E le donne?

violenza sulle donne

Sembra di assistere ad uno scontro tra tifoserie. Chi contro l’orda di immigrati che violano con la loro brutalità, la loro perversità ed il loro seme extracomunitario la nostra razza bianca, chi dubitando della veridicità di goliardiche ragazze americane, forse spinte dall’alcol e dalla droga o forse dalla stipula di una polizza, che infangano con testimonianze inquietanti la più amata Arma italiana. Fronti che addentano storie di donne e carnefici, gettate in pasto al dibattito pubblico con titoli appetitosi, in articoli ricchi di dettagli troppo crudi e dolorosi per farne argomento di narrativa e corretta informazione. Notizie diffuse secondo criteri che oggettivizzano ulteriormente le vittime, speculando su sofferenza e abusi. Nella raffica di stupri che incornicia questa società sessista e misogina, le donne diventano sovente le prime inquisite, provocatrici non sufficientemente prudenti, comunque colpevoli.

«La donna porta con sè l’idea del corpo, l’idea della preda. Se si trova in una zona di periferia, sola in mezzo alla strada, può anche essere oggetto di un’aggressione». Così ha commentato il senatore di Ala, Vincenzo D’Anna, nel corso di un’intervista a radio Cusano lo scorso 15 settembre. «Io non sono un maschilista, ma il corpo della donna è oggetto e fonte di desiderio da parte dell’uomo. È un istinto, sarà primordiale, sarà ancestrale, quello che volete». E ha aggiunto: «Certe volte un tipo di abbigliamento, un tipo di contesto, fa pensare a dei soggetti che siano una manifestazione di disponibilità da parte della donna». In sintesi le donne sembra se la cerchino. Candidato alla presidenza dell’Ordine dei Biologi, D’Anna ha scatenato la protesta delle biologhe, che costituiscono il 70% delle iscritte all’Ordine e che si sono dichiarate solidali alle vittime di stupro, respingendo la sua candidatura. Messaggi che, soprattutto se espressi da un rappresentante istituzionale, lanciano segnali inequivocabili: la implicita corresponsabilità delle vittime, l’allarmante impunità dei carnefici, l’incerta affidabilità della protezione delle Forze dell’Ordine, la carente assistenza psicologica e sanitaria. Consequenziali lo scoraggiamento, la vergogna, il timore, la solitudine delle donne violate: dai dati analizzati dall’Istat emerge difatti che soltanto il 7% degli abusi vengono denunciati. Il Viminale ha reso noto che nei primi 7 mesi del 2017 sono state compiute 2.333 violenze sessuali, contro le 2.345 dello stesso periodo del 2016. Il Ministero dell’Interno precisa pure che da gennaio a luglio 2017 gli italiani denunciati sono 1.534 (1.474 nel 2016) e gli stranieri 904 (909 nel 2016). Secondo un’indagine demoscopica, in 4 casi su 10 l’autore della violenza è straniero (61% italiani, 8,6% romeni, 6% marocchini), mentre le vittime sono per il 68% italiane, 9,3% romene, 2,7% marocchine.

Ad ogni stupro parte l’ennesima gogna mediatica, con annesso accanimento “social“. Ai gruppi chiusi, in cui come sperma rancido gli iscritti continuano a vomitare indisturbati commenti disgustosi a foto di donne ignave, si oppongono le danze dei falsi moralisti, degli accusatori o dei buonisti che, in una sequela di giudizi e pareri, si esprimono sui perchè. Qualcuno si sorprende che le donne non si ribellino“ a cotanta violenza, come se l’educazione sessuale, la parità di genere e la storia antropologica siano questioni femminili e non sociali. Capita pure di imbattersi in paradossi come l’eclatante commento di Abid Jee all’articolo de “Il Resto del Carlino“ sullo stupro di Rimini, lo scorso 27 agosto. Il post è rimasto sulla pagina Facebook solo pochi minuti, sufficienti però a sollevare reazioni energiche degli account presenti e l’attenzione della stampa. Il 24enne, un immigrato collaboratore occasionale, poi sospeso, presso la cooperativa sociale bolognese Lai-momo, aveva definito la violenza sessuale “peggio ma solo all’inizio, poi la donna diventa calma ed è un rapporto normale”.

Circa 11 donne al giorno, cioè 4.000 donne all’anno decidono di denunciare la violenza subita, ma assai di più sono le donne stuprate. Non sempre la violenza è di natura fisica, ne esiste una forma sottile e corrosiva della mente e dell’anima, persistente come una goccia che scava la roccia: la vessazione psicologica, che miete vittime soprattutto in ambito familiare con la svalorizzazione della vittima e il suo controllo psicologico, economico e fisico. Le donne, dunque, vittime di uomini possessivi e anaffettivi, violenti e instabili, incapaci di convivere con l’autonomia fisica e mentale di compagne o ex compagne. Ma pure vittime della società, nella curiosa bramosia di dettagli, di comportamenti irresponsabili, come se alla visione di una scollatura le menti si ottenebrassero e il pene agisse in modalità autonoma. Talvolta donne vittime di loro stesse, strette in mini abiti come scorciatoia verso auspicate vite di notorietà, in una società di corpi più che di persone. Il ruolo dell’educazione delle nuove generazioni è fondamentale, così come il ruolo dell’informazione. Si parla di castrazione chimica, sarebbe sufficiente accendere i cervelli.

di Barbara Giardiello

Tratto da Informare n° 174 Ottobre 2017