Dove prima si vendeva la droga ora si spacciano libri… e che libri

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A tu per tu con Fabio Marino per saperne di più sulla casa editrice Marotta&Cafiero

Scommessa vinta quella della piccola casa editrice indipendente Marotta&Cafiero, che tanto piccola non è più. Distribuiti da Mondadori, rappresentano una voce fuori dal coro nel panorama editoriale a cui siamo abituati a pensare. Sono davvero speciali: attenti al sociale e all’ambiente, si occupano di legalità e raccontano il sud del mondo, con uno sguardo particolare al Mediterraneo. Abbiamo intervistato Fabio Marino membro del team redazionale, che ci racconta questa bella storia di editoria terrona ed innovativa.

Quando e come nasce il progetto editoriale di Marotta & Cafiero?  

«La Marotta & Cafiero è frutto dell’ingegno della famiglia Marotta intorno agli anni ‘60. Il primo passaggio di consegne avviene da Alberto Marotta al figlio Tommaso negli anni ‘80, che l’ha portata avanti con la moglie, Anna Cafiero, da qui il nome dell’impresa.  Accade poi che Tommaso decide di trasferirsi in Francia, ma non voleva chiudere la storica attività. Ispirato dal giovane Rosario Esposito La Rossa, che aveva da poco pubblicato un libro con loro dal titolo “Al di là della neve”, Tommaso Marotta decide di affidarla proprio a lui che la gestisce, ormai, da dieci anni» 

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La sfida comincia, dunque, nel 2010, ma cosa ha spinto Rosario a farsi carico di un impegno così forte? Si diventa editori per vocazione, per scelta o per necessità? 

«La motivazione è legata al libro che scrisse e che fu pubblicato proprio negli anni in cui Saviano pubblicava il suo best seller, ma a differenza di Gomorra, Rosario è andato al di là dei luoghi comuni, descrivendo una Scampia come non è mai stata raccontata. Non solo camorra e piazze di spaccio, ma il racconto delle persone che vivono il quartiere diversamente da ciò che si crede. Il libro è stato dedicato alla memoria di suo cugino disabile Antonio Landieri, vittima innocente di camorra che ha perso la vita, non potendo scappare, durante una sparatoria tra clan rivali». 

Un nobile gesto ma anche un azzardo trasferire la casa editrice dalla Napoli bene in periferia. 

«Editori ed intellettuali non credevano nel progetto di Rosario. C’era una diffusa diffidenza proprio perché Scampia rappresenta un luogo molto chiacchierato nel bene e nel male. La sua scommessa è stata proprio quella di non fermarsi solo alle parole, ma dimostrare con i fatti che una realtà editoriale potesse nascere e prosperare anche in questo quartiere di periferia».

La pubblicazione a inizio maggio, dell’ultimo saggio contro le armi “Gun” di Stephen King, è solo l’ultimo di una serie di successi editoriali, che dimostrano la vostra tenacia e lungimiranza. Quanti e quali tipi di libri pubblicate? 

«Da dieci anni a questa parte abbiamo pubblicato più di cento libri di un certo rilievo, non solo King, basti pensare a scrittori del calibro di Antonio SkarmetaDaniel Pennac o il premio Nobel Gunter Grass (collana Le Mosche Bianche). All’inizio pubblicavamo storie di riscatto del nostro territorio, poi proprio per non rimanere incastrati in una logica provinciale, abbiamo cominciato a pubblicare libri di narrativa civile straniera, proveniente soprattutto dal sud del mondo, storie di cui nel circuito ufficiale non c’è traccia. Libri pungenti e fastidiosi, che hanno l’effetto di un pugno nello stomaco come quelli della collana LE ZANZARE.  Storie dal mondo con uno storytelling comune: libri d’inchiesta, scomodi e controcorrente». 

Per giocare con le vostre parole, possiamo dire che pubblicate “dosi di letteratura stupefacente”.  Spacciate cultura e vi dichiarate “pizzofree”, ma non vi basta. Per dare un volto nuovo al quartiere aprite “La Scugnizzeria”: di cosa si tratta? 

«Rappresenta un rifugio per i ragazzi che oggi, dopo quarant’anni, possono acquistare un libro senza fare chilometri. Il progetto prevede corsi di teatro tenuti da Maddalena Stornaiuolo; laboratori musicali e la possibilità di fare sport. Solo poco prima della pandemia abbiamo inaugurato una palestra».

Rappresentate un vero tsunami dal punto di vista culturale e questo vi fa onore. Progetti in vista? 

«Abbiamo comprato un torchio per la stampa per allestire un Museo del libro, che racconterà la storia dell’editoria. Uno spazio dove insegneremo le tecniche di stampa ai ragazzi, per coinvolgerli nella produzione e formarli ad un possibile mestiere. Un’occasione per trasferire le nostre competenze ai giovani e contribuire ad un cambio di mentalità. Diamo loro un’opportunità concreta per restare e non abbandonare Scampia». 

di Fernanda Esposito

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N°218 – GIUGNO 2021

 
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