Dare dell’incompetente al medico non è diffamazione: i chiarimenti

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Il primo comma dell’art. 595 del Codice Penale, dispone che “Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro”. Spesso però, l’ambito di azione della norma viene compresso dal cosiddetto “diritto di critica”. Ed è proprio della coesistenza tra reato di diffamazione e di diritto di critica che ci occuperemo con l’analisi del caso in esame.

La questione sorge dal fatto che una paziente, rivolgendosi ai superiori di una dottoressa che le aveva negato un trattamento medico fino ad allora riconosciuto, usava il termine “incompetenza”. A seguito della denuncia per diffamazione sporta dal personale medico, sia il Giudice di Pace, che il Tribunale, concludevano per la responsabilità della paziente in relazione al reato di diffamazione, condannando quest’ultima ad una multa, al pagamento delle spese di giustizia, nonché al risarcimento in favore della persona offesa. La paziente ricorreva per Cassazione.

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Gli Ermellini, con la sentenza n. 20206/2022, accoglievano il ricorso della paziente affermando che nel caso di specie, “con l’espressione in imputazione l’imputata non avrebbe offeso l’onore e il decoro della parte civile mediante un attacco personale, ma avrebbe espresso un’opinione relativa all’operato professionale di quest’ultima nell’ambito di un rapporto conflittuale dovuto alla mancata autorizzazione dei trattamenti sanitari che fino a quel momento le erano stati garantiti; e che la frase sarebbe stata indirizzata soltanto agli organi preposti alla valutazione dell’operato della Dottoressa e senza utilizzare espressioni smodate”.

Secondo la Corte, la giurisprudenza di legittimità è ampiamente consolidata nel ritenere che anche se alcuni termini sono oggettivamente ritenuti offensivi, possono comunque essere usati nel senso di “mero giudizio critico negativo di cui si deve tenere conto alla luce del complessivo contesto in cui il termine viene utilizzato”.

Come si suol dire, bisogna sempre “pesare le parole”.

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