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EDITORIALE – Giù le mani da Informare

Tommaso Morlando 05/11/2025
Updated 2025/11/05 at 11:45 AM
5 Minuti per la lettura

Questo mese niente giri di parole. L’attacco contro Sigfrido Ranucci, volto di Report, è un avviso a tutti: chi scava nella realtà dà fastidio. La solidarietà serve, ma da sola non basta. Se basta una telefonata per imbastire una querela temeraria, allora chi racconta il potere lavora sotto ricatto. E il ricatto, in democrazia, non può diventare normalità

Ranucci lo ha detto chiaro: «Non voglio che si ritirino le 220 querele contro di me. Vorrei che, se un politico denuncia un giornalista sapendo che ciò che ha detto è vero, poi paghi. E paghi salato, perché ha ingolfato la giustizia e intimidito la libertà di stampa». Parole nette, che sottoscriviamo. Le querele temerarie non cercano la verità, cercano di farti perdere tempo, soldi e voce. Un foglio notificato, anni di udienze, rinvii, spese legali, e intanto l’etichetta di “indagato” appiccicata addosso

Noi questo lo viviamo sulla pelle. Siamo una redazione giovane e testarda, senza scudi legali. Il nostro direttore, Antonio Casaccio, dovrà difendersi in tribunale per una querela presentata da un consigliere comunale di Forza Italia di Castel Volturno, oggi responsabile cittadino di Fratelli d’Italia. Non entriamo nel merito, parleranno gli atti, ma il messaggio è chiaro: se fai domande scomode, diventi un bersaglio. Diciamolo senza ipocrisie, chi usa il processo come clava, sapendo che i fatti sono veri, deve pagare davvero, perché ha ingolfato i tribunali e provato a tappare la bocca alla stampa. 

Perché insistiamo? Perché qui, sulla nostra costa, la trasparenza è ossigeno. Parliamo di appalti, PNRR, rifiuti, litorale, salute pubblica, scuole che chiedono spazi, giovani che non trovano porte aperte. Ogni volta che pubblichiamo un accesso civico, ogni volta che incrociamo determine e silenzi, facciamo una cosa semplice e rivoluzionaria: rendiamo i cittadini più forti del Palazzo. È questo che dà fastidio, non il titolo in prima pagina, ma l’idea che le carte non siano proprietà privata. 

Castel Volturno non è solo cronaca nera, lo diciamo da anni. Qui ci sono scuole che resistono, associazioni che tengono accese luci che altri vorrebbero spente, imprese che lavorano pulito. Noi raccontiamo tutto, il brutto e il bello, perché un territorio cresce quando conosce sé stesso. Chi ti dice “va tutto male” o “va tutto bene” ti sta vendendo propaganda. La realtà è più scomoda e più utile: c’è molto da correggere, e c’è molto da proteggere. 

In queste settimane si parla di elezioni regionali. In Campania tutti promettono mari e monti, ma a noi interessano fatti misurabili: trasparenza dei dati con pubblicazione tempestiva di bilanci, bandi e monitoraggi, controllo serio dei fondi PNRR e degli appalti, tutela del litorale con interventi concreti su erosione, foci e depurazione, politiche giovanili vere con spazi stabili e finanziati, mobilità che colleghi fascia costiera e aree interne. Niente slogan, servono impegni scritti con date, numeri, responsabilità. 

A te che stai leggendo chiediamo una cosa semplice e impegnativa: informati, verifica, fai domande, e vai a votare alle Regionali in Campania. Il non voto regala potere a chi vive di clientele e favori. Pretendi programmi chiari e verificabili. Se una promessa non ha una data e un bilancio, è aria. Quando qualcosa non torna, segnalalo, manda documenti, aiuta la tua comunità a vedersi meglio. 

Noi continueremo a fare la nostra parte, senza paura e senza sconti. Non siamo neutrali tra verità e menzogna, tra legalità e furbizia, tra chi costruisce e chi consuma il territorio. Siamo dalla parte di chi vuole una costa più giusta, più pulita, più libera. Non abbiamo padrini, abbiamo lettori. E i lettori, quando capiscono davvero il problema, diventano la soluzione. 

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