DDA Napoli: tre arresti per riciclaggio fra Napoli e Caserta

Domenico Barbato 02/09/2025
Updated 2025/09/02 at 11:06 AM
3 Minuti per la lettura

Nel corso della mattinata di ieri, fra le province di Caserta e Napoli, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale e reale, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nei confronti di 3 persone (una in carcere e due agli arresti domiciliari), ritenute gravemente indiziate di concorso in riciclaggio e autoriciclaggio, aggravati dal metodo mafioso.

L’indagine, condotta dal citato Reparto dal 2024 al 2025, attraverso attività tecniche, accertamenti patrimoniali, analisi e studio di numerosi colloqui in carcere di detenuti ristretti al regime speciale di cui all’art. 41 bis dell’O.P., nonchè riscontri a dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ha consentito di accertare che gli indagati – tra cui il fratello di un noto esponente di spicco del clan dei Casalesi – avrebbero impiegato, sostituito e trasferito denaro o altre utilità provenienti dai delitti commessi dalla compagine criminale, attraverso una serie di operazioni concretamente idonee a ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa.

Sequestrati beni per 500mila euro riconducibili al clan dei Casalesi

È stato quindi svelato che un esponente di vertice del clan dei casalesi, destinatario di numerosi provvedimenti giudiziari nonché di confisca di beni, prima della sua cattura, avrebbe acquistato la piena proprietà di un vasto appezzamento di terreno con annesso fabbricato rurale, lasciandolo in modo fittizio al venditore e, alla sua morte, al figlio che lo avrebbe locato ad una terza persona. Il fratello, in conclusione, avrebbe gestito i beni intestati in modo fittizio a terze persone per continuare a garantire una rendita per il sostentamento del fratello detenuto e dei suoi familiari. Il citato terreno ed il fabbricato rurale – il cui valore è stimato in € 500.000,00 – verranno sottoposti a sequestro preventivo.

Naturalmente i provvedimenti eseguiti sono misure disposte in sede di indagini preliminari, che contemplano di conseguenza la possibilità di impugnazione da parte dei destinatari, i quali, presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

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