Con l’inizio del nuovo anno, cresce il desiderio di guardare al futuro con progetti che promuovano un cambiamento positivo. Tra questi, continua “La fatica di essere medie”, l’iniziativa di ScuolAttiva Onlus, AXA Italia e la Fondazione Una Nessuna Centomila. Rivolto agli studenti delle scuole medie, il progetto si pone l’obiettivo di sensibilizzare i giovani su temi cruciali come l’educazione affettiva, il contrasto alla violenza di genere, il bullismo e il cyberbullismo. Coinvolgendo 20 scuole in 12 regioni, compresa Napoli. Attraverso incontri interattivi, i ragazzi sono chiamati a riflettere sulle relazioni e sulle dinamiche sociali nell’era digitale, aprendo la strada a una generazione più consapevole e inclusiva. Un progetto che guarda al futuro con concretezza e speranza.
Gli obiettivi di ScuolAttiva Onlus
Ad aiutarci a comprendere meglio il progetto è Simona Frassone, Presidente e fondatrice di ScuolAttiva Onlus: «La fatica di essere medie nasce dall’incontro con la Fondazione Una Nessuna Centomila durante il quale è emersa l’idea di portare a livello nazionale i temi dell’educazione affettiva e del contrasto alla violenza di genere. L’obiettivo è chiaro: coinvolgere ragazzi e ragazze in un percorso di crescita e consapevolezza». Secondo la Frassone, infatti, il successo si misurerà «quando i giovani saranno capaci di riflettere, sviluppare un pensiero critico e prendere decisioni consapevoli per il loro futuro». Questo obiettivo sarà raggiungibile anche grazie al sostegno di AXA Italia, che, con la sua presenza su scala nazionale, permetterà al progetto di approdare nelle scuole di tutto il paese, affiancando la rete di centri che opereranno direttamente sul territorio per sensibilizzare e formare i ragazzi.
La necessità di iniziative simili
In un’epoca nella quale l’età media dei ragazzi che commettono atti di violenza diventa sempre più bassa, portare avanti progetti del genere diventa essenziale. «Portare l’educazione affettiva nelle scuole è un’opportunità fondamentale. L’Italia, tra gli ultimi Paesi dell’UE senza educazione sessuale e affettiva obbligatoria, ha visto nel 2023 una proposta del Ministro Valditara limitata alle scuole superiori e lasciata all’autonomia degli istituti, risultando chiaramente insufficiente. È invece indispensabile integrare una formazione strutturata, partendo dalla scuola dell’infanzia fino alle secondarie, per decostruire pregiudizi, stereotipi e ruoli ancora troppo radicati nella nostra cultura».
Il progetto, infatti, mira anche a prevenire la violenza digitale. Ma cosa si intende con questo termine? «La cyberviolenza comprende tutte le forme di violenza rese possibili dalle tecnologie digitali, come social, app di messaggistica, forum online e giochi virtuali. Questo fenomeno spesso passa dall’online all’offline, sfociando in atti persecutori. Per questo interveniamo nelle scuole secondarie di primo grado, è un’età critica a metà del percorso scolastico e personale».
“Bisogna realizzare un ponte tra scuola e famiglia”
A Napoli il progetto interverrà in quartieri come Ponticelli, nell’IC 57 San Giovanni Bosco. «Lavorare con scuole che risiedono in contesti di difficoltà socioeconomica è parte integrante del DNA di ScuolAttiva, così come lo è contrastare la povertà educativa spesso associata. La nostra più grande soddisfazione quando entriamo in contatto con gli studenti è vedere in loro nascere un cambiamento. I nostri incontri educativi ci permettono di toccare con mano la voglia dei giovani di essere protagonisti del loro futuro. Vanno ascoltati e lasciati liberi di esprimersi senza alcun giudizio o pregiudizio».
Nonostante il lavoro degli esperti, a fare davvero la differenza è anche il modo in cui scuole e famiglie si pongono verso i giovani studenti. A detta di Simona Frassone «è fondamentale che le scuole favoriscano un dialogo continuo e aperto con gli studenti, creando spazi di confronto e riflessione. Tuttavia, questo dialogo dovrebbe estendersi anche alle famiglie. Costruire un ponte tra scuola e famiglia, attraverso cicli di incontri e attività condivise, può facilitare una comunicazione autentica e approfondire il confronto su temi delicati».



















