Il futuro dell’uomo è segnato dalle nuove tecnologie, dalla sovraesposizione ai social, da una realtà fittizia che ci sta facendo perdere la misura del reale. Ma quante balle. Non vi è elemento di ignoranza più palese di quello che spinge le persone a vedere nel progresso tecnologico la fine dell’uomo. L’Italia è un paese di nostalgici: figli di un pensiero all’indietro che trova senso in alcuni valori che stanno cambiando.
È lo stesso principio che spinge l’uomo comune a demonizzare i pesticidi, senza ricordare che l’allungamento della vita media è stata una conseguenza diretta delle docce al DDT che gli americani ci facevano nel dopoguerra (sinceramente lo trovo un paragone sgradevole e fuori luogo). Demonizzare le scoperte scientifiche non solo è ignorante, ma in contrasto con il pieno espletamento umanista che oggi ricordiamo con nostalgia.
Cosa sarebbe stato l’illuminismo se i grandi dell’epoca avessero bollato il progresso scientifico come “anti-Cristo”? A distanza di secoli lo scenario è simile: c’è ancora chi si lamenta di un progresso che ci integra e ci migliora la vita.
Ultimi temi di discussione sono l’avanzare dell’Intelligenza Artificiale e i progressi della robotica. In questo numero abbiamo deciso di affrontare le riflessioni sulle conseguenze di tali sistemi, donando al lettore una prospettiva giovanile su risorse e rischi delle nuove tecnologie.
Per farlo siamo partiti dalla copertina, che ha alla base un’immagine prodotta da un sistema di Intelligenza Artificiale, guidato da alcune parole chiave che gli abbiamo ordinato. In un gioco di scambio tra una visione robotica e leonardiana, abbiamo messo in contatto l’arte artificiale con l’estro creativo di uno dei designer più importanti sul panorama nazionale: Asad Ventrella.
Il maestro Ventrella ha così realizzato una spirale federiciana, simbolo autentico della forza trascinante del pensiero creativo umano. Federico non è stato solo un sovrano, ma l’input di una tradizione accademica che ha reso Napoli celebre nel mondo. Il pensiero umano è stato centrale nella filosofia federiciana, sia in campo accademico che reale. Il contatto tra il mondo artificiale dell’algoritmo e il sistema cerebrale di Ventrella ha generato un’opera integrata, a nostro parere capace di comunicare un messaggio e far fiorire un’emozione.
Perché integrarci deve fare necessariamente male? In realtà l’IA e la robotica nascono per smorzare le sterili fatiche umane, per dare sfogo alla ricchezza più grande dell’uomo: la sua creatività. Aprirsi a questa visione significa vedere la prospettiva di un nuovo Umanesimo, in cui il pensiero umano si libererà dalle catene di una vita industriale per immergersi in un futuro fluido e digitale.
È l’evoluzione, baby, e i pessimisti potranno farci poco. D’altronde sia l’IA che la robotica restano innovazioni che hanno necessariamente bisogno di un’interlocuzione con l’essere umano, lasciandoci la possibilità di scegliere e decidere. Starà all’essere umano scegliere la misura in cui affidarsi alla macchina.
Per celebrare questa riflessione, abbiamo pensato ad un’apertura diversa. Alle pagine 3 e 4 abbiamo voluto lanciare una sfida: siamo partiti da un fatto di cronaca avvenuto nel 2015, quando 1100 migranti, salpati dalla Libia, persero la vita nel più grande naufragio avvenuto nel Mar Mediterraneo. Tra i deceduti vi era anche un giovane ragazzo di 14 anni proveniente dal Mali, il quale aveva cucito nella sua giacca una pagella scolastica.
Abbiamo chiesto al sistema di IA Chat GPT di riportare e commentare questa tragica notizia. Abbiamo fatto lo stesso con Marco Ciotti, aspirante giornalista di Magazine Informare appena diciottenne. A voi le differenze. A noi la scelta.



















