editoriale marzo

EDITORIALE – Febbraio corto e amaro?

Tommaso Morlando 04/03/2026
Updated 2026/03/04 at 11:36 AM
5 Minuti per la lettura

“Febbraio è corto e amaro”, dice il proverbio. Stavolta no: per noi è stato lungo, pieno, e sorprendentemente dolce. Dolce perché ha avuto il sapore della cultura che non fa vetrina, ma comunità. E perché ha rimesso al centro un’idea semplice: in un territorio complicato non servono slogan, servono luoghi, persone e continuità. Il punto di partenza è un nome che parla da sé: il M° Gaetano Porcasi, pittore d’impegno civile contro le mafie. Le sue opere sono esposte in sedi e contesti istituzionali e simbolici, in Italia e all’estero. Da oggi, in modo stabile, anche a Castel Volturno: nella nostra sede di Piazza delle Feste (Pinetamare) è visitabile una mostra permanente con oltre una decina di opere donate nel tempo dal Maestro. Non è “arredo”, è memoria attiva: tele che interrogano, che prendono posizione, che ti costringono a scegliere da che parte stare.

A guidare questo percorso c’è il giovane artista Mattia Montone, che cura l’allestimento ed espone anche lavori propri. Per noi è un segnale forte: non celebriamo solo chi ha già fatto storia, ma costruiamo un ponte con chi oggi ha talento e voglia di restare e fare. Lo spazio nasce per questo: incontri, presentazioni di libri, convegni, mostre, laboratori. Tutto accessibile, tutto pensato per ragazzi e famiglie. Perché la cultura non è un evento da calendario: o diventa abitudine, o resta una parentesi. Il 16 febbraio abbiamo inaugurato questo cammino con Porcasi e con l’On. Sergio Costa, insieme a istituzioni, Forze dell’Ordine, associazioni e cittadini. Non è stato un “taglio di nastro”, ma un avvio di lavori: mettere radici, creare un presidio, aprire porte.

Intanto un’altra notizia ci conferma che c’è fame di contenuti: la prima edizione del fumetto “La Storia di Napoli” è andata esaurita in una settimana. Non è solo un bel risultato editoriale: è la prova che un linguaggio popolare, se fatto bene, può diventare un ponte verso la conoscenza. E infatti l’obiettivo adesso è portarlo nelle scuole: stiamo già ricevendo richieste e vogliamo trasformarle in un percorso vero, non in una comparsata. A Caserta abbiamo aperto un’ulteriore finestra operativa: Confindustria Caserta, tramite il presidente Luigi Della Gatta, ci ha messo a disposizione uno spazio nella propria sede. È un gesto concreto, e va detto con chiarezza: qui la fiducia è rara, quindi quando arriva va usata bene. Per fare rete, non per fare foto. Resta la partita più grande: Napoli. La sede individuata si è rivelata troppo piccola e con orari incompatibili. Ma la domanda è enorme: abbiamo già oltre 40 praticanti e molte altre richieste che oggi non riusciamo a soddisfare. Per questo rivolgiamo un appello diretto al sindaco Gaetano Manfredi e a Roberto Fico: serve uno spazio. Uno. Non per privilegio, ma per dare continuità a formazione e cultura giornalistica, e per non lasciare i giovani fuori dalla porta. Sul territorio, intanto, la fase politica è delicata e a tratti scoraggiante. Però qui bisogna dirla come sta: se aspettiamo che “qualcuno” risolva tutto, resteremo esattamente dove siamo. La rinascita non arriva per gentile concessione. Arriva quando la comunità decide di muoversi, anche senza applausi, anche senza coperture.

Porcasi, con il suo esempio, ci ricorda una cosa banale ma decisiva: la bellezza non è neutrale. Può diventare un alibi, oppure una sveglia. Noi scegliamo la sveglia. Perché l’indifferenza è il miglior alleato di chi vuole territori spenti, rassegnati, divisi. E allora la chiusura deve essere netta. Se credi nella legalità quotidiana, nella cultura che educa, nel diritto dei ragazzi ad avere opportunità vere, non restare spettatore. Vieni a vedere la mostra, porta una classe, proponi un incontro, metti a disposizione competenze, contatti, un’idea. Se sei un’impresa, adotta un’iniziativa e sostieni un calendario di eventi. Se sei un cittadino, partecipa e pretendi trasparenza. E se sei un amministratore, apri spazi e smettila di nasconderti dietro le procedure. Febbraio non è stato dolce per caso: è stato dolce perché qualcuno ha scelto di fare. Adesso tocca a noi decidere se questa storia continua o se la lasciamo finire qui.

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