Sia chiaro: nessuno nasce criminale. Lo si diventa, le motivazioni possono essere diverse e a tutte è possibile dare una spiegazione, non certo una giustificazione. La prima cosa da fare è non generalizzare. Solo chi non ha conosciuto determinati contesti urbani e vissuto in determinate condizioni sociali e familiari, può comprendere come sia difficile sopravvivere legalmente per dei giovani. Spesso questi ragazzi non hanno nessuno che li segue e si prende cura di loro.
La povertà economica e culturale incide in maniera sostanziale e da piccoli si è costretti ad arrangiarsi. In alcuni territori periferici e del centro cittadino si cresce in fretta, a 12-13 anni già si è uomini e donne e, per molti, i punti di riferimento valoriali sono i boss di quartiere, le loro donne e ci si mette in fila per essere accettati dai clan. A volte, addirittura, servono dei gesti eclatanti per mettersi in mostra e il carcere diventa una medaglia da mostrare. Quando entrano nei meccanismi del clan, la maggior parte dei giovani viene usata per lo spaccio di droga, che oggi rappresenta la vera piaga e una fonte di guadagno inestimabile perle mafie. Poi c’è il sesso, la prostituzione maschile e femminile che è sempre esistita, ma l’età di accesso a tali pratiche si è abbassata in modo esagerato, complice anche la rete e la facilità dei giovani di arrivare al porno.
Poi vi sono tante altre devianze, tali da comprendere una microdelinquenza sempre più pericolosa e spregiudicata che usa armi per commettere furti e rapine senza temere le eventuali conseguenze, anche tragiche. Tutto ciò è dovuto ad un sistema che è imploso, la politica ha fallito miseramente e così sono stati creati dei veri ghetti dove esempi positivi non esistono e dove la stessa Chiesa è venuta meno alla sua missione. Le periferie sono state abbandonate, non esiste lavoro qualificato e degnamente retribuito. Di certo, in questi giorni nei quali si sono prese decisioni gravissime contro bambini e bambine, contro ragazzi e ragazze, dovremmo ricordarci che reprimere senza un progetto sociale più ampio non serve a nulla.
Se non si investe nei territori, facendoli vivere con attività solidali, civiche e culturali che danno senso alla vita in comune nei quartieri, andremo in una direzione sempre più tragica. Dobbiamo avere il coraggio di chiederci cosa significa vivere ogni giorno in situazioni di degrado, convivere con la delinquenza organizzata e con la povertà. Siamo tutti responsabili della crescita della povertà educativa, non solo chi governa e chi ha governato.



















