Una serie di vicissitudini nella gestione dell’emergenza Covid ha fatto sorgere alcuni interrogativi sul legame tra Regione Campania – e ancor prima il presidente Vincenzo De Luca – e la sanità privata. Questi, oltre ad accendere i riflettori dei media, hanno raggiunto la Procura della Repubblica di Napoli e la Corte dei Conti: in particolare, sotto osservazione sono gli appalti per la costruzione degli ospedali prefabbricati, la concessione ai privati delle analisi dei tamponi e i fondi assegnati alla sanità privata. Ultimo, non certo per importanza, uno strano Patto trimestrale tra la Regione Campania e l’AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata) risalente al 28 marzo.

In realtà, l’accordo con l’AIOP ha interessato tutte le regioni italiane, eppure la Campania si è particolarmente distinta nelle modalità e nelle remunerazioni. Le cliniche private, infatti, riceverebbero il 95% del budget mensile: parametro già elevato, in quanto il decreto nazionale parla del 70% da impiegare “qualora vi fosse l’impossibilità di perseguire gli obiettivi di potenziamento dell’assistenza nelle strutture pubbliche”; questo, a prescindere dal volume di produzione o dagli interventi effettivamente svolti. In più, percepirebbero 700 euro al giorno per ogni posto letto occupato in terapia sub intensiva e 1200 euro al giorno per ogni posto letto occupato in terapia intensiva, oltre ai costi documentati per farmaci e dispositivi di protezione. Cifre esorbitanti, giustificate dall’esigenza di garantire un’assistenza adeguata, che hanno spinto il trasferimento di pazienti (Covid e non) alle Case di cura, anche in assenza di una reale necessità.

È chiaro, se la Regione ha dovuto affidarsi ai privati nella gestione dell’emergenza è a causa di anni di indebolimento della sanità pubblica.

Il risultato è stato appunto quello di doversi appoggiare ai privati e doverli anche incentivare, perché notoriamente i casi Covid sono poco remunerativi e quindi poco appetibili. Ripercorrendo le vicissitudini della sanità pubblica campana rimane un dubbio: questo logoramento continuo è dovuto alla necessità di rientrare dal debito mostruoso o c’è altro? E chi ne ha tratto più guadagno?

Commissariato nel 2010, il sistema sanitario campano partiva da un debito di 9 miliardi di euro. Nel 2016, a seguito di un emendamento ad hoc, De Luca prende in mano la situazione e diventa commissario. Come in una qualsiasi azienda, decide che il modo più veloce di recuperare è tagliare le spese: tagli al personale (i futuri eroi), agli stipendi, ai posti letto. In sostanza, perseguendo la politica dei precedenti commissari che aveva aspramente criticato e ai quali volle sostituirsi. Secondo i dati del ministero della Salute, in sei anni (dal 2011 al 2017) la Campania ha perso quasi 1500 medici e 2300 infermieri, insieme a più di 1000 posti letto.

In questa politica rientrano, ovviamente, subappalti a ditte sulle quali pesano indagini di infiltrazione camorristica, susseguitisi, in modo particolare, tra il 2018 e il 2019. Alla fine, il debito è stato recuperato, ma al prezzo di favorire forse qualche clan e distruggere la sanità pubblica. Infatti, nonostante i racconti teatrali di De Luca, la sanità campana è ultima nella valutazione nazionale circa i livelli essenziali di assistenza (Lea) e presenta un primato europeo per i decessi riconducibili al sistema sanitario che potevano essere evitati, proprio come sono stati evitati quelli Covid.

Se queste scelte distruttive siano dovute solo a una incapacità di gestione o a malafede è difficile dirlo se non impossibile, tuttavia c’è un peccato originale in questa vicenda che può essere utile a farsi un’idea. 

La nomina di De Luca come commissario arriva a otto mesi da un emendamento Pd, ribattezzato “ad De Lucam”, che aveva eliminato una norma che impediva ai governatori di diventare commissari della sanità regionale. Sponsor, in prima linea, un certo Vincenzo D’Anna, “considerato un fedelissimo” di Nicola Cosentino, proprietario della FederLab, l’associazione dei laboratori privati accreditati con il sistema sanitario nazionale. D’Anna, come documentato da un servizio di Nemo, durante un incontro spiega:

A me Lotti (sottosegretario alla presidenza del consiglio, ndr) mi mandò un messaggino e mi disse ‘De Luca metterà sul piatto 30 milioni’ e io ho informato anche voi”.

I “voi” a cui si riferisce sono il politico FI Ciro Falanga e due lobbisti, il presidente Schiavone e il presidente Crisipino.  Il primo, titolare della mega casa di cura Pineta Grande di Castelvolturno. Il secondo, presidente dell’AIOP, indagato per abuso d’ufficio e induzione indebita.  De Luca, da buon meridionale, sa quanto sia importante il dovere della gratitudine verso chi ti è d’aiuto; il punto è separare gli affari pubblici, da quelli privati ma sicuramente questi anni sono frutto di mala gestione o ingenuità e non di un eccesso di gratitudine.

Adesso, anni di responsabilità amministrative e politiche possono ricadere su qualche runner o “cinghialone” che (irresponsabilmente) decide di andare a correre?

Per settimane la paura di un‘ ecatombe ha tenuto immobilizzati i campani ed è vero, in Campania c’era (e c’è) un rischio molto alto, non solo per l’altissima densità abitativa, ma anche per la bassissima qualità sanitaria. Il Covid ha rischiato di smontare la sua narrazione sulla “resurrezione” del sistema sanitario campano, ma rispolverando le sue doti da sceriffo ha seminato il panico e attribuito tutta la responsabilità ai cittadini per nascondere il vero motivo del “rischio ecatombe”. D’altra parte, come già scriveva quel “fratacchione” di Machiavelli, un buon Principe o sa amministrare e prevenire o deve mantenere il pugno di ferro.

Il piano per la ripartenza prevede lo stanziamento di circa 900 milioni di euro. È certamente una bella notizia, ma non si possono certo definire un regalo in più (in vista delle regionali, magari). Perchè se a questi si sottraggono i milioni “sul piatto” per i privati, quelli risparmiati sugli stipendi e quelli europei inutilizzati, forse la differenza sarebbe zero, se non negativa.

 

di Giorgia Scognamiglio e Saverio Di Giorno

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