L’elefante e il cacciatore: il gioco di sentimenti di Luigi Maffei

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Un piccolo libro splendido. Vero.

Non te lo aspetti da un ingegnere, soprattutto se lo conosci da quasi vent’anni e sai quanto sia abituato a controllare le emozioni.

Non qui, in questo ‘gioco’ di sentimenti che è ‘L’elefante e il cacciatore’ di Luigi Maffei (Napoli 2019).

Questo è un libro che riesce con parole semplici, perché vere, a farti entrare nella profondità dei sentimenti di un fratello che ‘parla’, continua a parlare con il fratello meno fortunato perché privato della vita proprio nel momento più bello della sua vita.

Parlo di Gino e Massimo, il primo brillantissimo studioso giramondo, il secondo forse destinato ad essere ancora più brillante, se la natura ‘matrigna’ non lo avesse colpito in giovane età costringendolo al non movimento fisico.

Eppure …

Ero a Mirabella ‘Aeclanum’ dove avevo organizzato una mostra e un importante convegno sulla storia di questa bella città e avevo organizzato il tutto, lavorando intensamente per mesi, in omaggio a Gino che tanto l’ama.

Eravamo al ‘buonasera, benvenuti’ quando un vento gelido è calato nel grande auditorium: è morto Massimo. Neppure un brusìo. Tutti in piedi spontaneamente, spontaneamente in rispettoso silenzio.

Credo che il cuore di tutti sia andato alla bellissima Betty, al piccolo Antonio, moglie e figlio di Massimo, a Gino. Che fare?

Senza pensar troppo, ho detto al microfono: ”Dedichiamo questo incontro a Massimo, al suo amore per Mirabella”. Un attimo di silenzio, un applauso alla memoria di un uomo che aveva saputo costruire una vita straordinaria, poi ancora un attimo di silenzio, tutti evidentemente a socchiudere gli occhi per ricordarlo fuori da ogni retorica.

Nessuno ha osato inventare qualche facile ‘commemorazione’ da applauso.

Gino con questo piccolo libro ripercorre alcune tappe della vita di una famiglia d’improvviso colpita e sconvolta da una malattia inarrestabile che bloccherà per sempre la crescita fisica e l’autonomia (‘cinetica’, direbbe Gino) di Massimo, ma non la sua curiosità, la sua voglia di vivere, la sua naturale simpatia. Lo dimostra il fatto che di lui si è sinceramente innamorata una bella, bella ragazza che è poi diventata sua moglie dandogli un figlio.

Gino scrive questo piccolo, intenso libro non già come un lacrimevole ‘amarcord’, ma come una pièce teatrale messa in scena sull’unico palcoscenico possibile: la vita. Gino e Massimo sono vissuti fra l’amata Mirabella, Napoli e l’Australia dove hanno ‘incontrato’ Bobby, un pastore australiano diventato la mascotte di casa e, soprattutto, custode silenzioso e attento di Massimo: ”L’intelligenza e il senso del dovere di Bobby lo portavano a restare ore davanti all’uscio della villetta a Canberra, sdraiato, ma vigile e protettivo ai piedi della carrozzina a rotelle di Massiomo… Insieme attendevano l’arrivo dal lavoro di mamma scambiandosi parole e carezze… era il suo amico del cuore” (pag. 40). Il bel cane segue la famiglia anche al suo ritorno in Italia.

Gino ricorda i giochi con la stessa intensità con la quale ricorda le amarezze, ma tutto è vero e ricco di vita pur in questa Italia dove si gioca crudelmente con le parole. Non si dice ‘disabili’, ma ‘diversamente abili’: ma chi se ne frega se poi non si fanno rampe ad hoc, autobus con pedane mobili, treni… potremmo continuare a lungo.
Ecco, questo libro ci fa entrare in un mondo dove l’amore riesce ad essere più grande, infinitamente più grande dei problemi. Grazie, Gino.

Un bacio a Betty e Antonio

di Jolanda Capriglione

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