe Biden ha lanciato la stessa azione politica, sbarcando recentemente sulla piattaforma in attesa delle presidenziali di novembre.
Tiktok: nemico o alleato per le elezioni europee?
Le due azioni di sensibilizzazione al voto presentano un’analogia ironica. Da dicembre 2022 l’app di TikTok non può essere scaricata nei telefoni dei dipendenti federali, cioè quelli che i funzionari governativi usano per lavorare. Anche il Parlamento Europeo l’anno scorso ha emesso lo stesso divieto, che si applica sia ai dispositivi lavorativi ma anche ai dispositivi personali, laddove si utilizzino da lì account istituzionali. Le motivazioni? Voler proteggere i dati personali dei funzionari dall’azienda madre di Tik Tok che, essendo cinese, si presuppone possa essere sotto il controllo del governo di Pechino.
Inoltre la stessa Commissione Europea ha avviato lo scorso 19 febbraio una procedura di infrazione contro la piattaforma. Questo perché secondo le indagini preliminari, Tik Tok avrebbe commesso delle violazioni in materia di tutela dei minori e sulle norme di trasparenza.
La procedura adottata servirà inoltre a testare l’efficacia del sistema di verifica dell’età degli utenti e lo sforzo dell’algoritmo per non creare dipendenza. Quest’ultimo punto in particolar modo è molto critico, in quanto l’obiettivo principale degli algoritmi è proprio quello di creare dipendenza e far sì che gli utenti passino più tempo possibile sui social.
L’ipocrisia della politica e l’incapacità di comunicare ai giovani
Ci troviamo dunque davanti ad una situazione in cui da un lato si vuole tutelare la cybersicurezza, soprattutto degli utenti minori, dall’altro però le figure istituzionali riconoscono il grande potere dei social nelle capacità di influenzare e si pongono interrogativi su come utilizzarli a proprio vantaggio. Come ci mostra questo articolo Euractive.
La questione però è che è già difficile convincere e sensibilizzare gli utenti dei rischi legati alla diffusione dei dati personali e alla privacy. Se poi le stesse figure che dovrebbero tutelare la cybersicurezza usufruiscono di quei servizi per un tornaconto personale, viene messa in luce la grande ipocrisia della classe politica in questione. Inoltre, tutto ciò è da attribuire ad un’incapacità di comunicare ai giovani e alla mancanza di strategie comunicative adeguate che possano arrivare a questa fascia di popolazione.
di Valeria Marchese



















