Donne vs Donne: la violenza vince

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Sempre più spesso capita di sentire vicende in cui donne e ragazze vengono violentate. Chi perché magari decide di chiudere una storia, chi perché si trova nel luogo sbagliato all’orario sbagliato. Per l’ultimo caso, nonostante processi e denunce, i fautori di tale scempio riescono a passarla liscia in un modo o nell’altro. Alla fine, sono pochi i casi in cui la denuncia di una donna porta a una sua successiva vittoria. Forse è proprio questo il motivo del loro silenzio: la paura, la vergogna, la consapevolezza di aver comunque già perso. Il coraggio di denunciare dopo una violenza non lo si trova subito e, quando questo grande passo viene compiuto, si subiscono attacchi di ogni genere. Risulta faticoso comprendere come l’abbigliamento, il portamento o qualsiasi caratteristica della persona in questione possa in qualche modo trascendere dal suo consenso. Eppure, non per tutti è così semplice capirlo.

Ingenuamente è comune pensare che i social media veicolino solidarietà e unione quando si tratta di questioni sensibili come queste. In realtà cattiveria e meschinità escono fuori anche qui.

Ci sarebbero milioni di esempi da fare, ma purtroppo una pagina web non può racchiuderli tutti e trattarli come andrebbero. Uno dei più recenti riguarda il caso Genovese. A “Non è l’Arena”, Massimo Giletti ha ospitato Ylenia e Martina, due vittime che con estrema sensibilità hanno raccontato la violenza subita. Le disgrazie altrui non scaturiscono mai risate, ma storie di violenza possono solo inorridire gli ascoltatori. Eppure a quanto pare un’altra capacità dell’essere umano è quella di riuscire a ridere di qualsiasi tema, così sotto un post della Gazzetta di Mantova si è scatenato l’inimmaginabile.

Ogni singola allusione lascia senza parole, ma ciò che davvero rappresenta l’assurdo è che la maggior parte dei commenti sono fatti da donne. Non dovrebbero essere proprio loro a sentirsi più coinvolte in questo discorso? Non avrebbero ancora più paura per le proprie figlie, sapendo in che mondo viviamo? Ancora, purtroppo no.

La sensazione di pericolo quando di notte cammini in una strada buia senza nessuno non può essere sostituita dalle parole di un racconto. Ma sicuramente questo tema può e dovrebbe riuscire a sensibilizzare chiunque. Non possiamo più permetterci di attribuire colpe a delle ragazze che, per gusti personali, decidono di indossare una gonna. Un capo di abbigliamento non stabilisce chi sono, non ti dice “Si” o “No”.

Ma forse è possibile vedere un minuscolo bagliore di luce in questa situazione: molti uomini hanno cercato di aprire gli occhi alle donne. Per quanto risulti assurdo, forse alla fine, saranno loro a dare la svolta decisiva. Nel frattempo, le donne dovrebbero imparare a rispettare le donne, altrimenti perdiamo tutte in partenza.

di Iolanda Caserta

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